22 Gen 2012

del discorso del Podestà di Venezia Daniele Renier al reggimento di dalmati

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Da Il nuovo Postiglione di giovedì 29 marzo 1810.
Da Un reggimento italiano di Dalmati 1805-1814, di Vittorio Adami.
Venezia 25 marzo 1810.
Il benemerito Conte Daniele Renier Podestà di Venezia secondando sempre i noti generosi, onorati suoi impulsi ha voluto recarsi ad incontrare colli Signori Savj Municipali, il Regio Reggimento Dalmata che gloriosamente è ritornato dopo la recente guerra. Ha fatto egli un discorso molto obbligante, ed elegante al Sig. Colonnello da cui gli fu risposto con pari graziosità. Dal suo particolare ha fatto distribuire non poca acquavita ai soldati, ed accolse poi i sig. Uffiziali nel locale di sua residenza [a Palazzo Ducale], ove vennero trattati di rinfresco dal predetto Sig. Conte Commendatore.
Riuscì pure dilicato il pensiero del medesimo di far intervenire all’arrivo del Reggimento vari alunni delle scuole comunali che si sono distinti, e che meritarono premio ne’due anni precedenti. Li sig. Uffiziali diedero un lautissimo pranzo, ed a questo invitarono il Sig. Conte Commendatore, e de’Savj Municipali; vivissimi e brillanti furono i brindisi fatti al Gran Monarca, alla sua augusta sposa, all’amato Principe, e a tutta l’imperial, e real famiglia, non che alla città di Venezia ed al Sig. Conte Commendatore e Podestà Renier.
Essendo tutte le truppe riunite nella Piazzetta di San Marco, presente una folla grandissima di popolo il Podestà Renier pronunziò il seguente discorso:
“Dalmati valorosi! Voi ritornate adorni di quella gloria a cui vi trasse l’esempio del Maggiore fra gli Eroi. Voi avete adempite le alte sue brame, e portate in varie guise contrassegnata la sovrana soddisfazione. Questa città, avvezza ben da gran tempo ad inneggiare delle lodi vostre e dei vostri trionfi; questa città a voi sempre con tanti rapporti legata si è fatta la cura più ardente di seguitarvi sui campi d’onore.
Essa vide con esultanza che i pericoli fra i quali foste agitati a null’altro servirono che ad accrescere l’intrepidezza vostra, il vostro coraggio. Io destinato per sovrana grazia a rappresentarla unito a questi miei zelant iconcittadini, sento il più dolce dell’anima nell’incontrarvi primiero e nell’offrirvi in suo nome per tutti voi e al distinto vostro Capo il suo giubilo, le sue felicitazioni, i suoi voti”.
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16 Gen 2012

recensione di Rodolfo Renier d’un libro di G.B. Gerini sugli scrittori pedagogici del cinquecento

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Da Giornale Storico della Letteratura Italiana, vol. 31 pg 133-135, 1898

G. B. GERINI. Gli scrittori pedagogici italiani del secolo decimosesto. – Torino, Paravia, 1897 (8°, pp. VIII-496).

Il metodo della trattazione non è diverso in questo volume da quello che già notammo nel libro del Gerini sugli scrittori pedagogici del quattrocento.
Ci riferiamo , pertanto , a ciò che di proposito s’ebbe ad osservare su quel libro nel Giom., XXX, 271 sgg. Ma ci è in pari tempo gratissimo l’aggiungere che il volume presente si avvantaggia d’assai sull’altro per compiutezza e per informazione sicura di ciò che fu scritto sui singoli autori trattati.
L’analisi delle opere educative è condotta con cura amorosa e con osservazioni opportune , sicchè la lettura di questo libro serve benissimo a darci idea esatta di ciò che fu la pedagogia del cinquecento , per lo meno nelle teorie. Della pratica il G. non si occupò fuorchè enumerando in una nota di p. 153 i nomi di alcuni precettori principali. Se non che, con retto pensiero , egli non si tenne pago ad esaminare le opere di quelli scrittori che ex professo si occuparono di pedagogia , si bene indagò ed espose sistematicamente i concetti educativi che trovò sparsi negli scritti morali o storici di parecchi autori che mai non dettarono trattati pedagogici. Così gli avvenne di consacrare qualche pagina al Pontano per la sua epistola De principe; di raccogliere i pensieri sull’educazione nel trattatello di Pandolfo Collenuccio , che ha intento storico; di ridurre a sistema ciò che dell’educazione fu scritto nel Cortegiano ; di desumere dalle epistole di Marcantonio Flaminio a Galeazzo Florimonte le idee di lui intorno all’ insegnamento del latino , mentre si sa che solo il più vecchio dei Flaminii , Giov. Antonio, scrisse propriamente un trattato educativo , sul quale il G. si diffonde ; di spigolare le idee didattiche nelle lettere di Bernardo Tasso alla moglie Porzia de’ Rossi ed alla figliuola Cornelia , nel dialogo del Padre di famiglia di Torquato Tasso , nel curioso poema Zodiacus vitae di Marcello Palingenio (al secolo Pier Angelo Manzolli), negli scritti del filosofo Gerolamo Cardano, nella Caccia di Erasmo da Valvasone, nei dialoghi di Sperone Speroni e di Antonio Brucioli. Amore non tepido alla ricerca dovette sicuramente animare il G. in questa utile e larga investigazione. Di che gli va data molta lode , perchè certo l’attenersi ai soli trattati di maggior fama non sarebbe stato il miglior consiglio per chi intendeva rappresentare come in un quadro le molteplici e progressive idee pedagogiche di quel secolo.
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15 Gen 2012

Antonio Renier sui discorsi di Cornelio Tacito

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Da Discorsi Accademici sopra Cornelio Tacito dedicati al Serenissimo Principe di Venetia Bertucci Valiero e detti nell’Acad. Degl’Infaticabili sotto la direttione del P.D. Giacomo d’Amore professore di Rettorica nelle Scuole Publiche della Santiss. Trinità de PP: Somaschi, 1656
tacit 1 renier
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10 Gen 2012

lettere di Don Giovanni Renier all’Abate Giannantonio Moschini

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giovanni renier cappellano don Giovanni Renier
giannantonio moschini abate Giannantonio Moschini

Monsignore, da Ponte di Brenta, dove sto predicando alcuni giorni, prego lei gentilissimo di un piacere.
Ho testé recitato nella Città di Adria un discorso nell’occasione che fu benedetto colà il nuovo Cimitero comunale, e già que’buoni Adriesi vorrebbero ad ogni modo questo discorso da stampare. Siccome sarebbe la prima prosa ch’io pubblicassi col mio nome, così bramerei d’averne un giudizio più sicuro e solenne dai Signori di cotesto Ateneo. Se dunque col suo valido mezzo mi fosse concessa la grazia di poter leggerlo personalmente, io verrei volentieri a Venezia nella prima settimana di Febbraio, non avendo per altro tempo libero. Quantunque alla Presidenza dell’illustre Istituto non sia noto il mio nome, basterà certamente la sua protezione a salvarmi da una ripulsa con pienezza di stima e d’ossequio.
Di V. S. Rev.ma 24 Gennaio 1835. Umil. Dev. Oss. Servitore D. Giovanni Renier.

Al Chiarissimo e Reverendissimo Monsignor Canonico Moschini in Seminario Patriarcale Venezia. Da Noventa.
Monsignore, a lei fervido ammiratore de’buoni studi mi permetto di raccomandare la edizione di alcune opere del nostro Giuseppe Bianchetti, indicate col manifesto che le accompagna. So che ha più volte confortato l’autore a pubblicarle, metta a contribuzione gli amici e le persone che valgono, per pregar tanti soci che bastino a coprir le spese. Dove si trattasse di scrittura dozzinale, non avrei coraggio d’invocare il favore d’un letterato suo pari, ma per Bianchetti invoco quello di tutta l’Italia che lo conosce e lo stima. Quando le riesca di razzolare alcuni soci o in Seminario, o fra’suoi amici, si compiaccia a diminuzione d’incomodo di consegnare i nomi all’Ab. Rubelli, a cui scriverò in proposito. Mi perdoni se le reco noia; non ho altro interesse che l’amicizia e l’amore della gloria Italiana. Sono con rispettoso rispetto.
Di V. Rev.ma Godego Don Giovanni Renier, 21 Maggio 1836.

Bibl. Correr, Epistolario Moschini.

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10 Gen 2012

Orazione dell’Ab. Giovanni Renier per la solenne benedizione di un nuovo Cimitero nella Città di Adria

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La generale ammirazione destata dalle singolari bellezze dell’eloquente discorso, oggi da V. S. recitato in questa Chiesa Cattedrale, nella circostanza della benedizione del nuovo Cimitero, fa sì che lo scrivente Municipio, interprete del comun voto, prenda animo a supplicarlo, di voler permettere di rendere il discorso di pubblica ragione.
La fama, che della S. V. ha qui preceduto il nome, assicurando, che fra l’esimie sue Virtù non è certamente ultima quella della gentilezza, porge lusinga di una graziosa condiscendenza. In cotale fiducia rimane quindi il Municipio attendendo una copia del discorso il quale, mediante la stampa, serbando una gradita memoria, sì dell’Oratore, che dell’augusta celebrata cerimonia, farà pubblica prova che, se il Municipio non seppe forse corrispondere al nobile subietto, seppe almeno distinguere il pregio.
Adria 11 Gennaio 1835. Il Podestà Montalbotti.

Se dunque grande come quotidiana esperienza toglie a tutti illusion della vita, e se la provvida religione, a temperar l’orridezza che circonda gli avelli, ci fa sicuri che gli atomi del nostro discioglimento nel dì supremo del mondo si rifaranno, pietosa opera e santa sarà la scelta di luoghi consacrati e difesi, dove comporre le mortali spoglie dei battezzati.
Ben sinistra opinione io formerei in quel popolo, il quale sopra terreno paludoso o deserto abbandonasse gli avanzi de’cari suoi alla fame delle belve sotterranee, ovvero ad esser pascolo alle radici dell’erica e dell’ortica.
Quest’abbandono, questa desolatrice squallidezza ne fomenta i terrori e le tetre immaginazioni. Indi l’idiota si raffigura i fantasmi rizzantisi a mezza notte fuor della fossa e vagolanti qua e là per le case a turbar di sogni funesti e neghittosi i superstiti.
Eppur quei luoghi non sono rifugi di tanti amati? Non albergano le più dolci memorie del viver nostro? Non abbiamo alle viscere di quel campo affidato il grembo che ci portava, il petto da cui succhiammo nutrimento e amore? Non riposano quivi altri estinti degni di soavi reminescenze?…
Qui sopra le tube angeliche richiameranci, e pei disciolti ma non distrutti elementi delle prime sostanze riformeransi a meraviglia i nuovi corpi.
Allora questo suolo brulicherà d’ogni intorno animandosi.
Allora vedrete, quasi svegliati da lunghissimo sonno, levarsi in pié, strani uomini e sconosciuti, etruschi e romani, fieri di memorie e di fasti.
Voi però nel gran giorno non andrete superbi di appartenere alla Città più longeva, che sorga pur anco e si nomi nelle Venezie, ma sì di alzarvi, fra tanto mondo infedele, da Cimitero cristiano col carattere in fronte di battezzati cattolici.
D. Giovanni Renier. Rovigo, Minelli, 1836.

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06 Gen 2012

Andrea Renier, Isabella Teotochi Albrizzi, Domenico Pizzamano, Giacomo Casanova, Rachele Vivante (Caterina Bulgari)

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Domenico Pizzamano (il 20 aprile 1797, Governatore Deputato del Forte di S. Andrea, fece affondare la Tartana francese Liberateur d’Italie; Napoleone voleva far mandarlo sotto processo, poi lo graziò), era giunto a Corfù nel 1774 (ivi era nato nel 1748) come Sopracomito; la sua Galera, la Pizzamana, era alle dipendenze del Provveditore Generale da Mar Antonio Renier; la Galera venne insignita del grado di Bastarda e autorizzata a portare l’insegna del Provveditore da Mar, e vele bianche e rosse. Qui Pizzamano conobbe Isabella Teotochi (1760-1836), [il 18 marzo 1796 si risposò con Giovanni Battista Albrizzi], allora sedicenne; i due si innamorarono; ma la rigida madre di Isabella fu contraria al matrimonio: i Teotochi si erano impoveriti e non potevano permettersi il pagamento della dote; inoltre Domenico era dedito al gioco, ed era perciò visto con sospetto. Isabella fu costretta quindi, assolutamente contro la sua volontà, rifiutando il convento, a sposare il N. H. Carlo Antonio Marin, nato ad Orzinuovi, Sopracomito di Galera, il 10 aprile 1776 nell’Arcivescovado e nella Cattedrale di Corfù. Testimone di nozze (e fu anche testimone nell’annullamento del matrimonio nel 1794, Bibl. Correr, Atti dell’annullamento del matrimonio di Isabella Teotochi, ms. PDc 564) fu Andrea Renier, da non confondere col il figlio del Doge Paolo, era del ramo di Santa Margherita, fu Daniele, ed era zio di Daniele Renier primo Podestà di Venezia.
Il N. H. Andrea Renier, n. 1729, Governatore de’Condannati, amico della famiglia Teotochi, descrive Isabella negli atti dell’annullamento del matrimonio Marin-Teotochi (v. anche Adriano Favaro, Isabella Teotochi Albrizzi, Udine, Gaspari, 2003).
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02 Gen 2012

del cardinale Michelangelo Celesia nipote di Isabella Renier

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cardinale michelangelo celesia
da wikipedia

Michelangelo (al secolo Pietro Geremia) Celesia (Palermo, 13 gennaio 1814 – Palermo, 14 aprile 1904) è stato un cardinale italiano.
Nacque a Palermo il 13 gennaio 1814. Compì gli studi letterari, filosofici e teologici nel monastero della Scala, dove poi fu anche maestro dei novizi. Priore nel monastero della Maddalena a Messina e in quello di Militello, il 25 marzo 1850 fu nominato abate di Montecassino.
Fu in seguito Procuratore generale dell’Ordine e il 16 marzo 1860, proposto dal re Francesco II di Borbone, fu nominato da Pio IX vescovo di Patti. Gli fu tuttavia impedito di prendere subito possesso di questa sede perché, avendo egli prestato giuramento presso il governo borbone, rifiutò di giurare lealtà al Governo italiano.
Costretto in esilio tra Palermo e Roma, governò la diocesi per mezzo di Lettere pastorali e tramite il Vicario generale. Solo alcuni anni più tardi, nel 1865, grazie ad un’amnistia, poté raggiungere Patti. Nei pochi anni trascorsi in diocesi effettuò una visita pastorale, nonostante il morbo asiatico, e inviò una Relazione ad limina, documento accorato ed autobiografico, che descrive le difficoltà interne provocate da parroci inetti e indisciplinati, ed esterne provocate dal Governo italiano con le sue pretese di intromissione con il regio placet nelle nomine ecclesiastiche e nella esecuzione dei decreti.
Dichiaratamente papista e difensore dell’infallibilità pontificia, figura di primo piano al Concilio Vaticano I, il 27 ottobre 1871 fu promosso arcivescovo di Palermo; nel concistoro del 10 novembre 1884 fu creato cardinale da Leone XIII; resse la chiesa palermitana fino alla morte.
Oratore e scrittore fecondo, lasciò molte e interessanti opere raccolte e pubblicate in 9 volumi tra il 1887 e il 1889: Opere pastorali edite ed inedite del Card. M. Celesia. Tra di esse almeno 8 lettere pastorali indirizzate alla diocesi di Patti, tra le quali Lo spirito del Cattolicismo, un vero trattato di ecclesiologia e apologetica, sviluppato per circa 500 pagine.
Morì a Palermo il 14 aprile 1904 all’età di 90 anni

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02 Gen 2012

di Isabella Renier moglie di Gaetano Celesia

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stemma celesia

Da regione.sicilia.it/beniculturali/bibliotecacentrale
Celesia. Nobile ed antica famiglia di Genova, che si vuole passata in Sicilia nella prima metà del secolo XVII per un Lorenzo, che fu tesoriere della crociata, maestro marammiere del Senato di Palermo ed acquistò, per sé e suoi, l’ufficio nobile di maestro notaro del detto supremo magistrato municipale. Lorenzo Celesia e Maurigi, suo nipote, con privilegio del 26 maggio esecutoriato a 5 ottobre 1733, ottenne concessione del titolo di marchese, del quale troviamo, a 11 luglio 1744, investito Gaetano Celesia e Santostefano, marchese di S. Antonino, suo figlio. Sposò questi la nobil donna veneta Isabella Renier (figlia di Daniele Renier del quondam Lancillotto, senatore di Venezia) ed ebbe Lorenzo, Daniele, Giovanni, Nicolò, Ignazio, Lancellotto. Lorenzo Celesia e Renier, terzo marchese Celesia, sposò la nobil donna Concetta Inveges, fu governatore magazziniere dell’olio del Senato di Palermo e deputato dell’illuminazione della città e fu progenitore del vivente Gaetano Celesia e Sitaiolo sesto marchese Celesia. Di Daniele, Giovanni ed Ignazio Celesia e Renier pare che non esista discendenza. Nicolò Celesia e Renier fu abate cassinese di San Martino delle Scale, col nome di Michelangelo; Lancellotto Celesia e Renier sposò Giuseppa Caruso, dalla quale ebbe Pietro-Geremia e Gaetano. Pietro-Geremia, monaco cassinese sotto nome di Michelangelo, dopo essere stato abbate di Montecassino, procuratore generale dell’ordine cassinese in Roma, vescovo di Patti, fu arcivescovo di Palermo e cardinale di S. R. C. del titolo di S. Marco, e la venerazione della quale i fedeli lo circondarono fu la più degna testimonianza delle sue rare doti del cuore e della mente. Gaetano Celesia e Caruso sposò la nobile donna Maria Provvidenza Parisi e Salamone e fu padre di Lancellotto e Francesca-Paola, moglie dell’avvocato Giuseppe Fazio Bua. Dal matrimonio di Lancellotto Celesia Parisi con la nobil donna Antonietta Pilati e Maccagnone dei marchesi della Gran Torre, ne vennero: Gaetano; Maria-Provvidenza in Traina; Francesca Paolo con Giuseppe Fazio Furnari; Rosalia; Elena; Eleonora; Pietro, beneficiale della R. Cappella Palatina di Palermo, e Michele. Gaetano Celesia e Pilati, tenente di fanteria nella milizia territoriale del regio esercito, già cameriere segreto di cappa e spada di S.S. il pontefice Leone XIII, commendatore dell’ordine gerosolimitano del Santo Sepolcro, cameriere segreto dell’attuale pontefice Pio IX, è sposato a Teresa Pampelone e Riccio, dalla quale ha: Antonietta e Francesca.
Arma: d’azzurro, al ciliegio sradicato al naturale, sinistrato da un leone d’oro, coronato dello stesso, ed accompagnato in cinta da cinque stelle d’argento.

