ALL’ECCELLENZA ANTONIO RENIER ALLA PARTENZA DAL SUO GLORIOSO REGGIMENTO. Padova, 1771
E’ antico costume di questa città di Padova ringraziare i pubblici Rappresentanti nel partire dalla loro Reggenza. E voglia il vero se lode ai meriti si deve, gratitudine e riconoscenza di codesti miei Concittadini da Voi, Amplissimo Senatore, per il corso del vostro Reggimento con tanta felicità governati, coll?esempio di così rara virtù ammaestrati, con tanta cortesia ed affabilità accolti, non abbiano a sentire nel loro animo quanto Voi meritate, quali lodi e ringraziamenti sono dovuti. Forse in questo potrebbero essere stati poco avveduti, nell?addossare a me il grosso incarico di celebrare l’esimie virtù vostre, e la segnalate vostre operazioni. Pure se si consideri che le opere vostre magnanime risplendono, ed a tutti sono palesi in modo che non abbisognano dell?altrui facondia, per la mia lingua si comprenda la sincerità dei loro sentimenti.
Signor Capitano e vice Podestà nostro beneficentissimo, che io possa ridire i principali motivi della nostra felicità sperimentata nel corso dell?ammirabile vostra reggenza. Io ben conosco, Prestantissimo Senatore, quanto il rammentare l’eroiche vostre azioni s’opponga a quell?esimia moderazione, che in Voi alberga, poiché il virtuoso vostro operare ebbe sempre origine dalla grandezza dell?animo vostro, a null’altro intento, che a procurare la felicità di questa mia Patria?
E qual opportuna occasione mi si presenta di celebrare le gesta di tanti vostri gloriosi Avi predecessori, fra i quali certamente risplende quel Nicolò Renier, che nella pericolosissima e quasi fatale guerra di Chioggia (1381) diede mirabile prova del suo valore! Non pure di uguale gloria alteri Alvise e Giacomo Renier, che furono perfetti esempi di prudenza, di giustizia, di moderazione e di managnimità, onde meritarono di salire al cospicuo grado di Procuratori di San Marco. Vive ancora, e vivrà immortale la fama di quel Federico Renier, che spedito Ambasciatore alle Corti d’Europa, meritò l’applauso universale; perciò fu insignito del titolo di Cavaliere, in premio di essersi gloriosamente adoperato nell?ammirabile stabilimento della Veneta Polizia.
Ma lasciando da canto molti altri celebri soggetti della sua Famiglia, non posso tralasciar di parlare di quel Daniele Renier Avo vostro, che si rese noto a tutte le vicine e lontane genti straniere per la sua profonda sua dottrina ed erudizione. E per discendere a tempi a noi più vicini, dirò che rimbomba ancora il verace grido di quel Paolo Renier vostro zio, ed anche dell’insigne genitore vostro, che nel governare la città di Brescia seppero ben accoppiare insieme il rigore piacevolezza, la giustizia coll’equità, la grandezza dell’animo colla moderazione. Quel Paolo si rese celebre nella dignità dell’Inquisitorato, dignità massima, in quel tempo di massimo peso e rilevanza; ed Andrea Renier vostro genitore salì ai più alti gradi e dignità della Serenissima Patria vostra.
Ma che vo’ io rammentando le celebri imprese dei grandi Avi vostri, quando le gloriose e magnanime azioni vostre sarebbero di per sé bastevoli a riempire di luce la nobilissima vostra Famiglia, nonché a pareggiare gli esempi degli illustri vostri Predecessori? Si videro queste virtù fin d’allora in Voi rifiorire, che uscito dalla paterna Casa, e dagli agi lusinghieri di quella, nulla curando dell’età vostra più fresca i trastulli e delizie di questo secolo, seguiste con incredibile prontezza d’animo quel valoroso Provveditore Generale in Dalmazia Daniele Erizzo, dal quale avete appreso non pur l’arte militare, ma anche la vera scienza di vedere i popoli soggetti perfettamente felici.
Indi eletto Governatore delle Galee deste tale prova di senno, di prudenza, di valore, che meritaste di essere destinato al luminoso incarico di Governatore dei Condannati, ove non temendo né stenti, né difficoltà, foste per decreto dell’eccellentissimo Senato posto fra tutti i Capi da Mar prescelto straordinario all’isola di Zante, ove nel corso di mesi vi riuscì coll’incomparabile vostra piacevolezza, di sedare le intestine atroci discordie di quei popoli, e recar loro la pace e la tranquillità, e la sicurezza delle loro sostanze, per modo che portano ancora scolpita negli animi loro la memoria del nome vostro, qual di benefico ed amorosissimo loro padre.. Voi per riparar alle stragi e alle rovine che la pestilenza dilatata oltremodo nel Levante, foste spedito Provveditor straordinario nell?Istria, ove accorrendo coi necessari rimedi e provvedimenti, avete in brevissimo spazio liberati quei popoli dall’orribile flagello della morte.
Terminato finalmente il corso della dignità marittima, arrivato in Patria foste fra mille applausi dal Serenissimo Maggior Consiglio eletto Consigliere, indi dopo molte Senatorie Magistrature gloriosamente sostenute, meritaste di salire al supremo grado dell’Armata marittima, quale è quello di Provveditore Generale della Dalmazia e dell’Albania. Or quale lingua potrebbe dire le cose da Voi, Prestantissimo Senatore, colà in tempi così difficili, operate? Esse vivono e vivranno immortali nella memoria degli uomini.
Sia maggior consiglio che io mi rivolga a spiegare l’universale esultanza di questa città di Padova, allorché pervenne la gradita notizia, di essere stato Voi per sovrana beneficenza eletto al governo della medesima. Le esimie virtù che nel modo più alto ed eminente in Voi risiedono, vale a dire la Giustizia, la Prudenza, la Magnanimità, la Piacevolezza, la Liberalità, produssero in ogni tempo meravigliosi effetti di pace e di felicità.
Da voi riconosce il ripristino dell’antico livello delle acque a Ponte Molino. Da voi finalmente si riconosce lo sgombero degli impedimenti che attraversavano il Canale detto di S. Nicolò e di Roncagliette, per il che si addivenne che si aprì alla navigazione ed al commercio necessario a questa città per introdurre i propri prodotti, e fu agevolato il celere corso delle acque, che si erano a dismisura ingrossate, causando al Territorio irreparabili inondazioni.
Questi singolari benefici sono impressi nel cuore di questi miei concittadini; essi sono veraci testimoni di quella rara cortesia, ed affabilità, colla quale li avete sempre accolti, e di quella incontaminata giustizia, colla quale avete decise le loro questioni, di quella liberalità e grandezza d’animo, chè tutta propria di Voi, e della chiarissima vostra Famiglia, di quell’esimia prudenza, colla quale avete guidato tanti scabrosi e malagevoli affari a felicissimo fine.
Perciò non è meraviglia se essi siano per la vostra imminente dipartita da acerbissimo dolore trafitti, considerando da un canto le loro gravissime obbligazioni, e dall’altro scorgendo di non essere sufficienti a soddisfarle. Questi miei concittadini non sono per scordarsi mai dei singolari benefici che loro faceste. Oh come vorrebbero essi con più chiari segni mostrar pubblicamente la vivissima loro gratitudine, la quale durerà immortale ed eterna nei loro cuori, insieme colla felice ricordanza del gloriosissimo vostro nome.
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