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02 Gen 2012

del consigliere di governo Daniele Renier e Giacomo Chiodo archivista

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Da Storia delle istituzioni giuridiche e politiche di Venezia
Di Manuela Preto Martini

Giacomo Chiodo protagonista della fondazione dell’archivio dei Frari.
Tutti i lavori di concentrazione saranno seguiti da Chiodo in persona nonostante fosse stata istituita, come accennato, una commissione apposita dal governo di Vienna per i trasporti, la collocazione, distribuzione e compilazione di elenchi degli archivi, presieduta dal consigliere di governo Daniele Renier, e la cui prima seduta si tenne il 4 dicembre 1821. Un organismo istituito con il disappunto di Chiodo e con il quale fu costretto a convivere, che avrebbe dovuto sorvegliare il suo lavoro, ma che funse ai suoi occhi come una sorta di mancato riconoscimento degli sforzi compiuti fino a quel momento per preparare la concentrazione.
L’esperto conte Renier lasciò abilmente al direttore l’organizzazione del lavoro della commissione e la preparazione delle sedute che sollevò questioni a lui particolarmente care come l’organizzazione del personale, la cui sistemazione era stata prevista sin dal 1815 con la parificazione degli impiegati dell’archivio di S. Teodoro a quelli della registratura governativa e un progetto per egli archivi antichi esistenti nelle province sui quali andava estesa la sorveglianza della direzione dell’Archivio generale di Venezia con l’acquisizione dell’elenco dei fondi al fine di prevenire qualsiasi dispersione, egli infatti riteneva che avrebbe mancato all’idea di una generale concentrazione “se non aggiungessi un pensiero che oltrepassa i confini di questa città”

Minuta di una Lettera di Chiodo a Daniele Renier (Istituzione e costituzione dell’archivio generale in Venezia, busta 1, fascicolo 1-3,
24 ottobre 1821.
“Oso di accennare un consiglio sopra l’argomento che veramente ferisce il mio amor proprio e mi disanima dopo tanti lavori rassegnati per la regolare costituzione di uno stabilimento archiviale che fosse veramente utile al sovrano servigio. Compilatore delle leggi sin dal 1789 sotto la cessata Repubblica di Venezia, confermato ed incaricato di una speciosa commissione archiviale sotto l’antecedente imperiale regio dominio austriaco, depresso come subalterno sotto l’italico, nominato da sua maestà l’augusto nostro sovrano archivista e direttore di tanto stabilimento, antico cittadino originario di Venezia, mi pare sommessamente di poterlo assoggettare. La imperial regia Corte per gli oggetti de’trasporti, collocazioni, distribuzione, elenchi, catastico, vuole costituita una commissione presieduta da un consigliere di governo, ma tutte le stesse operazioni senza il ritardo delle dispari discussioni di vari individui erano già divisate da me e ne aveva rassegnato il metodo ed in parte eziandio alcune eseguite in tanti trasporti verificati ed in alcune distribuzioni ordinate. Il consigliere di governo direttore della cancelleria fu ed è pur ora quello che a tutto sorveglia e l’eccelso governo dietro a miei rapporti delibera. A che dunque una commissione per eseguire ciò che già sollecitamente e tosto che usabili siano i locali ridotti era stabilito da me di verificarsi col sistema appunto del dispaccio divisato? Non servirebbe che di ritardo e d’imbarazzo”.

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31 Dic 2011

TANTI AUGURI PER UN BUON 2012

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buon anno

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30 Dic 2011

del Vescovo Giovanni Renier (Iohannis Reynerii) sepolto sotto l’altare della S. Spina nella Cattedrale di Belluno

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altare s.spina belluno
lapide johannes renieriis

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22 Dic 2011

Daniele Renier e la costruzione dei ponti sul Piave e sul Tagliamento (1805)

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Nel 1805 l’Austria, impegnata nella guerra con la Francia, dovette cercare di migliorare le modeste comunicazioni con il Veneto e il Friuli (alcuni anni dopo, per tale motivo militare, Napoleone decise la costruzione della Strada d’Alemagna, verso il Tirolo, Austria e Baviera): le truppe e i vettovagliamenti esigevano infatti sempre più rapidi spostamenti. Il progetto fu affidato a Daniele Renier (l’anno dopo sarebbe stato nominato podestà di Venezia), e Giulio di Strassoldo: lunghi rettifili, ad imitazione delle antiche strade romane elevate.
Fu progettata perciò la Strada Regia tra Treviso e Udine, il ponte della Priula sul Piave e il ponte della Delizia (punto nodale di cruciale importanza) sul Tagliamento; in particolare Renier si occupò di ponti; era allora Consigliere del Governo austriaco, e fino al 1804 aveva la delega alle strade e ai ponti.
Le comunicazioni sul Piave e sul Tagliamento erano allora per lo più affidate a luoghi dove era facile il guado d’estate, in mezzo al fiume spesso vi erano delle isole, e d’inverno il traghetto con barche; il percorso dei fiumi era spesso mutevole; le piene spostavano le ghiaie, rendendo poco sicura l’infissione dei pali di rovere; venivano costruiti talora dei ponti provvisori, quasi delle passerelle, in abete, ma spesso erano travolti dalle piene.
Nel giugno 1805 la Commissione strade affidò l’incarico di studiare il percorso e di costruire strade e ponti; vi erano dei ponti a Lovadina sul Piave, a Pinzano e a Valvasone sul Tagliamento. Daniele Renier doveva costruire un ponte a Lovadina, e a Valvasone o poco più a sud alla Delizia sul Tagliamento, e successivamente a Ponte di Piave e a Pinzano (ASV, Governo, atti riservati (1798-1805), b. 174, fasc. 14, 22, 23, 66, 75). Renier si avvalse dell’ing. Rubbini, di Malvolti, dell’Artico. A giugno il Piave aveva distrutto il ponte di Lovadina. Vi erano tre assi: a nord da Treviso alla Priula e Pinzano; nel mezzo a Lovadina e Valvasone; a sud a Ponte di Piave e Madrisio.
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17 Dic 2011

Bernardin Renier Savio di Terra Ferma alla Scrittura (1791-1796) e le Cernide e Craine del 1796.

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Il Serenissimo Principe fa sapere, ed è per ordine delli Illustr.mi, ed Eccell.mi Signori Bernardin Renier Savio alla Scrittura Uscito, e Iseppo Priuli, Savio alla Scrittura Attuale.
Reso certo l’Ecc.mo Senato, tanto per le relazioni dei suoi Generali delle Armi, che per quelle de’Capi di Compagnia, dell’ottimo servigio prestato nella Regolata Milizia dei suoi diletti Sudditi, estratti dai Corpi delle Cernide, e Craine delle Provincie della Terra Ferma, Istria, e Dalmazia, fa ad essi noto per mezzo del presente Proclama quanto segue.
I. Che al terminar del cadente biennio que’Bassi Uffiziali, e Soldati delle Cernide, e Craine, che non saranno incorsi nel delitto di diserzione, né avranno abusato delle ottenute Licenze, conseguiranno come fu loro promesso la gratificazione di Ducati 12 effettivi, e la uniforme di cui sono presentemente vestiti.
II. Che a quelle Cernide, e Craine, fra le attualmente serventi, le quali in vista del caritatevole trattamento conseguito, e del genio acquistato per la vita Militare, si offrissero volontariamente a continuare nel servizio per un periodo di tempo che non dovrà superare gli anni tre; e sempre nelle guarnigioni della Terra Ferma, verrà in riflesso alla loro offerta, contribuito ciò che segue.
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11 Dic 2011

una leggenda carolingia ed un affresco mortuario in Piemonte, di Rodolfo Renier

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vezzolano-2
vezzolano

Da Emporium 11-12

UNA LEGGENDA CAROLINGIA ED UN AFFRESCO MORTUARIO IN PIEMONTE, di Rodolfo Renier

In una piccola e riposta conca vinifera, che s’apre sotto il ridente paesello di Albugnano, dominante dall’alto le colline cretose dell’Astigiano e del Monferrato, siede la bella e vetusta chiesa di S Maria di Vezzolano, tutta in sé raccolta sotto la patina secolare che la rende veneranda. Traversò quella chiesa, che vide gli splendori di più civiltà, tristissimi giorni, ed oggi sembra sorrida mesta e tranquilla, nell’età delle rivendicazioni storiche e dei centenari clamorosi, perché anche ad essa si pensa, e anch’essa, dichiarata monumento nazionale, s’ebbe sanate le sue ferite, e fu ed è visitata, quantunque sia alquanto remota da ogni centro di vita moderna, da matori di cose artistiche e di anticaglie. Anche di questo medesimo Emporium, tanto benemerito della nostra coltura artistica, il sig. E. Bracco, anni sono (IV, 1896, 457 sgg.), le consacrò un articolo diligente, che mi dispensa di parlarne più a lungo.
Su due particolari invece mi è grato trattenermi, perché non furono sufficientemente studiati.
La chiesa di Vezzolano, per la sua pregevolissima architettura, va riferita al sec. XI o ai primordi del XII, né si hanno memorie storiche di essa che ci consentano di assegnarne la fondazione ad età molto più antica. Questo mostrò il barone Giuseppe Manuel di S. Giovanni, che ebbe a consacrarle una memoria documentata nel vol. I della Miscellanea di storia italiana, Torino 1862; questo confermò l’architetto conte Edoardo Arboreo Mella, che dapprima nella memoria suddetta, quindi in un articolo a parte pubblicato nel periodico torinese L’arte in Italia (an. I, 1869, pp 39 e 57), illustrò la chiesa dal punto di vista architettonico e scultorio; questo finalmente dovette riconoscere, forse nolente e non senza industrie per regalare al monumento una maggiore antichità, il canonico Antonio Bosio, che parecchie volte ritornò su quella chiesa in articoli di giornale ed in opuscoli, finchè non le dedicò addirittura un volumetto dal titolo: Storia dell’antica abbazia e del santuario di Nostra Signora di Vezzolano, Torino, 1872.
Se non che specialmente il Bosio era incline a prestar fede ad una tradizione del luogo, da lui e da latri riferita, secondo la quale Carlomagno, recandosi a caccia per quei colli, con ricco seguito, avrebbe avuto colà una terrifica visione di scheletri. A commentarla e a fargli cuore sarebbe uscito dal suo romitaggio un monaco, che gli avrebbe mostrato la vanità della potenza terrena, e avrebbe ottenuto dalla Vergine che il grande imperatore guarisse dall’epilessia a cui andava soggetto. A ricordo di questo fatto, a edificazione dei fedeli, a riconoscenza per la sanità ricuperata, Carlomagno avrebbe in quel luogo edificato la chiesa di S. Maria di Vezzolano, con un monastero di benedettini, largamente fornito di beni. – E’ chiaro che se questa storia avesse qualche fondamento di vero, l’origine della chiesa sarebbe di alcuni secoli più antica di quel che ci dicono l’architettura sua e di documenti.
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09 Dic 2011

Il Consigliere di Governo Daniele Renier e il ponte della Priula.

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…La maggiore dimensione delli 84 Roveri non farà che maggiormente assicurar il lavoro, sempreché non oltrepassino li 4 piedi e ½, e 25 piedi di lunghezza, e si dimostra l’urgenza dei medesimi non solo per la futura sede del possibile Ponte stabile, ma per li capi saldi indispensabili alle Barche del Ponte provvisionale, non potendo aver luogo la sostituzione come al Tagliamento per la differente qualità del fondo.
17 Luglio 1805 Daniele Renier.
Eccellenza, giunto la scorsa notte a Treviso, debbo riferire che con spiacere non ho trovate verificate né la spedizione di 16 Ruote e Mazzoni, né quella delli 16 Roveri, li quali non andrà male se fossero di 4 piedi e ½ e 25 piedi di lunghezza. Lasciando per ora il pensiero del legname di Larice, ho qui trovato il modo di avere sollecitamente il legname [di abete] occorrente, giacché in quattro o sei giorni sarà tradotto dal Cadorino a questa parte. Per la traduzione al Barco [Priula], ove si acquistasseo qui in Treviso, occorrerebbero molti carriaggi, a differenza che dal Cadore discende per la Piave al luogo preciso del lavoro. Avrei desiderato di trovare a questa parte quasi approntata la Macchina a Batti palo, ma alcuni ritardi di spedizione fecero avere tardi l’incarco. Dietro la nota del Sig. Capitano del Bosco del Montello, dalla quale risulta che alcuni Roveri delle precisate dimensioni non sono dritti, ho spedito il Cap. Graneich coll’Ing. Munari per riconoscere i Roveri atti al lavoro.
19 Luglio 1805. Treviso. Specifica del legname d’albero occorrente per la costruzione d’un Ponte sopra Barche attraverso la Piave tra la Priula, ed il Barco: 540 chiavi di piedi 30, 1500 Murelli bastardi, 22 Rulli di piedi 22.
19 Luglio 1805. Al Sig. Capitano del Bosco del Montello. Le commissioni nelle quali sono incaricato mi fanno credere più opportuno nel Luogo in cui mi attrovo, a risparmio di tempo, di rivolgermi direttamente a Lei, onde possa aver luogo la condotta delli Roveri. Incarico l’Ing. Munari e il Cap. Graneich, di portarsi domani mattina a Giavera, onde poter contrassegnare i Roveri, che oltre che per le dimensioni, anche per essere dritti possano servire all’erezione dei Ponti sopra la Piave, nelle Località di Bosco, e Biadene. Commetto alli suddetti di ricevere nei modi più facili, la pronta traduzione delli 12 della lunghezza di piedi 25 per Lovadina, e delli 84 per la Priula o Barco. Daniele Renier.
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03 Dic 2011

Lettera di Marco Renieri a Emmanuele Cicogna

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markos renieris

Lettera di Marco Renieri (Markos Renieris, 1815-1897, studiò a Venezia e Padova, ambasciatore, ministro, direttore dal 1890 al 1896 della Banca di Grecia) a Emmanuele Cicogna.

Atene 9 Agosto 1840.
Chiarissimo Signore, resta fra le più oscure e fosche della Storia Universale, la Storia dela Grecia e dei suoi Popoli nel Medio Evo. Questa celebre Nazione che aveva affaticato gli Storici per la narrazione delle sue gesta, questa Nazione di la Storia si è presa la pena di tramandare ai posteri perfino le azioni più inconcludenti, è ridotta a una menzione fuggitiva d’un Costantino Porfirogenito; intorno a sé nel Medio Evo vi è una nebbia, fino ai moderni suoi figli, nel novero de’quali sono anch’io, che veramente afflitti da questa situazione, hanno deliberato di dare alla luce tutti quanti i documenti che venissero trovati della storia Greca, che occupa gran parte della Dominazione Veneta in Grecia.
E Venezia, conscia della sua grandezza, ha avuto cura di tramandare ai posteri con tutte per più minute particolarità la sua Storia, così una parte della luce che la Serenissima Repubblica destinava a se stessa serve ad illuminare anche le sorti dei sudditi nei suoi tre Regni dell’Oriente, Cipro, Candia e Morea. Ciò soltanto basterebbe a giustificare la temerità con cui io oso rivolgermi a Lei.
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27 Nov 2011

delle feste per l’Elezione di S. E. Paolo Renier alla Dignità di Doge di Venezia

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NOTA CHE DIMOSTRA LE PERSONE IMPIEGATE NEI DIFFERENTI UFFIZI, E OPERE CO’ SUOI ONORARI DI PANE E VINO alle stesse somministrato nei tre giorni delle Pubbliche Feste d’allegrezza che furoni li 14, 15 e 16 Gennaro 1778 (m. v., 1779) fatto per l’Elezione di S. E. Polo Renier alla Dignità di Doge di Venezia

A Zuane Benetto capo delli Rinfreschi con 150 persone da questo impiegate nelle due bottigliere a pani tre, e Vino Bozze due per cadauno ogni uno delli tre giorni delle feste: Pani 1250; Vino Secchi 228; a Domenico Rossi capo Cassier delle guardie, per 210 Bombardieri a Pani 4 e Vino Bozze 2 per sera per ciascuno, Pani 2620; Vino Secchi 165; a detto per 39 Uffiziali e 16 Bombisti a Pani otto e Vino Secchi uno per sera, Pani 1320, Vino Secchi 47; a 222 fra Camerieri e Cape, a Pani sei e sei Bozze di Vino per ogn’uno, per tutti li tre giorni Pani 1332, Vino Secchi 338. A Marco Franceschi che somministrò dolci; a Giminian Cossi che somministrò Porcellane e Veri; Trentin custode in Argenti; Giacomo Briati per Cristalli da lumi; Perucchieri 30; Gastaldo di Zecca; Campaner di San Marco; Campaner di S. Stae; Uomin delli mascoli; uomini del Pistor che somministrò il pane; il Forner di casa; Barca del Ghiazzo; Gastaldo delli Acquaroli; Scoa Piazza; Missier Grande; sei Capitani dei Cai; Capitano delli Censori; Capitano delle Rive; Cavalier del Dose; Scalco delle Rason vecchie; Giacomo Fagian Capo della Fusta, per ragioni da lui prodotte; detto per li uomini che diede i segni per li tiri di mascoli e vascelli: Peatter di casa; altro Peatter che portò porcellane e veri; Mandolin Ebreo che somministrò vari generi di tappezzerie e altri mobili nelli tre giorni; Capo dei Conzadori nel Palazzo Ducale, per orchestre; Marangon di Casa; a uomini 12 del detto; Murer e Tagliapietra di Casa; Fravo di Casa; alli uomini del Fravo; Fenestreri di Casa.
Terrazzeri; Scova Camin, per nettar il Palazzo ducal dalle immondizie; Scoazzeri per tener netto da scoazze; Calegher; Fioreri per tre gioni di assistenza; Scuerarol di Casa; Barcaroli di Casa; diversi amorevoli e benemeriti di Casa; Staffieri e Donne di Casa; 17 Servitori; Nonzoli di San Marco; quelli di San Basso per suonar campana; San Geminiano per simile; San Giacomo e San Zuanne di Rialto per simile; due simili di Mons. Patriarca; Barca del Cancellier Grande; barche delli massieri; due Barche di Ca’ Michiel; 5 Barche di Ca’ Manin; due di Ca’ Ruzzini; Ca’ Morosini; Ca’ Priuli; quattro di Casa; Zuanne Zilli Scrittural del Mastro di Casa; Antonio Piazza assistente del Mastro di Casa; Zuanne Bernardi simile alla Sala del Ballo; Michiel Questini e Antonio di Ca’ Contarini per assistenza; tre Donne assistenti alla Camera dele Dame; Capo della Camera, Marco Frescan, e suo assistente, cioè Anzolo Schiavo; due Travasadori; assistente di Caneva; Custode delle cere; Marco Forini assistente; Capo delle Cere; Zunne Cereri Direttor delle Camere; Custode delli Tabari; Zuanne Tigre Dispensier al Pane; Zuanne Piazza assistente alla dispensa del pan; Custode della Biancheria; diversi Capi d’uffizio e assistenti; Francesco Bonatto che servì nella cusina del Mastro di Casa; Custode alla Camera del Gioco; Capo delle Cape Nere; a Paganoni assistente; custode della Camera delli Scudieri; Direttor dei Fuochi all’Inglese e Mascoli, e suoi uomini.
Alla Guardia degli Arsenalotti del Palazzo Ducale; Custodi del Casin in Campo Rusolo; Facchini e Sfadiganti; Ospital della Pietà; de’Mendicanti; degl’Incurabili, Rev. Padri Carmelitani Scalzi; R.R. P.P. di San Giorgio in Alga; R.R. P.P. Cappuccini alla Zuecca; Rev. P.P. di S. Francesco della Vigna; S. Bonaventura; S. Giobbe; San Secondo; S. M. Maggior; R.R. M.M Convertite; della Croce; Cappuccine di Muran; Soccorso; a 10 Peotte a 10 Secchi Vino, e Pani dieci per una; una detta delli Poveggiotti; a 1082 Libertà de’Traghetti, come da nota rilevata dal Magistrato alli Censori, a Pani sei e Vino Secchi uno per Libertà, Pani 6492; Vino Secchi 1082; alla Plebe e Barcaroli, nelle sei dispense fatte nelli tre giorni e pane consumato, Pani 6322; Vino Secchi 728; a scemi et altro Vino Secchi 66. Somma Pani 41.433; Vino Secchi 4746

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23 Nov 2011

L’Incoronazione a doge di Venezia del Ser.mo Paolo Renier

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doge renier
Il giorno 15 Gennaio 1779 seguì l’incoronazione del Serenissimo D. D. Polo Renier. Sosteneva il Cassierato il Cav. Federico Rezzonico, che smontato quella mattina alla rivetta detta del Dose in veste di damasco, stola d’oro, scarpe e calze rosse, fu incontrato dai Ministri della Procuratia, che precedendolo s’incamminarono alla Chiesa di S. Marco, e al Tesoro, entrando in Chiesa per la picciola porta presso il Coro. Al Tesoro erano schierati dodici Bombardieri con schioppi in spalla. Levata dal Tesoro la Corona Ducale e riposta su d’una sottocopa d’argento dorata, in una sottocopa simile fu riposta la berettina prevista a spese della Procuratia, le quali sot-tocoppe erano adornate di garofoli.
Chiuso il Tesoro, per avviarsi sopra la Scala de’Giganti, precedevano i due Fanti, e Capitani della Procuratia, seguitavano il Fiscal della medesima, e l’Assistente del Proc., indi i due Gastaldi, e Nodari, e finalmente il Procuratore.
Tutta questa comitiva era per lato scortata dai dodici Bombardieri, il capo dei quali precedeva il Fante. Ascese con quest’ordine la scala de’Giganti, dove dentro la porta della Cancelleria il Procurator Cassier avea fatto preparare uno stanzino prospiciente di tavole addobbate con damaschi, e galloni, dentro il quale un tavolino pur coperto con damaschi; si riposero sul tavolino le due sottocoppe, a lato del quale si pose a sedere il Proc. sopra una sedia dipintavi preparata, e altre cinque inferiori, disposte intorno ai cinque ministri. I Fanti stettero alla porta, e i soldati si disposero in ordinanza a mezzo cerchio alla porta. Discese il Ser.mo Principe Polo Renier, in Damaschino di veluto dalla Scala d’oro, accompagnato dalla Ser.ma Signoria. Al passar dinanzi la Cancelleria, uscì il Procurator Cassier, e fermatosi sulla porta inchinò il Ser.mo, che con un picciolo abbassamento di testa congedò da quello la Ser.ma Signoria, Cancellier Grande e Cancellieri Ducali, e principiò il suo viaggio alla Chiesa di San Marco per la scala di San Nicolò, seguito dai 41. Fatte in Chiesa le consuete solennità, cioè prestato il giuramento sull’altare, e comparso di poi sul bigonzo dei Musici, dove da Alvise Zen più vecchio dei 41 fu con eloquente orazione presentato al popolo usando la solita frase: Questo è il Doge che v’avemo eletto, che v’ha da piaser, e che ve piaserà.
Di poi fatto dal Doge stesso dal bigonzo picciolo discorso al popolo, montato il pozzetto ivi preparato accompagnato da parenti, e Ballottino come al solito, fu condotto al giro della Piazza, e ricondotto per la porta della Carta, a’piedi della Scala de’Giganti. Smontato dal Pozzo, ascese la Scala, dove nei tre primi scalini sul primo piano, s’erano già disposte le cose. Il Consigliere più giovane gli porse la cuffia, e il più anziano il Corno ducale. Poi al secondo volto delle colonnette fatto dal Doge discorso al popolo, poi al Piovego e al Maggior Consiglio, e accompagnato alle sue stanze. Bibl. Marciana, Ms. It. cl. VII, 1723 (=8598).

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17 Nov 2011

componimenti poetici per le nozze Renier-Berlendis, 1760

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CANZONE LIBERA di Marco Bembo

Io, che l’imprese e i pregi / Degl’incliti Renier cantai giuliva, / Farò che più n’echeggi / Per sì bel nodo in or l’Adriaca Riva, / Oggi in tua vece intanto / Coi Veneti ragiono e canto: / Alme onorate e care, / Che ad onta dei più turboli nemici / Raccolte in seno al mare, / Trapassate le notti, e i dì felici, / La Famiglia Reniera / Non splende in voi qual luminosa sfera? / Stirpe sì illustre, e degna / Quanto mai si distinse or col valore, / Come la fama insegna, / Or colla fe’, or con il senno, or con l’amore / Su quelle Rive amene / D’amor, di grazia, d’umiltà ripiene, / Che videro ed ammirato Andrea, / E Fedrigo a Regie Ambascerie / Eletti, e degni al pari, / D’un tanto amor, conobbero le vie / Anche un Luigi invitto / Pugnando accrebbe il pubblico conflitto. / Ma, a che ricordo a voi / Le prische glorie / Di fatti memorandi / Dei Renier Eroi / In ogni tempo generosi e grandi. / Se l’eccelsa Famiglia / Anche oggidì si fa inarcar le ciglia? / Su, su, si canti / Dei Renieri gli antichi vanti, / Per cui son stati degni di gloria / Ormai ritornino alla memoria. / Alla memoria nostra ritorni / Nicolò col suo figlio illustre e forte / Che di virtù e di coraggio adorni, / Sfidato in campo aperto ambi la morte; / Sol perché sciolta e libera la cara Patria veggasi / Oro e argento donasi, / E il proprio sangue spargasi; / Ma regni libertà. Del nemico troppo audace / Già la speme a terra giace. / Della fede, e del valore, / Del Renier vincitore / Già la fama in alto sale, / E lo stuol reso immortale / Senza eguale. / Chi lo vede por al piede, / Del nemico soggiogato le catene, / Ove n’è libere e sciolte. / E Fedrigo, ed Alvise, / Alme ben note, e a virtute care. / E Lorenzo, che piena / Di valore magnanimo guerriero / Del nemico fiera / La vincitrice man nel regno pose. / E non lungi da loro, / Colui che serve Bergamo e Verona, / Il gran Giovanni, che ancor Si-gnore, / Sul suo bel Sile, / Giusto, cortese, affabile, gentile. / Al mirar dei Renier l’alta propago / A raccoppiar ogni bel raggio perso / Attenti, questo cielo di gioia è pago, / E in bellezza di pace a terra immerso. / Vide già l’Adria in questa e quella etade / Le chiare imprese dei Renier tuoi figli / Nei duri cuori, e nei maggior famigli / Serba tua gloria antica e libertade.

SONETTO di Melchiorre Cesarotti

Quando porrai sull’onorata soglia / Sposa, il più bel fior del paterno tetto, / Qual di bei fregi augusto coro eletto / Fia che incontro ti venga, / E che t’accolga! / Mite virtù che a venerabile invoglia / E sol del bene altrui fassi diletto / Vedrai del Suocer tuo nel grave aspetto / In natia maestà di fasto spoglia / Zelo con Fedrigo, e accorto ingegno / Che la commossa in sé turba guerriera / Tende a far d’Adria più temuto il Regno. / Sposa, si specchiano in lor la Patria altera, / Vestali eterne; e da Imeneo sì degne, / Tal prezioso dono attende e spera. Da Bibl. Marciana.

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15 Nov 2011

spese incontrate dopo la morte del doge Renier per l’elezione del doge Manin

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Da Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Di Gaetano Moroni

Anno 1789. Filza: spese incontrate dopo la morte del doge Renier. Da esso ricavasi, che negli 8 giorni in cui i 40 elettori stetter chiusi per eleggere il doge successore Manin, si spese in pane, vino, olio e aceto lire 29,421: in pesce 24,410: in carni, polli e selvaggina 20,360: in salami, salcicciotti, prosciutti 3,980: in confezioni e candele di cera 47,660: in vini generosi, caffe, zucchero 63,845: in frutti, fiori, condimenti 6,314; in masserizie di cucina, legna, carbone 31,851 : in arnesi noleggiati, guasti 41,624: in ispese minute 108,910: per stuzzicadenti 25: per tabacco 4,931: in carte da giuoco 200: in altri giuocarelli da veglia 606: in berrette da notte 506: in calzette e borse di seta nera per chiudervi la coda 64: in tabacchiere 3,067: in pettini alla real, da toppé, da bonnet 2,150: in essenza di rose, di lavando, di vainiglia, e in belletto 182. Totale, lire 390,806. Trovo esagerata l’asserzione, la repubblica possedere la sesta parte d’Italia, con ben quindici milioni di sudditi! Negli stati di Terraferma contavo 20 città floridissime, con 3,550 comuni ricche di terre ubertose,di bestiame e altro. Le rendite si fanno ascendere a nove milioni di ducati. Aveva porti, marina militare numerosa e copiose munizioni. Si deplora la condizione oziosa dell’esercito, l’abbandono delle fortezze, eccettuandosi gì’ intrepidi e arditi schiavoni e albanesi, e le cerne o milizie di campagna composte di gioventù gagliarda e pugnace. Oltre le rendite indicate, che in tempo di pace superavano le spese, la repubblica poteva crescere l’imposizioni, avendo opulentissimi cittadini, fedeli e della patria amantissimi, non le sarebbero venute meno nelle sue straordinarie occorrenze.Si vide manifestamente se il tesoro della repubblica era in fiore.
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12 Nov 2011

Lancillotto Maria, il figlio Daniele Renier e Marcantonio Michiel (marito di Giustina Renier) alle sedute del Senato, 1796-1797.

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marcantonio michielMarcantonio Michiel

Da Annotazioni di Francesco Calbo alle sedute del Senato (1785-1797)

Addì 9 agosto 1796, martedì.
Dopo la balottazione prima del così detto mazzo del Pregadi e prima che si leggessero le ducali in seconda balottazione insorse dal suo banco il Consiglier da basso ser Marc’Antonio Michiel, ricercando una deputazione di causa. La quale accordatagli dal Savio del Consiglio in settimana ser Zan Antonio Ruzziri, chiamò li voti non sinceri del Senato, onde fossero obbligati li Savi a proponere al Senato stesso l’elezione di un Provveditor general in terraferma, il quale non fosse obbligato a partire, se non quando le circostanze lo volessero, ma dovesse presentare un piano, il quale, salvando la detta massima di neutralità, provvedesse alla tutela dei suditti abbandonati e relativamente alle circostanze presenti della Repubblica subito tutelasse. Rispose negativamente il Savio di settimana sudetto, ed insisté con qualche declinazione però il Michiel, che fu opposto anche da ser Lauro Costantin Querini, il quale ricercò alla Serenissima Signoria la destinazione d’altro bossolo dal ricercato dal Michiel, perché il Senato concedesse il richiamo del Provveditore generale in terraferma eletto in Bergamo e si eleggesse un altro Provveditor estraordinario di qua dal Mincio. Accordata questa separazione dal Savio di settimana, che oppose nuovamente l’eccitamento Michiel, fu questo rifiutato con voti b. 162, 6 v., e 23 n. s. Riflettuto poi dal Savio in settimana sull’eccitamento Querini, esponendo alcune difficoltà di ben eseguirlo e promettendo di rinnovar studi sullo stesso, tema replicate volte delle meditazioni de Savi, insisté il Querini, onde fossero li Savi precettati a studiare e proponere nell’affare. Fu preso l’eccitamento non opposto dal Savio di settimana con voti n. s. III, v. 6, b. 75. Fu esaurito questo eccitamento richiamando il Kav. Foscarini, in settimana Ruzzini, li 13 agosto 1796.
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06 Nov 2011

articolo sulle spugne del genere Reniera (genere che prende il nome dal Prof. Stefano Andrea Renier)

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Da Traité de Zoologie concrete, par Yves Delage – Edgard Herouard
Lecons professées a la Sorbonne
Tome II – 1re partie : Mesozoaires – Spongiaires, Paris 1899
renier spugne1
renier spugne2

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05 Nov 2011

Alvise Renier in una Riferta di Giacomo Casanova agli Inquisitori di Stato

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Il padre di Bernardino Renier, Alvise, è ricordato da Giacomo Casanova nella sua Riferta n. 7 agli Inquisitori [1776?]:
“Ill.mi ed Ecc.mi Sig.ri Inquisitori di Stato.
Domenica scorsa 25 di Marzo alle ore tre della notte in corte Contarina a S. Moisè [Casanova abitava a 20 metri, in corte del Luganegher in Frezzeria; in corte Contarina ebbe il suo casino anche Giustina Renier Michiel, verosimilmente si conoscevano] il Signor Andrea Sanfermo attaccò con parole ingiuriose il N. H. G. Battista Minio fu de Zuanne.
Questo patrizio non si difese da tutti gli improperi in altro modo, che col dirgli: Temerario ricordatevi qual differenza passa tra voi, e me, respingendolo poi col braccio, quando alzando le mani, parea che il minacciasse.
Ecco la ragione istorica dei questa scandescenza.
La galante moglie del Sanfermo, ch’era delle fanciulle dell’Ospitale dei Mendicanti, è innamorata del N. H. Minio contro la volontà del marito, che non vorrebbe, che avesse altri che il N. H. Sig. Alvise Renier (padre di Bernardino) fu de Sig. Bernardin, il quale, sebbene mal corrisposto, la serve attualmente.
Il N. H. Renier, a cui non è ignota la secreta intelligenza della Signora con l’altro, si lagna col Sanfermo, il quale non potendo farsi ubbidire dalla propria moglie, crede di aver giusto motivo di sdegnarsi con N. H. Minio.
Questo, amante amato dalla medesima, non può risolversi a finir di turbare la pace del N. H. Renier, e del marito.
Questo imbroglio, che potrebbe aver serie conseguenze, non è forse indegno delle sapienti riflessioni di V.e Ecc.ze”.
Da Archivio di Stato di Venezia, Inquisitori, B. n. 565.

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02 Nov 2011

Bernardino Renier Savio di Terraferma alla Scrittura (1791-1796) e il Tenente Colonnello di Reggimento Stefano Leoni.

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Noi Bernardin Renier Savio di Terra ferma alla Scrittura.
La Suddita Famiglia Militar Leoni segnalatasi con distinte azioni tra le Pubbl. Truppe, lasciò nei superstiti il nobile genio di seguire le onorate traccie de’suoi Maggiori nella Professione delle Armi. Così appunto fece il Serg. Magg. Stefano Leoni, che s’incaminò al servizio cadetto nel 1771, e imbarcato nel 1780 sopra Pubbl. Legno, incontrò un fatalissimo naufragio in questo Golfo, ove fu dolente spettatore della perdita del Cap. Bernardo suo Padre, di un Fratello, e della intiera Compagnia, salvatosi pur Egli miracolosamente dalla voracità dell’onde, che lo ridussero sul momento di essere ingojato dalle medesime. Tale dolorosa catastrofe di disgrazie commosse la Pubbl. pietà a grado, che con il solenne Decreto 23 Xbre 1780 [all’età di 35 anni] gli conferì di Capitanio della stessa detta Compagnia del defunto suo Padre. Riconoscente quest’Ufficiale ai singolari tratti della Pubbl. beneficienza, si diportò con la maggior attività in tutti gli incontri ne’quali seppe degnamente meritarsi la soddisfazione delle Cariche, che lo fregiarono di amorevoli attenzioni, prova sicura dell’animo, e sicuro servizio da lui prestato.
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29 Ott 2011

sugli affreschi della Villa della famiglia Berlendis (imparentata con i Renier) a Capriolo (BS)

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STEMMA: scudo bipartito, la parte inferiore è divisa in due campi, bianco e rosso; nella superiore, in campo celeste, campeggia una scala sormontata da una croce d’argento, affiancata da due stelle d’oro
stemma berlendis

Da engramma.it
Estratto da: Il ciclo di affreschi di Palazzo Berlendis a Capriolo: una lettura iconologica e un’ipotesi di attribuzione, di Guido Pelizzari

Preliminarmente sarà da notare come molto stretti siano sempre stati i rapporti tra la famiglia Berlendis, originaria di Bergamo, e la Repubblica di Venezia. I Berlendis divennero Patrizi Veneti il 28 marzo 1662 in seguito a una cospicua donazione alla Serenissima; all’epoca dell’acquisizione del patriziato i legami tra la famiglia e Venezia erano però già consolidati da un secolo. Nell’ultimo quarto del XVI secolo Giacomo, figlio di Paolo Berlendis (architetto militare distintosi nella costruzione delle mura di Bergamo per conto della Repubblica di San Marco, militare di professione, dopo essersi distinto a Cipro durante l’assedio di Famagosta nel 1571 e a Lepanto, viene mandato come “Provveditore alle fortezze” dell’isola di Creta e più precisamente di “Candia, Rettimo [costruita dal 1573 al 1582], La Canea, Suda, Spinalunga e Carabusa” . Già anziano, dopo esser stato nominato generale d’artiglieria, viene inviato dal Senato anche a combattere gli Uscocchi nella guerra di Gradisca (1615-1617) dove si distingue, con il suo concittadino Alessandro Agliardi, durante gli attacchi a Trieste e Segna .
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26 Ott 2011

Daniele Renier e il Patriarca Jacopo Monico, 1849.

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jacopo monico
Il 3 agosto 1849 Daniele Renier, sentito Giambattista Cavedalis e con l’accordo di Daniele Manin (Vincenzo Marchesi), presentò alla presidenza dell’Assemblea municipale una petizione che poteva ipotizzare la resa, sottoscritta da Girolamo Dandolo, il Patriarca Monico e 70 persone.
Si chiedevano al governo i motivi che lo potessero indurre alla resistenza ad ogni costo ad onta delle aggravate circostanze [erano cadute Palmanova e Marghera].
Il pomeriggio del 3 agosto 1849, Daniele Renier era assieme al Patriarca Jacopo Monico, che alloggiava al secondo piano del Palazzo Querini Stampalia a Santa Maria Formosa [il palazzo patriarcale era ancora in restauro e rifacimento], per una riunione sulla pubblica Beneficenza, quando il palazzo Querini fu assaltato da una turba di fanatici: si accusava falsamente il Patriarca di aver firmato una petizione per trattare la resa con gli Austriaci (la situazione ormai era disperata, e infuriava il colera): “Nel giorno fatale in cui il Palazzo Querini abitato nel secondo piano da S. E. il Patriarca fu assalito da un’orda di malvagi, erano il Patriarca, il Conte Sceriman, il Co. Antonio Zen, il Co. Andrea Valmarana, S. E. Daniele Renier e altri radunati in una stanza per trattare gli oggetti di pubblica beneficenza. Un rumore si udì nella strada, ossia nel Campiello Querini, e un botto di sasso in uno dei balconi…
Il popolo montò sul ponte, sforza un balcone del primo piano di casa Querini, mette a soqquadro quell’appartamento, e le stanze terrene dell’Agenzia patriarcale, indi aperse le porte prossime che mettono sulla scala ed ascende nel secondo appartamento abitato dal Patriarca, entra nelle stanze, vede un ritratto del Papa, e lo fa in pezzi…
In mezzo a questo furore giunse Niccolò Tommaseo ov’erano quei Signori della Beneficenza, cioè il Conte Renier e il Co. Sceriman; e il Conte Renier dice: ‘Oh bravo Tommaseo, tocca a voi di tranquillizzare il popolo, tocca a voi di arringarlo e distoglierlo da tale azione’ ” (A. S. Ve., Presid. di Luogoten., b. 29, f. 21).
I mobili vennero gettati in canale, e asportate monete e medaglie. Vi fu poi un processo contro il notaio Giuseppe Giuriati e il pittore Ippolito Caffi, esuli a Parigi e Genova (Caffi si dichiarò innocente); la moglie di Giuriati scrisse una supplica al co. Radetzky.

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20 Ott 2011

Nicolò Tommaseo sull’opera di Marco Renieris riguardante la Filosofia della Storia

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marco renieris giovaneMarco Renieris giovane

Da Dizionario estetico Di Niccolò Tommaseo
D’alcuni lavori storici, a Gino Capponi
……………………………..
Viaggiatori e storici amano le sentenze; hanno ciascuno la sua teoria. Ma chi ha teoria sua, faccia un libro e ivi la spieghi a suo bell’agio, e a quella sottometta, come gli pare, uomini e avvenimenti. Di tal genere è il libro che scrisse nella lingua moderna dei Greci Marco Renieri, educato in Italia, giudice ora in Atene; giovane che onorerà le due patrie, potrà far lucente delle italiane e latine bellezze la lingua sua l’innovellata, e cotesta novella letteratura conforterà della scienza d’ Europa. Nella sua Filosofia della Storia, discorso di poca mole ma di concetto fecondo, e’ riduce la vita del genere umano a questi tre stadii: Il popolo che assorbe nelle grandi sue forze le forze dell’ individuo ; dal sestodecimo secolo l’individuo che vuol far da sé e sovrastare, e si crede poter fare e disfare le moltitudini; da ultimo un’ era in cui le potenze individue e le sociali verranno contemperandosi in tranquilla armonia. Questa era, il giovane degno, la crede venuta già: e cosi sia. Ma quand’ anche il suo principio non comprendesse i fatti dell’umanità tutti quanti, molti al certo ne comprende e dichiara ; è più determinato che taluni di quelli del Vico, più chiaro che que’ de’ Tedeschi a me noti; altamente religioso e civile. E la legge de’ ricorsi del Vico è conciliabile con questa del Renieri; ponendo che in ciascuna nazione, presa da sé, i primi passi al bene sian mossi dalle tradizioni ; la decadenza provenga dal ripudiare quest’eredità sacra de’popoli; il rinnovellamento e il perfezionamento, dal conciliare insieme la tradizione comune e col ragionamento dell’uomo individuo, la carità coll’amore di sé. Può, in mezzo al generale progresso del genere umano, un popolo decadere : e segno del suo decadimento sarà questo appunto, che la ragione e il volere dell’ individuo si sforzino prevalere alla ragione e al volere dell’ universale: siccome segno di risorgimento sarà il ritornare alla smarrita armonia. Sempre in qualche parte dell’umana famiglia,in qualch’uomo almeno, questo spettacolo di dolore si offrirà, temo; non per questo saranno men visibili i generali incrementi di lei. Perchè l’umanità si dica avanzata in sua via, basta che i beni diventino sempre maggiori de’mali: a distruggere il male bisognerebbe rifare 1′ umana natura, mutare i disegni della infallibile e imperscrutabile Provvidenza.
A dire quante nobili verità il trattatello del Renieri contenga, converrebbe tradurre il più della prima parte ; che nella seconda l’erudizione è fatta alquanto schiava alla teoria, e in troppo angusto spazio ristretta. Ma vivo è lo stile; e, tranne qualche modo esotico o astratto senza necessità, chiaro il linguaggio, e greco. Seguiti egli a onorare la lingua e le lettere patrie : egli, veneratore del popolo, scriva accomodato all’ intelligenza del popolo : egli, conoscitore e degli italiani fasti e de greci, non badi alle censure illiberali e minuziose, e s’ingegni di sempre più raccostare le due chiese e le due nazioni.
A voi, dotto delle antiche lettere greche, sarà cosa grata vedere, per mano di questo giovane buono, rannodati i già rotti vincoli tra l’antichità e il nuovo secolo, tra Grecia e Italia, le cui memorie son tanto comuni che i due popoli voglionsi 1′ un dell’ altro colonie. E cosi potessero molti con le dolci dimore dell’ ingegno acquistare al par di voi, Gino, l’attica cittadinanza! Tra quelli che più sono pii alla gloriosa o madre o sorella, e più degni di lei, voi sapete, ma non tutta Italia ancor sa, che dobbiamo collocare Silvestro Centofanti; il quale, nel Discorso sull’ indole e le vicende della letteratura greca, si mostra assai volte critico pensatore, e le cose antiche illumina di nuovi concetti. Ne’quali non tutti io convengo; e trovo ne’suoi stessi principii la ragione del non convenire:, ma non posso non lodare con gioia e l’acume del vedere e la Tulliana abbondanza del dire, e quel caldo splendore, si raro nel tempo nostro, tempo di torbe fiamme o di freddi bagliori.
E a voi, Gino, io auguro quella pace operosa e rassegnatamente mesta, nella quale l’ingegno matura, come la terra nell’autunno, i suoi frutti. Illustrate, e con gli scritti e co’ consigli agl’ingegni crescenti, la storia italiana, nella quale la storia della famiglia vostra tien seggio.

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15 Ott 2011

stemmi famiglie apparentate con i Renier

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Alvise Renier, nipote primogenito del Doge Paolo, nell’82 sposò Marina Corner ed ebbe quattro figlie, che sposarono Gasparo Vendramin Calergi (Elena), Faustino Persico (Maria Caterina), Paolo Cavalli (Elisabetta), Enrico Martinengo Cesaresco (Adriana).

dal Coronelli
stemmi famiglie parenti renier

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10 Ott 2011

Il Consigliere di Governo Daniele Renier, la città di Serravalle e la Strada d’Alemagna, 1818.

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Daniele Renier ebbe un ruolo importante nella costruzione della Strada d’Alemagna. In un libretto manoscritto della Comunità di Serravalle che celebra l’inaugurazione della strada il 2 marzo 1818 (Bibl. Correr), vi sono grandi lodi, con poesie e sonetti, al Governatore Goëss, al co. Renier, lodato per la sollecita costruzione della strada, e ad Antonio d’Adda.
“…Il nostro Governatore Goëss, che ha ripristinato l’antica sede di giurisdizione a Serravalle, sensibile quanto sì grande, e commosso ai mali di questa popolazione, per salvarla istituì la grand’opera stradale, che benefica sarà sorgente di ricchezza, e di meraviglia. Festeggiandosi a Serravalle, 2 Marzo 1818”.
“…Il genio sublime del Ciambellano di S. M. I. R. Consigliere di Governo N. H. Co. Renier con quella inestimabile sapienza, che in ogni istante marca il suo cuore, ed eterne le sue azioni, secondò, e diede vigore a questa stupenda disposizione; alla grand’opera un sommo grande ci voleva…!

“A S. E. Daniele Renier, Benemerito Consigliere al Dipartimento Acque e Strade, per la cui indefessa opera, tributo d’ammirazione e riconoscenza della Città di Serravalle.
Sonetto del nob. Carlo d’Althan.

“Sognò sull’Alpe l’Africano guerriero,
E vide un tempio a eternità sacrato,
Dove l’effigie di Daniel Reniero
Giaceva sculta ai sommi lievi a lato.
Crollò la penna del marzial Cimiero
Ebbro di sdegno, perché avverso al fato
Segnò sì tardi, che un Regal sentiero
Fra le rupi venisse un dì creato.
Oh Roma, ei disse: se l’alpestre giogo
S’apriva innante, e pria nascea Daniele,
Terra saresti per mia gloria un rogo.
Pur scenderò qualunque siane il fine;
Conteria pur, che con piacer disvele
Qual strada s’aprirà fra queste brine”.

Da Bibl. Correr, Cod. Cicogna n. 3009, fasc. 13

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08 Ott 2011

quando Rodolfo Renier pubblicò una lettera del mezzosoprano Giuditta Grisi

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giuditta grisi
giuditta1
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08 Ott 2011

Paolo e Giustina Renier nel Pantheon Veneto

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Il Pantheon Veneto.
Nel 1847, a cinquant’anni dalla caduta della Serenissima, in occasione del IX Congresso degli Scienziati Italiani, e quindi nel clima culturale euforico ed entusiasta che portò pochi mesi dopo all’insurrezione antiaustriaca del 22 marzo 1848 e alla nascita della nuova quanto effimera Repubblica di Venezia, i notabili della città e la classe colta, che animavano il dibattito sulla passata grandezza e sull’avvenire di Venezia, aderirono prontamente alla proposta dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di far eseguire dai più celebrati artisti del momento i busti marmorei dei maggiori veneti, dei personaggi che nella bimillenaria storia delle genti venete avevano dato lustro alla loro terra.
Lo sguardo veniva rivolto naturalmente soprattutto agli eroi del tempo della Serenissima, ai protagonisti non solo della storia militare e politica, ma anche letterati, poeti, pittori, architetti, storici, come a significare che le glorie della Serenissima, essendo anche glorie dello spirito, potevano continuare, rinnovarsi, perpetuarsi anche per l’avvenire.
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06 Ott 2011

stemmi Renier

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da Armi o blasoni dei patritij veneti di Coronelli, Vincenzo Maria
Biblioteca Nazionale Marciana
stemmi Renier

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05 Ott 2011

il Podestà Daniele Renier sulle opere d’arte custodite a Venezia

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Regno d’Italia. Milano 14 Dicembre 1809.
Il Direttore Generale della Pubblica Istruzione.
Al Sig. Podestà di Venezia.
Tra le Carte, che trovai inespedite presso questa Direzione Generale, ho particolarmente fissata la mia attenzione a una rappresentanza, ch’Ella ha fatto sino al 12 Gennaio di quest’anno, in nome di codesta Accademia, e della Commissione all’Ornato, onde validamente opporsi al deperimento, che tutto giorno accade degli oggetti di Belle Arti. Pur troppo è vero quanto viene esposto nel Processo Verbale da Lei trasmesso, ed enormemente spiacevoli sono a chi ama l’onore Italico le irreparabili perdite che noi abbiamo fatto, o per demolizione, o per la custodia cattiva di Chiese, ed altre Fabbriche pubbliche ad opere sommamente pregevoli per le arti, e per la storia patria. Nell’applaudire vivamente, come io debbo, nello zelo, ed oltre di lodar le premure, ch’Ella ha mostrato pel Pubblico Bene, unitamente alli sig. Membri dell’Accademia, e della Commissione all’Ornato, ho una vera compiacenza di potervi esprimere, che d’ora in avanti sarà mia cura particolare, come pure di S. E. il Ministro dell’Interno, perché non si abbiano più a dolere di simili scandali i coltivatori delle Arti, e gli amici della nostra gloria nazionale. Frattanto la prego di volermi indicare in un Elenco quei dipinti a fresco, che meritano d’essere trasportati in tela, e quali sono quegli oggetti preziosi di Belle Arti, che minacciano o guasto o rovina. Ho il piacere d’assicurarle nella mia stima. Leopoli.
Dall’Archivio dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia (Incurabili), b. 3, 1810.
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03 Ott 2011

delle frequentazioni di Ippolito Nievo a casa di Faustino Persico, marito di Maria Caterina Renier

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da “Il poeta soldato, Ippolito Nievo, 1831-1861: da documenti inediti” di Dino Mantovani

Portogruaro era allora una piccola città ben più vivace e prospera che non sia oggi. Alquanto lontana dalle città maggiori, costituiva un centro non trascurabile di vita civile, e vi fioriva quella borghesia agiata, operosa e istruita che fu singolare forza e vanto delle provincie venete. Le famiglie non tenevano i loro figliuoli stretti nell’ angusto àmbito della vita campagnuola, ma li volevano ornati di tutta quell’educazione che i tempi potevano dare: prima al seminario, poi, come si dice tuttora nel Veneto ” a Padova, „ essi imparavano quanto occorreva a far buona figura in società; e la vita de’ paesi minori, socievole come a Venezia, andava adorna di molto decoro nelle usanze, nei divertimenti, nelle conversazioni. Il seminario di Portogruaro, frequentato da molti alunni laici, aveva allora gran riputazione, e, se non poteva competere con quello celebre di Padova, era però certamente uno de’ migliori istituti d’istruzione classica delle Provincie venete. Vi professavano sacerdoti di molta coltura, di piacevole eloquenza, di spirito temperato; e vivevano nel mondo accogliendone anche le novità meno pericolose. Non però senza lotte e contrasti. La diocesi di Concordia comprende una lunga zona di territorio che va dal mare alle Alpi : terre veneziane e terre friulane. Essendo Concordia divenuta un misero villaggio, il vescovo risiede a Portogruaro, dove il clero dell’alta e quello della bassa diocesi si contendevano allora il primato, l’uno rappresentando l’elemento veneto colto, mondano, accomodante; l’altro l’elemento friulano, rozzo, un po’ selvatico, ligio alle tradizioni severe. Cosi all’egemonia di Portogruaro contrastava il paese montanino di Clauseto, vivaio di preti rigidi e imperiosi.
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30 Set 2011

Daniele Renier consigliere nel governo del Veneto, 1816

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Governo del Veneto (1816)

Governatore: Peter von Goess (carinziano);
peter goess
Vicepresidente: Alfonso di Porcia (friulano)
alfonso gabriele di porcia
Consiglieri :
Francesco Aglietti (veneziano);
francesco aglietti
Guido Anzidei (pesarese);
Girolamo Del Rio (padovano);
Modesto Farina (comasco);
modesto farina
Franz von Hohenwart (viennese);
franz von hohenwart
Giacomo Jacotti (friulano);
Francesco Mengotti (feltrino);
Antonio Mulazzani (bergamasco);
Joseph Pantz (viennese);
Christof Passy (tirolese);
Daniele Renier (veneziano);
daniele renier
Adam Revysne von Revickzy (austriaco)

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26 Set 2011

Alvise Renier console dei Mercadanti

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Da Volumen Statutorum Venetorum Di Menno (Simons),Jacobus Novellus

Ordine de l’officio del li Consoli. 1459. xxvj. Mazo.
Conciosia che spesse volte occore litte, & differentìe tra quelli,che vendono, & comprano in Venetia Canelle, Zenzari, gottoni, & ogni altra mercantia , delle qual apertamente avanti che concludino li mercati liberamente si po veder; tra li qual mercadanti doppo che hanno fatto & concluso mercado, & tolto le mercantie, molte volte nasce litte, & differentie doppo discorso il tempo, digando quelli tal che compran,.non seguir cosi di sotto, come di sopra, & per questo compareno avanti li Signor Consoli di Mercadanti lamentandosi: Et perche, doppo tolte,& portate via le ditte merce, el si potria commetter molti inganni, & fraude per quelli che comprano, a danno grandissimo & incargo de quelli che vendono tal mercantie, & attento anchor, che il venditor non sa mai quel che l’ha venduto, per questi errori & differentie, el sìa laudabile, & iusta cosa, a proveder a tal inconveniente, che per li tempi che han’ da venir, mai più occorino tal differentie.
Per li sopradetti & Egregij homini M.Stephano Magno, M. Domenego Loredan, M. Aloyse Rhenier honorandi Consoli di Mercadanti, è sta provisto & ordinato, Che de caetero quando alcun Mercadante, si terrier, come forestier, comprarà alcuna mercantia veder, & tentar di sotto,& sopra.ò in mezzo, con tutte quelle diligentie, perche doppoi mossa, & portata via ditta mercantia da loco a loco, non si possa, ne debba far alcuna rason.

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24 Set 2011

articolo di Paolo Renier sui ‘capricciosi dettati della moda’

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Capricciosi Dettati della Moda , ARTICOLO DEL SIG. PAOLO RENIER DI VENEZIA.
Chi vorrebbe far l’Aristarco ad una gentile ed elegante Signorina cui venisse il capriccio, per amor del suo sesso, di riempire la pagina di un giornale dei capricciosi dettati della Moda, e ciò che più monta ponesse ogni studio onde illustrare, quel figurino, che quantunque faccia bella mostra di sé, è soggetto talvolta di serie meditazioni fra le misteriose cortine di una toletta?
Non avrebbe dessa bel campo per mostrare il suo spirito, il suo buon gusto, ed interessare pur anco della lettura gli stessi uomini, che diverrebbero più facili nel concedere alle femmine ciò che reclama la Moda? Ma per far ciò si domanda buon sapore di critica onde giustificare o dannare la Moda in alcune sue innovazioni, giacché anche la Moda ha i suoi principii immutabili, le sue leggi di convenienza, in mezzo a moltiplici stravaganze.
Premessa sempre la narrazione storica di quanto venne adottato nella brillante Parigi, sì per la foggia del vestire che per la parte ornamentale, si fa innanzi la nostra saputa Modigrafa colle sue osservazioni. Rimarca p. e. in quel figurino non bene assortiti i colori: soverchio il numero delle fettuccie: troppo allacciata la gracile personina per cui riesce talvolta istecchita e manierata. Modificazione (grida col figurino fra le mani), per carità modificazione onde non dare nell’esagerato, e si alimenti più che si può l’illusione. E qui vengono i consigli… Alla bruna dagli occhi grandi nerissimi non istà bene quel cappellino giallognolo; adotti quindi per questa volta il formato, e nulla più. Al giallo sostituisca un altro colore più omogeneo alle sue carni. Cosi la bionda dagli occhi azzurri e dalle carni alabastrine abbia sempre per tipo de’suoi colori il nero ed il cilestro, ed infine qualunque altro colore che dia risalto alle sue carni.
Né si ristà la nostra gentile Modigrafa al solo materiale adornamento della persona; spinge anche più in là i suoi consigli, e per tal guisa si fa interessante anche pegli uomini. Vi sono stoffe (sono le sue parole) per Signore che essa chiama privilegiate dalla fortuna, altre per una classe meno agiata, finalmente quelle che soddisfano il desiderio della terza categoria, non meno vogliosa delle altre di vestire alla moda.
Essa si propone di voler provare che quella tale stoffa, che non può convenire per quelle tante ragioni che si farà con buon garbo ad esporre, anziché accrescere decoro e brio fa sfigurare chi l’indossa. Difficile assunto, ma che spera di dimostrare con modi urbani e gentili. Ottimamente scrisse fin qui il sig. Paolo Renier [di Angelo Maria], e noi sacerdoti della Moda leggeremo con piacere i dettati ch’egli promette.
Da La Moda, di Francesco Lampato e Luigi Carrer, 3 Gennaio 1839

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22 Set 2011

prefazione di Domenico Andrea Renier riguardante un suo libro sulla malattia della rabbia

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da ‘Un mot sur la rage virulente et sur l’inoculation du virus rabique’
prefazione domenico renier1
prefazione domenico renier2

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19 Set 2011

di Giovanni Hellmann marito di Felicita Bertrand, già vedova di Bernardino Renier

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giovanni hellmann
Da Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino …, Volume 91 Di Gaetano Moroni

Nella 2.^ Sala Palladiana si trova la Pinacoteca Renier, che contiene i dipinti legati nel 1850 da M. Felicita Bertrand Helmann, vedova del conte Bernardino Renier (il segretario dell’ accademia marchese Pietro Selvatico celebrò la donazione nella Gazzetta di Venezia de’ 19 ottobre 1850, con quanto riprodusse il Giornale di Roma a p. 1000). Ivi leggo, che la quadreria esisteva nel palazzo di Padova, parimenti dalla contessa ereditato dal cultissimo nominato consorte, ma che prima di possederla l’accademia di Venezia, la contessa avea disposto che la godesse in vita il 2.° marito di lei, maggiore Giovanni Hellmann, uomo degno di quelle gemme, perchè di mente a forti ed elevati studi nutrita. Ma egli con rara nobiltà d’animo, rinunciava a sì alto beneficio, perchè più presto la patria del Renier tributasse nuovo e più riconoscente pensiero alla memoria dell’ottimo concittadino, e di quella che fu tanto conforto a’ tardi anni dell’egregio patrizio. Il ch. marchese, nel dichiarare la riconoscenza dell’accademia, notificò che dessa destinava apposita sala sulle cui pareti si rammentasse l’eletto dono della liberale testatrice; chiamando benemeriti della patria coloro, che i tesori dell’arte italiana vogliono tolti al pericolo di crescere invidiabile ricchezza a terre straniere, concedendoli a quegl’istituti nostri, de’quali è primo ufficio istruire la gioventù nelle discipline del bello, contemperando il precetto coll’esempio de’monumenti operati dagli avi immortali.

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18 Set 2011

della nomina a Podestà di Daniele Renier, e delle sue valenti azioni in difesa della Città

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podestà daniele renier

Il Podestà Daniele Renier, il Ministro dell’interno Di Breme, i Giardini, i vascelli.

Renier Podestà, missioni a Napoleone a Milano, Berlino e Varsavia. Regno d’Italia. Milano 30 Novembre 1806. Il Ministro dell’Interno, al Sig. Daniele Renier Podestà di Venezia. Essendosi degnata S. A. I. il Principe Viceré di accogliere il voto espresso di tutti li ordini dello Stato di supplicare S. M. l’Imperatore, di aggradire che una Deputazione possa presentarle al Quartier Generale il tributo d’ammirazione, e di riconoscenza che le sue ultime vittorie comandano ai suoi popoli d’Italia, ha la prelodata A. S. I. con suo venerato Decreto del giorno 28 cadente Novembre nominata Lei Sig. Podestà, in altro dei tre Deputati presso Sua Maestà. Mentre ho l’onore di notificarle senza ritardo, giusta il prescrittomi in copia concordato lo stesso Decreto per la corrispondente esecuzione, non mi rimane che la scelta fatta nella tanto degna di lui persona, ad una sì luminosa e interessante missione, pregandola di aggradire i sentimenti della mia più distinta stima e considerazione. Di Breme. Da Archivio del Comune di Venezia, n. 8674, 1806.
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15 Set 2011

Alvise Renier agente in Dalmazia sopra la regolazione dei sali

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Da Mnmeia Hellniks historias vol. 9
DXXIX. 1549, 30 Martii.
Consiliarii, capita XL, sapientes Consilii, Terrefirme, Ordinum.

Fo concesso per questo Consiglio l’anno 1542 a 22 di Decembre al fidelissimo nostro Theodosio Vergizi Spatafora citadino di Napoli di Romania per premio de i meriti soi, et per ricompensa delli beni che 1′ havea abbandonato in detta città , l’ officio di gabelloto del sal nella città di Sibinico, con tutti salario, utilità , preeminentie, obligation et carghi con li quali l’ havea goduto il predecessor suo, etcet. come in detta concessione si legge. Et perche l’ anno 1540 per il qu. nob. nostro Zuan Alvise Venier, all’ hora conte et capitano di Sibinico, et il diletto nob. nostro Alvise Rhenier, Agente nostro in Dalmatia, forono ordinati, et instituiti alcuni capitoli per la regolation delli sali, che entrano in quella gabella, li quali si come apportano notabile beneficio, et utile a quella camera nostra, cosi hanno levato del tutto le regalie, et utilità del detto officio di gabelloto, a gravissimo maleficio et danno del predetto fidelissimo nostro, non gli essendo rimasto altro, salvo che il solo salario delli ducati 48 all’ anno, delli quali convien darne 24 all’ anno ad uno mesurador ch’ attende a detta gabella insieme con lui, di modo che vien a restar con soli ducati 24 all’anno, si come dalla supplicatione soa, et dalla risposta del diletto nobil nostro Piero Navagier al presente conte et capitano di Sibinico hora lette, questo conseglio ha inteso ; onde havendo il predetto supplicante rechiesto, che se voglia in qualche modo proveder all’ indennità soa, con dargli modo che possa sostentar se et la numerosa soa fameglia, conviene alla giustitia, et alla pietà della Signoria nostra esaudir la petition soa, cosi ricercando la fede, et meriti soi: però L’ andera parte che per autorità di questo conseglio al salario che ha il predetto officio di gabelloto di ducati 48 all’anno, siano aggionti altri ducati vintiquatro, si che ia tutto siano ducati settantadoi all’ anno, li quali siano pagati dalla camera di Sibinico nel modo et forma che al presente si pagano li detti ducati 48, acciò che l’ habbia modo di vivere, et che possi esercitar l’officio con quella diligentia, et fede che conviene all’importantia dell’officio predetto. Et della presente deliberatione ne sia data notitia al conte et capitano di Sibinico, et successori per la debita osservantia soa.

Hieronyinus Pisauro Sap. Cons. Aloysius Mocenico Eques Sap. T. F.

De parte . . . 164 de non … 13 non sinceri … 11

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12 Set 2011

Rodolfo Renier presenta alcune lettere inedite di Andrea Doria

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Da Giornale ligustico di archeologia, storia e letteratura, Volume 10, 1883
LETTERE INEDITE DI ANDREA DORIA

AI DIRETTORI DEL GIORNALE LIGUSTICO.
Chiarissimi Signori

Il conte Luigi Nomis di Cossilla, sindaco, archivista, consigliere di stato in Torino, appartenne a quella eletta nobiltà piemontese, che tanto bene meritò della patria. Fu di principi liberali ed amò le lettere, vivendo in corrispondenza con gli Studiosi più meritamente stimati de’ tempi suoi, emulo in questo del Napione, che fu suo suocero. Raccolse egli con amore e intelligenza un numero molto rilevante di autografi, non risparmiando cure nè spese, e facendosi aiutare dal Napione, dal Balbo e dal Gazzera. Morto lui, la sua raccolta fu gelosamente custodita e aumentata dal figlio Augusto, il quale la legava al Museo Civico di Torino con testamento del 7 gennaio 1876. La preziosa raccolta non passò effettivamente nel Museo se non nell’ autunno del 1882 e venne collocata in apposito armadio a vetri , che si può vedere nella sala N. I. Il Museo Civico già possedeva un certo numero di autografi , ma la raccolta Cossilla costituisce ora in questa parte la sua principale ricchezza. Essa è formata di 34 mazzi di autografi vari , 4 mazzi di autografi di cardinali e 16 mazzi di autografi di principi. Il maggior numero degli autografi è del secolo passato, e vi ha parte larghissima, anzi preponderante, la Francia : ma non vi mancano preziosi documenti di tempi più antichi , segnatamente del secolo XVI.
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08 Set 2011

del Podestà Daniele Renier riguardo la soppressione del Convento delle Cappuccine (e altri) a Venezia

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Lettera del podestà Daniele Renier al Prefetto Serbelloni.

L’8 giugno 1809 Renier scrive allarmato al Prefetto Serbelloni: Regno d’Italia, Dipartimento dell’Adriatico.
Il Podestà della Comune di Venezia. Al Signor Prefetto dell’Adriatico.
Mandò il Sig. Ministro un più dettagliato riscontro sul Progetto sul Giardino, e Passeggiata pubblica, che mi sono fatto in gradito dovere di comunicarle nel mio Rapporto del 28 Maggio n. 3339; ho in pregio di rimetterLe in copia il relativo Dispaccio. Importando poi l’esecuzione del Dispaccio medesimo, che contempla la sollecita esecuzione del Progetto, che vengano demoliti i Fabbricati dei conventi, e adiacenze, di San Domenico, di quello della Cappuccine, del Collegio dei Somaschi, e dell’Ospitale di Marina, così trovo essenziale sopra due oggetti, singolarmente di ricorrere alla di Lei Autorità, perché venga rivocato il traslocamento delle R.R. M.M. Cappuccine, che un sentimento di venerazione e divozione insieme per un così esemplare Istituto mi vedo ardito in pregar il Sig. Prefetto a voler concorrere che venisse ricercato dove meglio anderebbero nella circostanza di trasferirsi.
Essenzialmente poi m’interessa di conoscere le di Lei intenzioni rapporto alla progettata comunicazione del Rivo di Castello; però tale operazione dipende dall’Autorità alle Acque.
L’onore di interpretarmi con distinta stima, e considerazione. Venezia 8 Giugno 1809.
Renier. Bellato segr.

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03 Set 2011

busti di Federico e Alvise Renier nella chiesa della Madonna dell’Orto

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busti di federico e alvise renier
Madonna dell’Orto – Venezia, Cappella Renier, Busti di Federico Renier Comandante di galea a Lepanto, Podestà di Padova e di Treviso (1543- 1601), e di Alvise Renier(1509- 1560), Provveditore a Creta, Duca di Candia e Bailo a Costantinopoli.

Federico di Alvise (a sinistra). Fu Senatore assai influente, e nel 1566 ebbe una parte di primo piano, come conferma il Cicogna, nelle lunghe discussioni svoltisi al Senato sull’opportunità di muovere guerra ai Turchi, o di mantenersi neutrali nella contesa fra questi e Carlo V. Federico fu un acceso sostenitore della prima tesi, ed in tal senso poi il Senato deliberò, con lievissima maggioranza, dando luogo alla nota alleanza con i principi cristiani, ed ai fatti d’arme che ne seguirono (battaglia di Lepanto) Ricoprì numerosissimi incarichi, tra i quali: Capitano a Verona, nel Cadore, ed a Crema; più volte Savio; Capo dei Dieci; Avogador de Comun; Censore; Rettore della Canea; Ambasciatore a Roma in occasione dell’elezione di Pio III; in seguito, Ambasciatore presso lo stesso Pontefice; elettore del Doge Gritti; lui stesso candidato a Doge nell’elezione del Doge Lando; regolatore delle discordie fra Brescia e Crema, ecc. Morì ad 80 anni, ed è sepolto nell’altare Renier alla Madonna dell’Orto, con iscrizione. Era stato creato, dal Pontefice, Cavaliere, e quindi, dalla Repubblica, Cavaliere della Stola d’Oro. Sulla lapide posta sotto l’erma è scritto: “Federico Rhenerio Senatori integerrimo summis Honoribus ac Reip. Onerib. Maxime cum laude perfecto qui praecipue in memorabili Belli navalis conflictu contra Turcas ad Echinadas se acerrimo Religionis ac Patriae defensorem praebuit. Obiit MDCI die VII Martii. Joannis Rhenerius frater PC”.

Alvise di Federico (a destra). Fu una personalità di grande rilievo per cultura ed eloquenza, e partecipò attivamente alla politica veneziana, specialmente in incarichi esterni. “Senatore di merito straordinario e di profonda penetrazione negli affari più reconditi di Stato”, come lo definisce un suo biografo, ricoprì numerosi incarichi, dal 1537 alla morte, avvenuta nel 1560: commissario in Dalmazia per la definizione dei confini – Provveditore alla Canea; Rettore e Provveditore a Cattaro; inviato in Dalmazia a ricevere l’ambasciatore ottomano – Bailo a Costantinopoli nel 1545 (sono riportati suoi documenti nel testo del Bertelè) – Savio del Consiglio – due volte Ambasciatore straordinario presso il governo ottomano, con il quale appianò molte divergenze – consigliere – console dei mercanti.
Nel 1550 fu nominato Duca di Candia, succedendo a Sebastiano Venier. Più volte elettore ducale, fu egli stesso candidato a Doge nell’elezione del Doge Priuli, ottenendo 21 voti, cioè una votazione vicina alla maggioranza di 26 richiesta; in seguito fu Procuratore di S. Marco, ed Ambasciatore presso il Pontefice. Oltre alle sue doti politiche per le quali venne citato come “oracolo delle situazioni difficili”, si dice avesse una vista così acuta, per cui dal capo Lilibeo, in Sicilia, vedeva e contava le navi all’ancora nel porto di Cartagine. Collezionista di monete antiche, collaborò con il Vico ed il Golzio nella stesura dei loro testi di numismatica, che furono i primi in questa materia. È sepolto alla Madonna dell’Orto, con la seguente iscrizione, posta sotto l’erma:
“Aloysio Rhenerio DM Procurator integerrimo Rebus tam Domi quam Foris difficilissimis temporibus felicissime gestis optime de Rep. Merito praesertim bis legatione functo ad Solimanum Magnum Turcarum Imperatorem. Obiit MDLX die XV Aprilis. Joannes Rhenerius nepos PC”.

Erano del ramo Renier di Ca’ Foscari, quello di Bernardino.

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25 Ago 2011

pala di Matteo Ponzone sull’altare Renier nella Chiesa della Madonna dell’Orto in Venezia

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san giorgio matteo ponzone
TITOLO: San Giorgio tra i Santi Girolamo e Trifone
L’opera proviene dalla chiesa di San Giovanni dei Furlani, detta della Commenda di Malta. Gli stemmi alle basi delle colonne sono quelli di Federico Renier e della sua seconda moglie Agnesina Erizzo, sposata nel 1514. La pala è stata qui collocata a seguito delle confisca napoleonica della pala del Pordenone di San Lorenzo GIustiniani e altri Santi. Il capolavoro, portato a Parigi nel 1797, è oggi nelle Gallerie dell’Accademia.

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22 Ago 2011

di eredità e possessi Renier nella provincia di Padova

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da Terminazioni, E Dichiarazioni Fatte dagl’Illustrissimi, & Eccellentissimi …
Di Marco Antonio Giustinano

Li Nob. H. H. s. Polo Giustinian Lolin fu di s. Zuan’Andrea, e Fratelli Renier fu di s. Antonio, e Zuanne, e Fratelli Michiel fu di s. Marc’Antonio, possessori, cioè detto s. Polo de campi doicento in circa, in parte arrativi, parte prativi, e parte vallivi con Casa dominicale, e da Lavoratori, e cinque casoni, e detti N.N.H.H. Renier, e Michiel per le loro possessioni con fabriche, il tutto posto nelle ville di Ponte Casale sotto Conselve, erano già del Co: Lodovico dal Verme, e poi della Sereniss. Signoria, e da essa venduti parte 1442, 16 Marzo al q. N.H. Bernardo Zane, e parte l’anno 1461, 6 Decembre al q. Sig. Filippo di Garzon, & indi pervenuti nelli sodetti N.N.H.H. Giustinian, Renier, e Michiel in virtù de loro titoli, godino come gl’altri sodetti possessori de beni de Signori conti dal Verme, l’essentioni, immunità, e prerogative tutte delle gravezze, reali, personali, e miste, con li loro Lavoratori, o Affittuali, e de dacij vecchi in vigor dell’antenominato Privilegio Imperiale 1387. 2 . Agosto, e per le vendite sopradette. Et lo stesso ottengano.
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19 Ago 2011

il podestà di Brescia Bernardino Renier sulla gente di Gardone Val Trompia

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da pierantoniobolognini.it

1645 – DALLA RELAZIONE DEL PODESTA’ BERNARDINO RENIER
Relazioni dei Rettori Veneti in Terraferma. Milano, Giuffré, 1978 vol XI, cit…

… Il territorio bresciano è di lunghezza di miglia cento… ha in sé molte e grosse terre et Vali… Li habitanti di detto territorio ascendono al numero di doicentoottantamilla, la Valcamonica n’ha cinquantaduemilla, Val Sabia undecimilla, et la Valtrompia diecimilla. Sono tutte genti ardite et feroci et molto inclinate alle armi…
… Vi è la terra famosa di Gardone nella Val Trompia, che per il sito et per li molteplici utilissimi edificij di fabricar canne et altri instrumenti militari in tanta copia e con tanta facilità et per l’industria delli abitanti è una delle più celebri terre della Provincia; ridducono là gli huomini le pietre in ferro et il ferro si convertirebbe subito in oro quando la Serenità Vostra stimasse profittevole il facilitargliene l’essito; ma regna tra quelli abitanti l’invidia e l’odio, onde ne sono nati et sono tutthora fra di loro capitali discordie, dalle quali ne sono provenute et ogni giorno ne succedono moltiplicità di homicidij…
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17 Ago 2011

quando il Bailo di Costantinopoli Paolo Renier ottenne per i veneziani il commercio nel Mar Nero

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Da Storia Civile E Politica Del Commercio de’Veneziani, Volume 8
Di Carlo Antonio Marin

Mentre Renier era Bailo alla Corte Ottomana, potè con la sua destrezza ottenere che qualche legno Veneto mercantile, potesse penetrare in quel mare, prima di allora ai Veneti affatto intercluso . La Porta ne’ suoi timori già avuti ed aveva, che la Repubblica, eccitata più di una volta, avesse a collegarsi co’ suoi nemici la Russia, e l’Austria, aderì facilmente alla concessione. Dietro a un privilegio così speziale molti dei sudditi Veneti concorsero per averlo di commerciare in Mar Negro . I Cefalonioti fra gli altri i più destri speculatori , or con bandiera Prussiana, ora con Russa, ora con Turca , commerciavano non solo in Mar Negro, ma in tutte l’Isole dell’Arcipelago . Portavano sopra tutto vini e liquori telarie di bombace, generi propri dell’ Isola, e tutto ciò, che di altri generi o manifatture forastiere permesse, potevano avere nelle coste di quel mare un più facile smercio. Traevano in concambio caviale di Azof o di Tangarof nuovi Russi stabilimenti, grani in Crimea e Bessarabia, e tutto altro che credevano utile ad ismerciare, più in questo che in un altro Porto (*) dove tornava loro più utile il farlo . Il grano di Odessa. incominciò ad aver grande smescio tra le nazioni, perciò incominciarono i nostri a concorrervi con que’ che trafficavano in Mar Negro, e in quel Porto. Odessa detta dai Turchi Codgibei è una città di Bessarabia, dentro la costa Occidental del Mar Negro , che contiene 20000 circa, tra naturali è forastieri abitanti . Da essa si estraggono granaglie di tutti i generi; semi di lino, e canape, pellami salati e

(*) Quando io sono arrivato in quell’Isola nel 1778 come Comandante di una galea, subordinata ad un Controammiraglio dell’Armata sottile della Repubblica , che si diceva il Governatore dei condannati , viddi Lixuri or riguardevole paese dell’Isola, rovinato dai terremoti il più squallido e languente. Quando io sono poi giunto alla stessa in qualità di Proveditore, o sia Governatore, trovai Lixuri ristaurate tutte le abitazioni, ripiena di doviziose persone. Livatò altro paese dell’Isola, non era men ricco ben fabbricato e ragguardevole di Lixuri. Questi due paesi non ebbero felice aumento, prosperità e ricchezza, che per il Commercio che facevano i suoi naviganti in Mar Negro. Il numero dei bastimenti nel primo mio approdo a Cefalonia , non era che di 60 poco più. Quando ivi tornai, si calcolavano da poco men. di 600 bastimenti dai grandi ai piccoli.

concjatti i , ai quali si dà il nome di bulgari, pellizzarie o pelli di volpi di lupi, ed altri animali selvatici. Ferro, sevo, telarie in genere, e particolarmente quelle dette lunette . Ed inoltre catrame, canape, lino, e cere. S’incominciò dai nostri con 13 bastimenti l’ un per l’ altro da 4500 staja di grano, i quali in progresso arrivarono a circa 200 e forse più . I contratti si facevano a Kiovia a cinque rubli per ogni due staja di grano, e si vendevano nei paesi Occidentali in ragione di 70 lire allo stajo ed anche più . In una parola guadagnavano i mercanti nostri nel commercio dei grani in Odessa dibattute le spese più del 40 per 100. Ma supponiamo che tra i tre primi anni, ed i posteriori traesser di lucro un solo 20, e che invece di 4500 staja per bastimento i 200 ne contenessero soltanto 3000, la summa viene a rappresentare staja 600000. Quindi il lucro percetto da questo numero al 20 per 100, risultarebbe di 12 millioni di lire Venete. A ciò si deve aggjugnere per lucro il mantenimento degli equipaggi, che ritornati in patria spendevano il loro civanzo.

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12 Ago 2011

quando il Vescovo Giovanni Renier concorse alla costruzione di un monumento a Feltre in onore di Panfilo Castaldi

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,panfilo castaldi
castaldi
etc. etc

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09 Ago 2011

studi sui Monti di Pietà di Ferdinando Cavalli, figlio di Elisa Renier

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da Memorie del Reale veneto istituto di scienze, lettere ed arti, Volume 6, 1856
Di Istituto veneto di scienze, lettere ed arti

STUDJ SUI MONTI DI PIETÀ DEL M. E. Dr. FERDINANDO CAVALLI
Illustri colleghi! Gli stabilimenti che prestano denari sovra pegno corrispondente sono, fuor di dubbio, da annoverarsi fra quegl’Instituti di beneficenza pubblica, che toccano più da vicino la condizione economica de’necessitosi; ed è appunto di tali stabilimenti che, per soddisfare al compito assuntomi, vengo oggi ad intrattenervi.
L’usura è mal vecchio nel mondo, nato d’un parto col bisogno e col commercio. Poco o nessun riparo gli antichi seppero mettere a questo scapito. Gli Ateniesi erano feneratori avidissimi, e Solone lasciò il peso dell’usura a beneplacito del prestatore. In Roma, sotto i re, l’interesse del denaro non ebbe regole : prime le dodici tavole lo tassarono (mi tengo alla opinione di Niebuhr e di Troplong) al dieci per cento l’anno. I tribuni nell’anno 406 lo ridussero alla metà; poi nel 414, a vietare ogni interusuro, venne la legge Genucia, la quale però io credo con Salmasio non sia mai stata attuata.
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09 Ago 2011

In morte della Nob. Dama Giustina Renier Michiel

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In morte della Nob. Dama Giustina Renier Michiel
Autrice delle Feste Veneziane, e di altri pregevoli lavori
di Paolo Renier, di Angelo Maria

Visione
Travagliato dal duol supino giace
Il fral mio lasso, e priva di conforto
S’agita l’alma e non vi trova pace.

E vaneggiando, in più pensieri assorto,
Scorgo al fioco chiaror di mesta luna
Sacro un ricinto sovra l’acqua sorto.

Ivi una nebbia di vapor s’aduna:
A custodia vi son squallide larve
Che aggirando si van per l’aria bruna.
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04 Ago 2011

di Adriana Renier Martinengo Cesaresco

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da Giornale della provincia Bresciana
N. 16071. EDITTO
Essendosi da quest’ I. R. Tribunale interdetta l’amministrazione e la disposizione de’ proprj beni alla contessa Andrianna Renier vedova del fu conte Enrico Martinengo Cesaresco di questa città, in causa di delirio melanconico ricorrente, di cui è affetta; se le sono deputati curatori alla persona e beni esistenti nelle provincie di Lombardia il nob. Clemente Rosa di Brescia; ed all’amministrazione dei beni nelle Provincie di Venezia il N. V. conte Alvise Renier di lei padre.
Ciò si porta a comune notizia per ogni effetto di legge , mediante pubblicazione del presente editto, che sarà affisso ai luoghi soliti, ed inserito per tre volte nelle pubbliche Gazzette di Milano, Venezia e Brescia, a diligenza rispettiva dei nobili curatori.
Brescia, dall’I. R, Tribunale Provinciale il 22 agosto 1825.
BERTI Presidente
Soretti Cons. Capponi, Cons.
Odoni Seg.

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03 Ago 2011

in onore di D. Giovanni Renier nominato Canonico della Cattedrale di Treviso

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Da Elogio di San Giovanni Crisostomo di D. Giovanni Renier

Prefazione
A Mons. Rev. Don Giovanni Renier Arciprete del S. A. O Costantiniano di Parma, Cavaliere de’SS. Maurizio e Lazzaro, Vicario foraneo, Ispettore scolastico distrettuale, Rettore del Seminario Diocesano.
Monsignor Cavaliere Arciprete, nella infausta circostanza in cui, dopo un regime spirituale durato da quasi 12 anni con amore, sapienza e pietà veramente evangelica di questa importante e vasta fra le parrocchie, siete chiamato ad assidervi fra gl’illustri Canonici della Cattedrale di Treviso. In tale circostanza che diciamo infausta per noi sottoscritti Fabbricieri di questa chiesa e Priori della Venerabile Confraternita del SS., i quali avemmo campo di osservare da vicino in tutta la intierezza le numerose prove che deste mai sempre di nobile disinteresse e zelo, anche pel decoro esterno alla Casa del Signore, non possiamo fare a meno d’esternarvi il nostro dolore, presentendo solo il vuoto che lascerete dietro la vostra dipartita.
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30 Lug 2011

dedica a Daniele Renier riguardo un monumento sepolcrale

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monumento claudia toreuma
Antico monumento sepolcrale, da pochi anni scoperto presso la città di Padova.

A sua Eccellenza Daniele Renier Conte dell’Impero austriaco, Ciambellano, Consigliere intimo di S. M. I. R. A., Commendatore della Corona ferrea e grande Scudiere del Regno Lombardo-Veneto.
Egregio e eccellentissimo Signore! Corre ormai l’anno decimoottavo che lungo l’antica via romana, che da Padova passando per Mandria conduce ai celebratissimi Bagni di Abano, trovossi, scavando a grande profondità, un bellissimo sepolcrale monumento [della liberta Claudia Toreuma]. Marc’Antonio Lion la fece collocare all’atrio della chiesa di S. Daniele…
Prego V. E. di accogliere benignamente l’offerta di questo opuscolo, che spero doverle riuscire gradito, atteso il suo particolare affetto a tutto ciò che ha relazione agli ameni studi dell’antica letteratura e delle arti belle, in queste venete provincie delle quali V. E. è un distintissimo ornamento. Colgo questa opportunità per attestare la mia speciale stima e venerazione per l’E. V. e protestandonele ossequiosamente, umilissimo ossequiosissimo servitore Giuseppe Da Lion. Padova, 2 Ottobre 1838…
Padova, Sicca, 1838. Misc. 1592, Bibl. Marciana.

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30 Lug 2011

Alla memoria dell’arciprete Angelo Dalmistro

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angelo dalmistro
Alla memoria dell’arciprete Angelo Dalmistro (1754-1839)
Discorso dell’ab. Giovanni Renier letto all’Ateneo Veneto di Venezia il 18 Marzo 1839

Ogni giorno ci si offrono prove novelle dell’umana caducità, e questa nostra Italia che nello spazio di pochi anni pianse la perdita di tanti illustri, è chiamata oggi a piangere un’altra e non ultima gloria sua. Da tempo gli uomini delle circostanti città si andavano domandando: che fa il Dalmistro? E il Dalmi-stro che da quasi un lustro cedendo insensibilmente al peso dell’età grave, con comparia tra le genti, sentendosi venir meno le forze della vita, e le intellettuali potenze, finché il giorno 25 dell’ultimo cor-rente febbraio spirò nella pace dei giusti.
A un Veneziano, Membro antico di questo dotto Ateneo, e co’più ragguardevoli che lo compongono legato d’amicizia e da consuetudine, molti, e ciascuno più degnamente di me, avrebbero potuto spargere un fiore sulla sua tomba; ma certo nessuno al paro di me sentia sì forte nell’animo l’impulso a offrir senza indugio questo ingenuo tributo alla virtù di un uomo, con cui divisi lunga stagione gli studi, la stanza, le pastorali sollecitudini, e da cui n’ebbi sempre argomenti di affetto, consigli, conforti ed aiuti a correre la difficil palestra della cristiana eloquenza. Così mi fosse concesso impegno e tempo a rendergli ora qualche testimonianza dell’altissima stima in che tenni Lui vivo, qualche prova del riverente amore che a lui mi strinse vicino e lontano…
Angelo Dalmistro non dovette che a sé l’onorato suo nome. Figlio di onesto ma oscuro padre, a cui le fornaci di Murano ardenti abbronzavano il polmone, all’uscir di fanciullo non vede a sé dinanzi che la faticosa professione del genitore. Se non che, il giovanetto che sentiasi chiamato alla clericale milizia, ne chiese le insegne, e diedesi agli studi nel Seminario diocesano. L’ingegno era molto, fervente la volontà, l’amore per l’umana letteratura caldo…
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27 Lug 2011

delle pubblicazioni di Stefano Andrea Renier

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stefano a. renier
Da Biblioteca italiana, o sia Giornale di letteratura, scienze ed arti, Volume 1, 1816
MANIFESTO TIPOGRAFICO E CALCOGRAFICO.

La parte più feconda e più importante della Storia naturale è certamente la Zoologia, ed è quella che più da vicino e maggiormente interessa l’ uomo.
Tra gli animali più difficili da rinvenirsi e da esaminarsi vivi nel loro elemento sono certamente i marini.
Il Dott. Stefano Andrea Renier medico-fisico, professore di Storia naturale nell ‘ I. R. Università di Padova ec., fin dalla sua prima età con. trasporto particolare e con accurato studio si è dedicato spezialmente a questo interessantissimo ramo di sapere ; ed indagatore indefesso ed osservatore diligentissimo per circa 30 anni continui ha fatto in Chioggia sua patria ricerche ed osservazioni non mai interrotte sugli esseri animali dell’ Adriatico, scorrendolo tratto tratto egli stesso, e mediante un esteso numero di pescatori da lui addestrati procurandosene continuamente i più perfetti individui. Ebbe egli perciò campo di vederli sopra luogo, nel loro elemento vivi, in tutti gli stati ed in tutte le stagioni, e di anatomizzarli a suo bell’agio replicatamente. Questo lo portò a discoprire dei nuovi viventi, a poter fare delle nuove osservazioni , delle esatte anatomie e molte rettificazioni a quello che da altri è stato pubblicato.
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24 Lug 2011

orazione di D. Giovanni Renier sulla riapertura della chiesa di S. Silvestro in Venezia

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Per la festiva riapertura della chiesa di San Silvestro in Venezia, Orazione inaugurale di D. Giovanni Renier

…Questa cara e portentosa Venezia ci lascia ella niente a desiderare di ciò che appartenga a religiosa magnificenza? Dai giorni di Narsete fino all’ultimo sonno della Repubblica, che le diede la vita e ne resse i destini, smentì ella mai nell’esterno culto quella fede che in grembo alle Lagune venne co’padri fuggendo la ferocia degli Unni?
Oh, ciò che ci rimane di grande, palesa per ogni lato la pietà rigorosa dei passati suoi figli, ché la cattolica religione anima dei cittadini, compagna alle eroiche imprese impulso e scudo negli ardui cimenti, sentimento de’rettori e de’capitani, la religion che l’incuorava nei rischi delle battaglie, li rendea forti per anni e secoli a pugnar la causa di Cristo, era testimoniata per ogni evento solenne dalla erezione di monumenti cristiani.
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24 Lug 2011

di Giuseppe Capparozzo amico di Adriana Renier Zannini (collaborò alla raccolta di epigrammi Api e Vespe)

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capparozzo giuseppe
da Treccani.it , di N. Vianello
CAPPAROZZO, Giuseppe. – Nato a Lanzè di Quinto Vicentino, piccola borgata nei pressi di Vicenza, da Angelo e Lucrezia Matteazzi il 10 dic. 1802, passò la fanciullezza presso lo zio paterno Matteo, arciprete a Villaverla, e la giovinezza nel seminario di Vicenza, terminando a ventidue anni gli studi seminarili. Con brevi intervalli, dovuti prevalentemente alla precaria salute, si dedicò ininterrottamente all’insegnamento delle lettere nei ginnasi di Castelfranco Veneto e di Ceneda (1823-31), di Vicenza (1833-34), di Verona (1835-40) e di Venezia (1840-48).
Buon insegnante, diede preminenza all’italiano sul latino, e alla poesia sulla prosa; il suo metodo, articolato in tre momenti, lingua stile fantasia, non si discostava da quello generalmente diffuso nelle scuole seminarili del Veneto, fondato sulla lettura (Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso), sulla traduzione (specialmente da Virgilio), e su componimenti settimanali, in prosa e in verso, per i quali suggeriva la compilazione di “scheletri”, progressivamente ridotti. Ebbe allievi, fra gli altri, P. Perez, dantista rosminiano docente all’università di Graz, O. Occioni, docente di letteratura latina e prorettore dell’università di Roma, entrambi editori delle sue poesie, G. Zanardelli, A. Serena e il Fusinato.
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22 Lug 2011

Sebastiano Renier Podestà di Monemvasia (Morea, Grecia)

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monemvasia
Da Castles of the Morea Di Kevin Andrews,Glenn R. Bugh
………………..
What is strange is that so little can be definitely assigned to the first Venetian occupation of 1463-1540. The only tangible evidence of their presence here is a well-head in one of the ruined houses of the upper fortress, which is carved with the Lion of St. Mark, the coat-of-arms of Antonio Garzoni, podestà of Monemvasia in 1526 and 1538, the coat-of-arms and initials of Sebastiano Renier, podestà from 1510 to 1512, and the date MDXIV. The lower section of the Mura Rossa gives a strong impression of Venetian building, but the majority of the fortifications, almost the whole of the lower town circuit, all the parapets in the upper fortress, and the artillery emplacements at both ends, fall within the Turkish period.
The Venetians of 1690-1715 made Monemvasia the capital of the Lakonian province, and developed the mainland arbour as an outlet for south Peloponnesian exports. But their only addition to the fortifications seems to have been repair-work on the large sea bastion in the lower southwest corner of the town walls, which their guns had bombarded during the siege

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21 Lug 2011

Lettera di Paolo Renier a Marcantonio Michiel

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Pera di Costantinopoli, 17 Agosto 1772.
L’imbarazzo dei molti affari non mi permisero di rispondere tosto alla vostra amorosa lettera.
Spero scuse di questa piccola dilazione, che sono certissimo, che non la imputerete a tepidezza d’amicizia, e di affettuoso attaccamento per voi.
Vi ringrazio delle premure che sentite per la mia Famiglia, e per le cose, che la riguardano.
Vi chiama a ciò la dolce indole del vostro animo, e il futuro che deve succeder fra la vostra, e la mia Casa, quando Voi continuerete a dar saggi di pregevole condotta, e dimostrare amore della applicazione, e dello studio, ch’è quella provvisione, che è la sola che ci può lenire nella vecchiaia…
Con affettuoso cuore vi abbraccio.
Polo Renier.
Da Ms. PDc 732 Bibl. Correr

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19 Lug 2011

di Giacomo Renier sul commercio dei canapi, 1303

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giacomo renier sui canapi

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17 Lug 2011

del procuratore Daniele Renier quando fu eretto il Santuario di Pellestrina

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santuario pellestrina
medaglia pellestrina
Medaglia celebrativa fusa a Venezia nel 1718. Opus: anonimo. (AE – Ø 47,9 mm – 34,8 g). D/ PRAESIDIVM VENETOR(VM) TEMP(LVM) B(EATAE) M(ARIAE) V(IRGINIS) PALESTRINAE A(NNO) D(OMINI) MDCCXVIII S(ENATVS) C(ONSVLTO). La Vergine col Bambino seduta su una nuvola. R/ IO(ANNE) CORNELIO DVCE IOAN(NE) EPIS(COPO) CLODIENS(I) PROCVRANTIBVS ANDREA CAPELLO DANIEL(E) RAINERIO VINC(ENTIO) GRADEN(ICO) P(ROCVRATORE) PROVISORIB(VS) SVPER MONASTERIIS. Scritta in sei righe e sul contorno. Voltolina n. 1405.

A Pellestrina, isola della laguna di Venezia, esisteva, sin dall’XI secolo, una cappella dei Santi Vito e Modesto Martiri. In essa era conservata una sacra immagine della Madonna che, secondo la tradizione, il 4 agosto 1716 si sarebbe animata per spiegare al piccolo Natalino Scarpa de Mutti come salvare Venezia e la Cristianità dalla minaccia dei Turchi. Immancabilmente costoro furono sconfitti da Eugenio di Savoia in Ungheria e cacciati da Corfù ad opera dei Veneziani pochi giorni dopo (26 agosto). Con decreto del Senato, la Repubblica decise l’erezione, in una zona adiacente alla cappella dei Santi Vito e Modesto, di una chiesa adeguata alla sacra immagine.
Su progetto dell’architetto Andrea Tiralli, si iniziarono i lavori ed il 16 agosto 1718 il Vescovo di Chioggia, Giovanni Soffietti, officiava la cerimonia della posa della prima pietra ponendo inoltre, nelle fondamenta, alcuni esemplari in argento e bronzo della medaglia.
Ultimati i lavori, il 30 maggio 1722 fu operata la solenne traslazione della miracolosa immagine. Il tempio ancor oggi esistente è oggetto di particolare devozione da parte della popolazione di Pellestrina soprattutto nel corso della prima settimana di agosto

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15 Lug 2011

oselle di Murano del doge Paolo Renier

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oselle murano doge renier

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13 Lug 2011

Angelo Marchesan su Giovanni Renier

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Prefazione di Angelo Marchesan, da: La cronaca di Mestre degli anni 1848 e 49, e saggio di altri scritti inediti, di Giovanni Renier, a cura di Angelo Marchesan, Treviso, Turazza, 1896.

E’ curioso però che mentre tra le carte del Renier ho trovato doppia copia delle satire contro di lui, neppure una riga, per quanto abbia esaminato con paziente diligenza, ho rinvenuto dei suoi Aristarchi, i quali potei avere soltanto dalla cortesia del prof. Pio Andretta, che per fortuna nella biblioteca di famiglia ne trovò ancora una copia, la quale io penso di riprodurre, insieme colle risposte accennate, in fine di questo volume. Non paghi degli strali satirici ch’erano stati scagliati contro il giovine maestro d’umanità, si volle a forza da lui, da chi si credette offeso, una piena e formale ritrattazione; ma il Renier non s’adattò a tanto, si giustificò semplicemente dinanzi allo stesso rettore ed a’cinque testimoni, Andrea Andretta, Matteo Puppati, Giacomo Trevisan, Carlo Mariani e Angelo Tessari, alla cui presenza furono pure bruciate diciannove copie dell’epistola gli Aristarchi, edita a Bassano per il Baseggio, parte col nome, parte senza nome dell’autore. Dopo questa solenne combustione poetica, il Visentini dichiarò di «dimenticare da quel momento e perpetuamente in avvenire la poesia stessa, di dimettere ogni dispiacere e risentimento, e di ridonare al sig. prof. Renier la primiera amicizia e benevoglienza, senza che più mai vi avesse a ricordare l’avvenimento passato e che per occasione di quello avesse a sussistere alcuna diffidenza o mala intelligenza (v. Foglio apposito in carta bollata, Busta Renier ne’ Cap). Ma l’umiliazione, meritata o no, patita dal Renier era stata troppo forte perché un giovane professore di 26 anni avesse potuto dimenticarla lì su due piedi, e si fosse adattato a continuare indifferente ad insegnare da quella cattedra, che l’invidia dei colleghi con tanta bassezza gli avea contrastata. Più tardi ecco com’egli stesso, parlando di Castelfranco, ricorda il doloroso fatto: “Dopo 26 anni ho diritto alla pubblica fede.
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11 Lug 2011

Margherita Corner, moglie di Daniele Renier, dama della croce stellata

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Da Gazzetta di Mantova, 1825

Venezia 10 agosto.
Alle ore otto del mattino di ieri le LL. MM. II. RR., unitamente alle L.L. A.A. II. l’ arciduca Francesco Carlo e Raineri Vicerè e le arciduchesse loro spose, partirono da Venezia seguite da molte barche e bissone, e accompagnate sempre dai sentimenti della più ingenua riconoscenza di tutti gli abitanti, per la dimora con cui le prelodate LL. MM. A.A. II. onorarono nei passati giorni questa città, e dai più rispettosi augurj per la felice continuazione del loro viaggio e per la costante loro prosperità.
S. M.. l’ arciduchessa duchessa di Parma è pure partita nella stessa mattina di jeri, dirigendosi alla volta de’ suoi Stati.
Nella pienezza delle cose grate ed interessanti, che furono iudicate nei precedenti fogli sul soggiorno degli augusti principi, fu ommesso di dire che nella mattina della passata domenica alle ore 8. S. M. l’ Imperatore in compagnia di S. A. I. il serenissimo arciduca Vicerè si è degnata di recarsi a vedere i magazzini dei sali a San Gregorio, che si stanno ora ricostruendo con ingente dispendio, e di visitare successivamente, colla guida del sig. agente Prescher, i depositi generali dei nitri e il magazzino delle somministrazioni.
La stessa M.S. con graziosissima risoluzione dell’ 8 andante si é compiaciuta di assegnare la generosa somma di lire 60,000 austriache , ordinando, che sulle verificazioni da farsi col mezzo di un’ apposita commissione, ne sia fatta la distribuzione ai veri poveri tanto di questa città, quanto dalle altre città e province venete, in proporzione dei loro meriti e bisogni , e con riguardo ai servizi che avessero reso allo Stato, prendendo soprattutto in considerazione le suppliche che furono presentate alla prelodata M. S. per ottenere soccorsi.
S. M. l’ Imperatrice si è degnata di nominare dame di palazzo le signore Bragadin N. D. Regina nata contessa Sceriman , dama della croce stellata, Carlotti marchesa Chiara, nata Zen, dama della croce stellata, Martinengo N. D. Elisabetta, nata contessa Michiel, Michiel contessa Catterina, nata contessa Pisani , Renier contessa Margherita , nata Corner , dama della croce stellata.

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09 Lug 2011

del viaggio a Vienna di Giovanni Renier, Cappellano d’onore del S.A.I. Ordine Costantiniano di S. Giorgio, all’età di 35 anni

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giovanni renier a 35 anni

Viaggio a Vienna

Verso la metà di febbraio del 1831 stava facendo i preparativi per il viaggio più lungo che avessi fino allora intrapreso. L’ amico Giacomelli aveami assicurato a Venezia un posto nella diligenza di Vienna, il cui passaggio attendeva in Treviso sulla mezzanotte. Festeggiato con lauto pranzo e con eletta corona di amorevoli, era per congedarmi da quella ospitale città con un po’ d’ amarezza, perchè mi avean fatto credere che avrei avuto a compagna di viaggio una vecchia ebrea.
Le celie dei commensali sopra tale avventura poneanmi di malumore. Finalmente giunge l’ aspettata carrozza. Tutti corrono agli sportelli per vedere la fatale viaggiatrice. Io soffocavane a stento la contentezza . . . quand’ ecco discendere lieto e paffuto il domenicano padre Marini, eletto a predicatore nella cattedrale di Udine. Gli astanti diedero in uno scoppio di risa ; io mi gettai rallegrato fra le braccia dell’ amico. Beato di me, se questo buon compagnone non finiva la sua corsa in Friuli ! Ma nella
stazione di Udine rimasi con due tedeschi di Clagenfurt, co’ quali, senza complimenti, prese posto in carrozza il conduttore della diligenza, ex-caporale tedesco, e tutti e tre, francamente accesi i loro sigari, empirono di fumo insoffribile l’ intemo dell’ angusta vettura, dandosi a cinguettare con alto frastuono in idioma alemanno, ridendosi del povero prete che nulla intendeva dei loro discorsi incomposti, e solo italiano era nell’ impossibilità d’ impedire quel tripudio insolente. Più d’ una volta, soffocato dal tanfo e presso a svenire, fui tentato di scendere dal calesse per protestare presso un mastro di posta contro la infrazione dei regolamenti ; ma, pensando che dovea poscia rimanere in balia del brutal condottiere, risolsi di ristarmene e soffrire.
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04 Lug 2011

stemmi Renier a Creta

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This particular colored coat-of-arms (quite rare in the Greek areas) is to be found on an icon of Agios Gerasimos (17th c.), in the church of Odigitria Kyra Monastery of Gonia (Kolympari). It belongs probably to a member of the branch settled in Chania and later assimilated into the Greek community of Crete.

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29 Giu 2011

Nicolas Renier(is) nel Comitato dell’Assemblea greca (1826)

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Da Geschichte des Abfalls der Griechen vom türkischen Reiche im Jahre …, Volume 4 Di Anton Prokesch von Osten (Graf)

VII. 14. Proclamation du Président de la troisième Assemblée nationale.

La Nation grecque appelait de ses voeux l’époque, où les Représentans chargés des pleinpouvoirs des peuples de la Grèce, se réunissant en une troisième Assemblée Nationale, devaient délibérer sur les grands intérêts de la Nation, seul but et seul objet de l’Assemblée Nationale tenue le 6 de ce mois d’Avril à Epidaure.
Mais à peine cette Assemblée avait-elle entamé son oeuvre sur les bases de la constitution précédente, que le danger récent qui vint planer sur Messolonghi et les nouveaux armémens de terre et de mer de l’ennemi, tournèrent son attention sur des objets de la plus grave importance ; et certes il aurait été aussi impossible que dangereux, si l’Assemblée, au milieu de pareilles conjonctures et tandis que le féroce tyran de la Grèce médite l’extermination entière de la nation, se fut occupée de matières qui demandent un esprit tranquille, et qui exigent de longues et de profondes méditations.
La sûreté des peuples de la Grèce, base de leur existence politique devait absorber, et absorba en effet, toute l’attention de l’Assemblée nationale, qui ajournant pour le moment ses séances concernant l’organisation politique, se hâta de mettre en oeuvre toutes les forces physiques et morales de la Nation, et de les tenir en activité avec toute la célérité et l’énergie possible, afin de parer au danger qui venait nous menacer.
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27 Giu 2011

Giustina Renier Michiel. I suoi amici, Il suo tempo (V)

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giustina renier michiel
di Vittorio Malamani
Intanto Napoleone era sceso a Milano a cingere “La settentrional spada di ladri / Torta in corona”; di che ingelosite, l’Austria e la Russia si strinsero in Lega e gli mossero guerra. Ma pareva che Napoleone avesse uno spirito al suo comando. In pochi dì ebbe pronti due formidabili eserciti, uno dei quali guidò egli stesso in Germania, e lasciò l’altro in Italia sotto il comando del generale Massena. La fortuna, come sempre, gli arrise. L’Austria, battuta a Caldiero, si trovò a mal partito. La battaglia d’Austerlitz finì di prostrar gli alleati. La pace di Presburgo, conclusa non molto dopo, riunì al Regno d’Italia le province venete soggette agli Austriaci.
I Francesi entrarono a Venezia il 10 Febbraio del 1806; ma Napoleone non vi fu che il 28 di Novembre dell’anno seguente. Era una mattina caliginosa e triste, e cadeva una pioggia minuta e fredda. Il Podestà di Venezia Daniele Renier si portò per tempo con tutti i notabili a Lizza Fusina, ultima stazione di chi andava a Venezia da Padova. L’Imperatore giunse accompagnato dal Re di Napoli e dal Re di Baviera, dalla Principessa di Lucca, dal Principe di Neuchatel, e dal Viceré Eugenio con la moglie. Un formicaio di gondole, di barche, di barchette, di peote, copriva la circostante laguna. Tutta Venezia era accorsa al nuovo spettacolo, e persino vecchi infermi si erano fatti trascinare fin là, per mirare in volto prima di morire l’eroe leggendario di tante battaglie, del cui nome era pieno il mondo.
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25 Giu 2011

della Festa della Sensa

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La Festa della Sensa oggi, di Paolo Renier

L’origine storica della festa è stata più volte illustrata, come pure il fatto che sia stata ripresa, a cura dell’Associazione Venezia Serenissima, dopo la lunga interruzione a seguito della caduta della Repubblica di S. Marco. Poiché i tempi moderni impongono rapida evoluzione in ogni aspetto della società, è il caso di prendere in considerazione se questa manifestazione sia ancora valida e significativa.
Bisogna risalire nel tempo. Premesso che nel passato le feste a Venezia erano numerose, perché ogni occasione era buona per far festa, quella “de la Sensa” costituiva un momento nel quale Venezia esprimeva maggiormente tutta la sua bellezza, il suo fascino, le sue ricchezze, la sua forza, la sua magnificenza. Era cioè un momento simbolico, allegorico, come si fa per celebrare la nascita di uno Stato, ma in modo originale, tutto veneziano.
Ad esempio non si sfoggiavano galee armate, ma il Bucintoro, definita la più bella imbarcazione che sia stata mai costruita; non regnanti scortati da armigeri, ma un Doge, cioè un patrizio eletto da una assemblea; non duelli, ma una cerimonia religiosa, non parate militari, ma una Fiera, nella quale gli artigiani esponevano le loro migliori produzioni; e, atto di profondo significato poetico ed insieme politico, lo sposalizio con il mare. Questo rito, unico al mondo, non era un atto di superbia, ma testimonianza del buon diritto di preminenza sul mare al quale Venezia aveva saputo elargire pace e benessere. Un poeta scrisse: “una città vergine elesse a suo sposo il Mare immortale”.
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20 Giu 2011

di un libretto celebrante la festa svoltasi al Teatro Olimpico di Vicenza in onore di Andrea Renier

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RARO LIBRETTO DEL 1761 CON ALLEGATE 2 INCISIONI IN RAME DI CRISTOFORO DALL’ACQUA DAL TITOLO:
-DESCRIZIONE DELLA MAGNIFICA E VAGA ILLUMINAZIONE FATTA NEL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA LA SERA DEL DI’ 17 GIUGNO 1761 PER LA PUBBLICA FESTA CELEBRATASI NEL MEDESIMO TERMINANDO GLORIOSAMENTE IL REGGIMENTO DI CAPITANO E VICE PODESTA’ S.E. ANDREA RENIER IN VICENZA 1761
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19 Giu 2011

Giustina Renier Michiel, I suoi amici, Il suo tempo (IV)

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di Vittorio Malamani

Se la lettera della pseudo-inondazione acquistò plauso ed onore a Giustina Renier Michiel, un’altra lettera, ma di merito incomparabilmente maggiore, le procurò, quattro anni dopo assai più rinomanza. Nell’estate del 1806 il Visconte di Chateaubriand si condusse per la prima volta a Venezia, per poi trasferirsi a Trieste, e quivi imbarcarsi alla volta di Gerusalemme. Vi giunse il 23 di Luglio, prese alloggio alla locanda del Leon Bianco, e vi si trattenne cinque giorni. Se il Dickens disse che Venezia è un sogno sul mare; se il Montesquieu dichiarò che si può aver viste tutte le città del mondo, ed essere meravigliati giungendo a Venezia; quale impressione di entusiasmo, di fanatismo non doveva riceverne il brillante poeta dei Martiri? Così credevasi generalmente, e fu con senso vivissimo di stupore che, una settimana dopo la partenza di lui, si lesse nel Mercure de France una sua lettera, in data di Trieste, della quale ecco lo squarcio più rilevante:
Trieste 30 juilliet 1806. “A Venise on venoit de publier une nouvelle traduction du Genie du Christianisme. Cette Venise, si je ne me trompe, vous déplairoit autant qu’à moi. C’est une Ville contre nature; on n’y peut faire un pas sans être obbligé de s’embarquer, ou bien on est reduit a tourner d’étroits passages, plus semblables a des corridors qu’à des rues. La Place de Saint Mare seule, par son ensemble, est digne de sa renommée. L’architecture de Venise, presque toute de Palladio, est trop capricieuse. et trop variée; ce sont deux ou trois palais batis les uns sur les autres. Et ses fameuses gondoles, toutes noires, semblent des bateaux qui portent des cercueils; j’ai pris la première que j’ai vue pour un mort que on allait enterrer. Son ciel n’est pas notre ciel au delà des Apenins. Rome et Naple, mon cher ami, et un peu de Florence, voilà toute l’Italie.
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10 Giu 2011

lettera di Antonio Cesari al P. Giuseppe Renier

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Al P. Giuseppe Renier Dell’ Oratorio , A Chioggia.

P. Renier Carissimo
Io le rendo grazie più che so e posso della sua lettera, e di quelle del Sig. Curato che mi mandò contro le mie prevenzioni intorno agli Autor del 300. Io avea proposto di lasciar dire, senza darmi pena di ciò, che altri senta in contrario di quello che sento io: tuttavia, per compiacere a Lei e a D. Vicentini, ho fatto alcune postille su pe’ margini dello Scritto, a corso di penna; ed ella le leggerà e pregerà per quello che le parranno valere. Ben le vo’ dire, che il giudizio del Sig. Curato a me è un viluppo, o meglio un mistero sì alto, che non so uscirne. Egli loda a cielo la lingua della mia Dissertazione e del Panegirico de’ Dolori; e condanna le mie prevenzioni in favore della lingua Toscana. Verità di fatto è, che essendomi io da giovanetto formato uno stile così alla ventura, leggendo i Moderni, io m’ abbattei a vedere un Passavanti; che il leggerlo e innamorarmi fu una cosa medesima ; che da indi in poi io lessi e studiai sempre gli Autor del Trecento, per veder di pigliar quella lingua.
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08 Giu 2011

Giustina Renier Michiel. I suoi amici, Il suo tempo (III)

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di Vittorio Malamani

Fra i salotti di quel tempo si notava quello di Giustina Renier Michiel, a San Moisè, in Corte Contarina, al numero 1460 (?), frequentato allora specialmente da forestieri, e destinato in seguito a diventare, per così dire, l’ultimo lembo di terra nel quale rivivesse in qualche modo la Repubblica veneziana.
Di signore patrizie vi andavano abitualmente la Marina Benzon, bellissima, bionda e d’imponente figura, che avea ballato intorno all’albero democratico, che il Lamberti avea cantato nella Biondina in gondoleta e che nel copioso catalogo di adoratori ferventi ebbe in seguito il Byron; la Contessa Anna Giovanelli, graditissima in società per l’acuto ingegno e il pronto brio, il quale, per altro, faceva singolare contrasto con un fondo di misticismo invincibile, che alla morte del marito Francesco Boldù, la persuase a ritirarsi in un monastero a passare la rimanente vita in esercizi di religione; e la Contessa Cornelia Barbaro Gritti, che vantava poderi in Arcadia e il nome di Aurisbe Tarsense, e che presso già agli ottant’anni, poetava ancora, e andava superba di rammentare sette volte al dì a chi avea la fortuna d’avvicinarla, l’amicizia goduta e i lunghi carteggi tenuti col Metastasio, col Goldoni, col Zucchi, col Willi, col Frugoni e coll’Algarotti.
Vi era pure, fra i gentiluomini, suo figlio Francesco Gritti, il quale, dopo aver tentato invano tutti i generi di letteratura, si era gittato nel mare magmum della poesia dialettale con tanta fortuna, che malgrado la povertà dell’invenzione e l’abuso di arguzie e modi francesi, per la forma signorilmente castigata aveva acquistata fama di classico.
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04 Giu 2011

memoria dell’arciprete di Canale d’Agordo su Giovanni Battista Zannini

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giovanni battista zannini
Dalla Gazzetta Uffiziale di Venezia di lunedì 14 Settembre 1863.
Se la rinomanza letteraria e scientifica dell’esimio avvocato Giovanni Battista Zannini è largamente conosciuta ed onorata, forse non è così della più nobile prerogativa che abbella e sublima le molte altre egregie doti dell’animo suo, e che non può essergli contrastata dall’invidia più bassa, e dalla calunnia più nequitosa.
Vuole giustizia, ed a chi scrive è dovere di scoprire una gemma, la quale riposta, illustra unicamente chi la possiede, e svelata, può col suo lume invitar altri a farne l’acquisto. Essa è la preziosa virtù della beneficenza, e di cui si vuol fare un tenuissimo cenno, ristretto alla parrocchia di Canale, e val che basti a significare il grato animo.
Potremmo dire dello Zannini che merita grandemente della chiesa per la elargizione copiosa, con cui sovvenne al ristauro della stessa recentemente eseguito, e per le cure solerti e sapienti con cui Fabbriciere vantaggia l’amministrazione; ed aggiungere che Deputato tutto fa cogli accorgimenti della dotta sua mente pegli economici e morali miglioramenti del Comune; ma ci limitiamo a dire che fattosi tutore e padre ad ogni guisa di sventurati, non è la sua, la mano tenace che si lascia a stento sgocciolare una meschina elemosina, quasi a levarsi la noja d’importuni accattoni; ma la carità intelligente e svariata che con munificenza profusa si versa nel seno de’poveri.
Questo paese, posto in un seno disagiato delle Alpi, avendo una sproporzione rilevantissima fra i prodotti del suolo e la popolazione (circa 5.000 abitanti), presenta necessariamente uno spettacolo doloroso d’una numerosa poveraglia.
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02 Giu 2011

introduzione di GB Zannini alla sua opera ‘I principii della filosofia politica’

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Da I PRINCIPII DELLA FILOSOFIA POLITICA, per OPERA di GIAMBATTISTA ZANNINI

avvertenza lettori GB ZANNINI
MENTE DELL’OPERA.
In questa età, cosi meravigliosa per trovati meccanici e applicazioni elettriche e chimiche, e colla nuova e immensurabil forza del credito crescente tanto ogni dì nella potenza economica, quanto declinò e declina dalla notizia della Idea e dalla pratica della Virtù, l’occuparmi ch’ io faccio di queste, e il credere ancora, che sole sien atte e degne a reggere il governo degli uomini, m’attirerà dai più la nota, solita darsi a chiunque desideri e mediti il bene de’ popoli, di facile e buon utopista ; da molti d’ uom singolare, che cozza contro le verità della storia; e dai discreti quella di animoso, ma poco misurato oppugnatore all’ impeto dei tempi.
I quali volgono adesso ben diversi da quelli, che correvano agli antichi ed a’ nostri maggiori. Cui se vinciamo d’assai nelle scienze matematiche e fisiche e in quella dell’ arricchire, siamo smisuratamente minori nell’amore della patria e nel culto della sapienza civile.
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01 Giu 2011

Giustina Renier Michiel. I suoi amici, Il suo tempo (II)

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di Vittorio Malamani

II. L’esaltazione al trono ducale di Paolo Renier, nonno della Renier Michiel, avvenuta il 14 Gennaio del 1779, fu uno dei fatti più rumorosi che ricordi la storia veneziana della seconda metà del secolo passato. Ingegno audace e potente, ornato di studi vari e profondi, non c’era forse un uomo che meglio di lui sapesse tenere le cariche più alte della Repubblica.
Sapeva Omero quasi tutto a memoria, e tradusse in dialetto i dialoghi di Platone, versione che non fu mai stampata. Fu legato di grande amicizia con lo spagnolo Emanuele de Azevedo, suo compagno di studi, il quale, sopravvissutogli di pochi anni, ne scrisse con amore l’elogio. Il Cicognara, nel catalogo delle sculture canoviane, accenna al modello d’un Busto del Renier, fatto nel 1776.
Colpa gli si fece di aver menata in moglie una funambola turca, certa Margherita Dalmet, da lui cominciata ad amare a Costantinopoli; ma dal momento che questo legame non era punto riconosciuto dalla legge, e quindi non recava pregiudizio alcuno alla successione del sangue; dal momento che non recava offesa nemmeno alla dignità ducale, perché è noto che nelle comparse pubbliche era la Giustina Renier Michiel che gli sedeva a fianco nel posto della moglie; non intendo il motivo perché gli storici abbiano voluto impossessarsi di questo affare. Non dirò che il Renier abbia fatto una bella cosa; ma bella o brutta, mi pare che fosse padrone di sposar chi voleva. O perché allora non si predicò la croce contro Benedetto Marcello, che sposò una giovinetta plebea per averla udita cantare una sera d’estate sul Canal Grande, sotto le finestre del suo palazzo? Egli è che la penna degli storici, guidata dal rancore, dall’odio, dal desiderio di vendetta, trascese più del dovere.
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29 Mag 2011

lettera dell’abate Angelo Dalmistro ad Andrea Valmarana, marito di Elena Vendramin Calergi, figlia di Elena Renier

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abate angelo dalmistro
Eccellenza P(adro)ne
A darle prova che mi ricordo di Lei, le indirizzo un mio Sermone stampato in questi giorni per l’ingresso di un Parroco. Le ne mando tre esemplari, uno in carta colorata ad uso di V.E., uno slegato pel Sig. Co. Leonardo Trissino. Ed il terzo pel R(everendissi)mo Ab. De Luca, a’ quali porgerà anche i miei convenevoli. Mi fo ardito di pregarla a voler inoltrare a Verona senza spesa, lo che è costà agevole a farsi, l’annesso piego. Ella abbiami per iscusato della libertà che mi prendo e dell’incomodo che le do. Abbiamo a queste parti il Fratello e la Cognata di Lei, co’ quali passo bene qualche giornata. Neppur quest’anno ho trovato la via di Verona, e sto a vedere che morrò senza andarvi. Il destino non mi vuole viaggiatore: pazienza. Due altri miei Sermoni fatti stampare dall’Avv. Biagi Ella avrà opportunamente, le copi de’ quali sono in Venezia, ed io non ne tengo pur una. Tutto fo ad oggetto di assicurarla dell’alta stima, che nutro inverso Lei, e dell’attaccamento che le professo. Vogliami Ella continuare l’onore della sua grazia, che io sono invariabilmente

Coste d’Asolo 13. 7mbre 1824

Di V.E.
Devosmo Obbligatmo Servidore
Angelo Dalmistro

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28 Mag 2011

Giustina Renier Michiel. I suoi amici, il suo tempo

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da GIUSTINA RENIER MICHIEL. I SUOI AMICI, IL SUO TEMPO di Vittorio Malamani
Vittorio Malamani, Giustina Renier Michiel, i suoi amici, il suo tempo, in “Nuovo Archivio Veneto”, XXXVIII (1889) p. I, p. II. Venezia, Visentini, 1890.
giustina renier 13
I. Donne veneziane celebri ve ne furono anche nel secolo passato, ma in un paese di ciechi è beato chi ha un occhio; novantanove su cento furono più belle che colte; nell’inverno della vita le foglie di lauro inaridite dal loro capo, e la memoria ne giunse a noi mummificata nelle opere dei letterati dai quali furono amate.
Tengo per fermo che le nostre signore a modo, senza punto aspirare all’immortalità, ne sappiano per lo meno quanto, se non più, della Contessa Roberti Franco, della Caminer Turra, della Luisa Bergalli, della Teotochi Albrizzi, della Paolina Grismondi, e di tutte le poche altre che al loro tempo levarono alto grido di sé. Bisogna dirlo: nessuna donna veneziana avrebbe potuto reggere il confronto con una donna straniera.
Il Goldoni, grande fotografo dei costumi, con tremenda arguzia introduceva spesso e volentieri nelle sue commedie cameriere arche di scienza che menavano per il naso le ignoranti padrone. In queste il poeta, a parer mio, intendeva raffigurare le dame; poiché, duro a dirsi, ma vero, più era illustre il loro Casato, e meno cura si davano di accrescerne lo splendore con la dignità degli studi. Ne fa fede la dama di cui prendo a narrare, la quale se avesse educato con lo studio il vivacissimo ingegno, ora sarebbe citata fra le donne più illustri d’Italia.
Giustina Teresa Maria Renier nacque a Venezia da Andrea e da Cecilia Manin il 15 Ottobre del 1755, ed ebbe a padrino quel fiore di gentiluomo e di letterato che fu Marco Foscarini. In età di tre anni entrò in un convento di Cappuccine a Treviso, e a nove, quando già il Foscarini era Doge, in una casa di educazione a Venezia, dove una signora francese insegnava a diciotto fanciulle patrizie. Quivi imparò non bene le lingue francese ed inglese; non imparò affatto la lingua italiana, e non poteva impararla da una maestra forestiera; apprese invece qualche poco l’algebra, il disegno e la storia naturale. Questi furono tutti gli studi della nipote d’un Doge; peccato, perché c’era del fosforo nel suo cervello, c’era in lei qualche cosa di virile.
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26 Mag 2011

della morte di Rodolfo Renier

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rodolfo renier
Da Emporium vol. 41

Rodolfo Renier. — La morte inaspettata di R. Renier, seguita in Torino il dì 8 gennaio 1915, ha colpito di doloroso stupore tutti gli studiosi italiani. Egli aveva saputo difatti prendere un luogo di prim’ordine tra loro; dopo avere conquistato con la dottrina e l’ingegno, di cui era largamente provveduto, una cattedra universitaria in età giovanissima, il Renier, senza venir mai meno ai suoi doveri di insegnante, alla sua attività di dotto, aveva consacrato il meglio delle sue forze alla direzione del Giornale storico della letteratura italiana, da lui fondato a Torino nel 1883, insieme ad Arturo Graf e Francesco Novati. L’alto concetto ch’egli aveva dell’ufficio della critica, la nobile ambizione di portare il periodico, di cui, specialmente negli ultimi lustri, egli aveva finito per fare quasi uno specchio dei propri convincimenti e. delle proprie aspirazioni scientifiche, informarono il suo improbo e disinteressato lavoro d’uno spirito d’indipendente superiore obbiettività, quale raramente si suole raggiungere in mezzo alle quotidiane battaglie de’ cozzanti sistemi. Oggi è di moda insorger contro il metodo positivo e cantar il De profundìs alla scuola storica: il vecchio cancro retorico, che ha corroso per tanti secoli l’anima italiana, non è pur troppo ancora estirpato ; e torna a farsi sentire.
Ma la scuola storica ha troppo solide fondamenta per crollare ; l’uragano passerà, senz’averne scosso pur la cima. E il nome del Renier, impresso indelebilmente ne’ sessanta e più volumi della gloriosa rivista a cui dedicò tante cure, ha il suo posto segnato nella storia della cultura d’Italia moderna, accanto a quello di coloro che più efficacemente cooperarono a dare al paese nostro la libertà scientifica, non meno preziosa che la civile non sia.

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23 Mag 2011

breve biografia di Giambattista Zannini, scritta dalla cognata Adriana Renier

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zannini giambattista
BIOGRAFIA di Giambattista Zannini, 1866, Canale di Agordo popoloso e pittoresco paese della Provincia di Belluno è celebrato non tanto pe’suoi monti ricchi di miniere e sparsi di sassi vulcanici nobile oggetto di meditazione al geologo, quanto pei forti ingegni a cui diede la culla. Emersero in Canale o nelle sue vicinanze Valerio da Pos terribile aristarco erede della sferza di Giovenale, Giuseppe Xais eccellente pittore paesista, Paolo Zannini autore di varie opere di medicina, e finalmente il di lui esimio fratello l’avvocato Giambattista, nome chiaro nei fasti delle lettere e delle scienze, che basterebbe ad onorare non solo quell’ermo paese, ma l’intera Provincia, del quale imprendo a narrare la vita.
II. Giambattista Zannini nacque in Canale il giorno 8 febbraio 1790; i suoi genitori Giuseppe e Mattea Andrich incominciarono sin dalla infanzia ad istillarne i germi d’una saggia educazione; terzo di quattro fratelli, che meritarono tutti la laurea dottorale, e di due sorelle, che dimostrarono ingegno distinto, alle naturali attitudini aggiunse il tesoro de’domestici esempi. Ebbe in patria i principì delle lettere dalle labbra d’uno zio materno don Valentino Andrich, maestro perito e paziente che avea aperto il proprio domicilio in Caviola (patria del Marchioretto scultore in legno e in marmo) ai fanciulli dei dintorni per informarli negli ottimi studi. Il nostro giovinetto prese tanto amore a quel luogo in grazia delle squisite accoglienze e dei sodi precetti che vi trovò, che adulto, lo ricordava sovente e il diceva la sua prima università.
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20 Mag 2011

Paolo Renier Sopra Provveditore su di un libro di Francesco Roncalli Parolino

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Da Censura medicinae universae enormiter dispendiosae immo mortiferae

TERMINAZIONE DEL SERENISSIMO VENETO PRINCIPE
Per ordine dell’ lllustriss. ed Eccellentiss. Magistrato Alla Sanità
In solenne modo trasmessa al Sig. Co: Francesco Roncalli Parolino agli 8. Maggio 1761.

Un nuovo saggio del ben distinto talento, e delle studiose fatiche del Conte Francesco Roncalli Parolino Professore Benemerito di Medicina in Brescia è il Libro ultimamente da lui prodotto alle stampe, ed a questo Magistrato alla Sanità dedicato . Utile per ogni riguardo è il primo articolo , che tratta della Riforma delle Tariffe dei Medicinali, che fatto passar sotto il criterio del Collegio dei Medici Fisici di questa Città , riscosse una ben giusta e piena approvazione. Egualmente utili non solo, ma fornite ancora di soda e vera dottrina sono le altre Materie che costituiscono il Libro stesso.
Per dare all’ Autore un riscontro dell’ aggradimento, con cui fu accolta l’ Opera sua, da cui traluce un fondo di erudizione e dottrina , hanno ordinato gl’ Illustrissimi ed Eccellentissimi Signori Sopra Provveditori e Provveditori alla Sanità , che sia esteso l’ Atto presente, per esser spedito all’Eccellentiffimo pubblico Rappresentante di Brescia, con ordino di renderlo noto al benemerito Professore Conte Roncalli, delle di cui studiose fatiche resterà una memoria assai onorata nelli Registri di questo Magistrato alla Sanità , che così ec.

(Tommaso Miehiel Sopra Provveditor.
(Polo Renier Sopra Provveditor.
( Bortolo Grassi Provveditor.
(Alessandro A. Tiepolo Provveditor.
( Gaetano Minotto Provveditor .

Tratta dall’ Autentica esistente in Filza del Magistrato Eccellentissimo alla Sanità di Venezia .
Angelo Zon Secretario.
Mario Giacomazzi Av. Fiscale.

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15 Mag 2011

Giuseppe Zannini, figlio di Adriana Renier, Presidente dell’Ospizio Marino Veneto

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giuseppe zannini
Il dì 4 giugno 1868, Giuseppe Barellai, benemerito promotore e fondatore degli Ospizii marini in Italia; dove il nome ne suona caro e benedetto dalle moltitudini riconoscenti, onorato da quanti amano e pregiano la bontà sincera dell’animo ed il fervido zelo del bene; rivolgeva nelle sale dell’Ateneo Veneto un caldo appello a Venezia, perché, emulando in gara umanitaria l’antica sua rivale e ora sorella Genova, volesse sulle sponde dell’Adriatico far sorgere un ospizio marino, non inferiore ai non pochi e già fiorenti delle spiagge toscane e liguri.
La generosa parola del degno medico e filantropo, inspirata da sentimenti nobilissimi di carità dei miseri e dei sofferenti, e amor vero e vivo della patria, non poteva cader vuota in quella nostra accademia; sollecita sempre del bene e del decoro cittadino, illustrata dalla fama di antichi e viventi suoi soci, e da tradizioni magnanime ed imperiture. Era in vero degno e bello che da quelle sale di studio e meditazione, d’onde si sprigionarono le prime faville della gloriosa nostra rivoluzione del 1848, si levasse, dopo il 1866, una voce di compassione e di provvido affetto, per lenire i mali della povertà, e procurare alla patria, col ritemprarli a sanità e robustezza, gagliardi figli; operosi nelle arti feconde della pace, potenti e valorosamente difenderla in guerra.
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12 Mag 2011

Romanza dedicata dai Pescatori Veneti a Giustina Renier

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Da Studii per le donne italiane, Volume 2
Nella seguente Romanza che la gentilezza del sig. Giambattista Cremonesi ci permette di far pubblica , i Pescatori Veneti innalzano una tomba alla Renier, ricordatrice dei loro antichi fasti.

ROMANZA

Dove il flutto è più remoto
Della veneta laguna,
Al confin di suolo ignoto
La magion del pescator
Sorge in onta alla fortuna,
Al potere, ed al dolor.

Là suo desco un’ innocente
Famigliuola ora compone
Sconosciuta; e pur valente
Ebbe nome a più bei dì,
Quando il veneto Leone
Anche muto sgomentì.

Che le resta? un rude ostello ,
Poco pan mercato a stento,
Una rete ed un battello,
La speranza e l’ amistà;
In que’ lidi sino il vento
Spira senso di pietà.
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09 Mag 2011

Rodolfo Renier ricorda la figura e l’opera di Giuseppe Mazzatinti

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giuseppe mazzatinti
Da Giornale Storico della Letteratura Italiana, vol. 48. 1906

La morte prematura di Giuseppe Mazzatinti, seguita in Forlì sull’alba del 15 aprile 1906, è ormai nota a tutti. Il commemorarlo, peraltro, in questo Giornale, ch’ egli ebbe carissimo ed al quale utilmente cooperò, è per la Direzione nostra un dovere, ed è nel medesimo tempo un bisogno dell’animo mio, legato al povero estinto, da più d’un ventennio, coi vincoli più saldi di stima e d’affetto.
Nacque il Mazzatinti a Gubbio il 21 settembre 1855 da Francesco e da Maddalena Filippetti; compì gli studi elementari e ginnasiali nella città nativa; poscia passò al Liceo di Perugia e nel 1876 a quello di Arezzo, ove nel luglio dello stesso anno consegui la licenza. Dall’ottobre seguente fu inscritto alla Facoltà di filosofia e lettere dell’Ateneo di Pisa, ove nel giugno del 1880 ottenne la laurea in lettere ed il diploma della R. Scuola Normale superiore. Dopo un brevissimo insegnamento nel Ginnasio superiore eugubino, fu nominato nel novembre del 1881 professore di lettere italiane nel Liceo pareggiato di Foggia. Di là passò, nell’autunno del 1883, professore di storia nel Liceo di Alba, ove stette sino al 1887. Dal 1882 in poi, i ministri Baccelli e Martini gli furono larghi di sussidi affinchè potesse esplorare i documenti italiani delle biblioteche francesi, col quale intento egli si recò più volte al di là delle Alpi e soggiornò specialmente in Parigi. Con decreto del 25 settembre 1887 fu destinato alla cattedra di storia nel R. Liceo G. B. Morgagni di Forlì, ed in quella città , divenuta quasi sua seconda patria, rimase poi sempre, stimato ed amato dai discepoli e dai cittadini, i quali ultimi gli affidarono pure la direzione di quella biblioteca comunale. Infermatosi il 19 dicembre 1905, sopportò con coraggiosa fermezza una malattia che non perdona e che lo spense circa quattro mesi dipoi.
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09 Mag 2011

G.B. Renier amministratore della rivista ‘Il Progresso’ di Torino, 1874

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Da The role of scientific journals following the unification of Italy
Di Loretta De Franceschi University of Urbino

“Il Progresso. Rivista mensile delle nuove invenzioni, scoperte e varietà interessanti” (“Progress. Monthly review of new inventions, discoveries and sundry items of interest”) made it quite clear in the second part of the title that it was an “Advertising organ for notices and announcements of a commercial and industrial nature” (“Organo di pubblicità pegli avvisi commerciali e industriali”). The review started up in Turin in January 1873 and was published at least until 1892, but we don’t know exactly when it ceased publication. For the first six years – from 1873 to 1878 – “Il Progresso” came out the first day of every month, as we can read on its cover. Changes were then made in 1879 regarding frequency of issue (fortnightly), and also regarding the second part of the title: the accent was now placed more forcefully on the publication’s mission as a provider of information. Starting from this year it became a “Fortnightly review of new inventions and discoveries, scientific industrial news and sundry items of interest” (“Rivista quindicinale delle nuove invenzioni e scoperte, notizie scientifiche industriali e varietà interessanti”), and the cover stated that the review also contained a “Monthly list of patents of invention and of industrial patents”. After some years came another change, when “Il Progresso” adopted a larger format and became an illustrated review, issued – as before – twice a month. The first issue of January 1873 opened with a brief presentation.
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08 Mag 2011

Giustina Renier, i Michiel e il palazzo Michiel dalle Colonne

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Giustina Renier, i Michiel e il palazzo Michiel dalle Colonne

Dal Contratto di Nozze tra Marcantonio Michiel e Giustina Renier, del 25 Ottobre 1775: “…Per dote, si obbligano il N.H. Andrea Renier padre della Sposa, e il N.H. Polo Renier Avo della medesima, per Ducati 50000, nella maniera seguente. Prima del dar la mano, 24000 Ducati, compresi 4000 Ducati che verranno esborsati, a sollievo di detti N.N. H.H., dal N.H. Anzolo Maria Renier, di loro amorosissimo fratello e zio. Altri 2000 Ducati in tanti mobili, ed effetti. Li rimanenti Ducati 24000 saranno pagati in Ducati 1500 all’anno successivamente (la XVI e ultima rata fu pagata da Alvise e Anzolo Renier nel ‘91). Si obbligano con tutti i loro Beni, d’ogni sorta presente e futura”. Le firme del Contratto sono di Polo Renier, Andrea Renier, Elena Corner Michiel, Marcantonio Michiel, Lodovico Manin Procuratore, come mediatore per parte della Sposa”.
La dote di 50.000 Zecchini data dai Renier dovette essere un sacrificio finanziario estrememante gravoso per le possibilità economiche del nonno Paolo Renier; fu forse una sua puntata d’azzardo, che però dopo pochi anni fallì; dovette essere un duro colpo, anche per lui che si era così esposto; penso che il Doge abbia vissuto i suoi ultimi anni in una profonda inquietudine interna, sia per le sorti della Repubblica, piccolo vascello in una situazione internazionale sempre più oscura ed instabile, sia per le sorti della famiglia.
Agli inizi del secolo XVIII la famiglia Renier fa parte del ristretto numero di Casate, ricche e di antica nobiltà, a cui spetta l’onore e l’onere di fornire i componenti dell’oligarchia senatoria, la vera padrona dello Stato veneto.
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06 Mag 2011

Palazzo Michiel dalle Colonne ereditato da Leopardo Martinengo

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    palazzo michiel dalle colonne
    Da Cento palazzi fra i più celebri di Venezia sul Canalgrande e nelle vie … Di Giovanni Jacopo Fontana
    PALAZZO MICHIEL DALLE COLONNE.
    Ben è giusta la sentenza impararsi meglio da una pietra che da un libro. Infatti alcune colonne di marmo logoro con capitelli di vecchio stile, i cui archivolti sono sculti in forma di modiglioni, ci presentano a prima giunta i vestigi di un’architettura del 1400, nel cortiletto alla destra dell’atrio d’ingresso, come preesistente alle forme dell’attuale palazzo. E più ancora ogni dubbio dileguano il tempo e il carattere della cisterna, in mezzo al detto cortile, avente impresso sopra lo stemma della casa patrizia Grimani, che fioriva fino dal secolo IX. Anzi mancando il blasone della croce, che venne iuquartata, v’ è segno che la mole si erigesse dai primi ascendenti della Casa, ben avanti l’impresa di Gerusalemme, da cui ridondò ai posteri la gloria di quel vessillo, che quale distinzione segnalata le derivava da Goffredo Buglione. Nel prospetto adunque si à imitazione di uno stile di architettura moresca, e si tien dietro, a cosi dire, fra i marmi, al passaggio della bell’epoca, verso gli ultimi tempi.
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01 Mag 2011

Philinopsis depicta, Renier Stefano Andrea 1807

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phil depicta renier2
phil depicta renier3
Cephalaspideans sono un gruppo di gasteropodi comprendenti specie carnivore ed erbivore, che consente un accertamento del rapporto tra queste diete e le caratteristiche morfofunzionali delle ghiandole salivari; le ghiandole salivari dei depicta carnivori Philinopsis sono stati osservati al microscopio ottico utilizzando sezioni semisottili e mediante microscopia elettronica a trasmissione. Un condotto centrale corre lungo la lunghezza di queste ghiandole a forma di nastro sottile che divide in due metà, ognuna formata da una sola fila di tubuli perpendicolarmente attaccata al dotto centrale. L’epitelio semplice del condotto centrale e tubi laterali contiene cellule ciliate e due tipi di cellule secretorie, chiamato cellule granulari e cellule con vacuoli apicali. Un sottile strato esterno di tessuto connettivo copre l’epitelio. Le cellule ciliate sono numerose, ma molto sottili, formando piccoli gruppi tra le cellule secretorie. Il nucleo, mitocondri diversi e un paio di lisosomi si trovano nella regione apicale. Un gambo molto sottile citoplasmatico raggiunge la base dell’epitelio e contiene fasci di filamenti oltre ad alcuni mitocondri.

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28 Apr 2011

collezione di conchiglie di Stefano Andrea Renier al Museo di Storia Naturale di Modena

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Da ATTI DELLA SOCIETÀ DEI NATURALISTI DI MODENA
Serie III – Vol. XII – Anno XXVII., 1893

Stato del Museo al 1832.
E assai difficile farsi un concetto esatto delle cose esistenti nel Museo di Storia Naturale allorché esso fu trasportato nei locali appositamente costrutti, mancando gli antichi cataloghi, i quali però esistevano quando il Prof. Doderlein (1846) pubblicò lo scritto intitolato “ Il Museo di Storia Naturale “ da cui ho tolte le notizie sul Museo dal 1819 al 1846.
Tuttavia si sa che in allora le Collezioni constavano principalmente delle seguenti raccolte:
I. Degli oggetti di Storia Naturale lasciati all’ Università di Modena dal Vescovo Mons. Fogliani (1726).
II. Di una Collezione di Uccelli patrii preparati dal Capitano Maironi (1788). (Questa collezione più non esiste).
III. Di una raccolta di 500 pezzi di Minerali inviata al Liceo dipartimentale dal Consiglio delle Miniere (1810).
IV. Di una piccola Collezione di Uccelli indigeni, che ora più non esiste, trasmessa dalla Direzione generale della Pubblica Istruzione (1811).
V. Di una Collezione di Conchiglie dell’ Adriatico raccolta dal Prof. Renier di Padova (1812).
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27 Apr 2011

Margherita Dalmet seconda moglie del Doge Paolo Renier

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Da Treccani.it , di SS. Pellizzer

DALMET (Dalmaz), Margherita. – Nacque nel 1739 a Costantinopoli, da Giovanni Battista, speziale piemontese. In questa città conobbe Paolo Renier, bailo della Serenissima dal 1769 al 1773. Le notizie giunteci sul conto della D. sono tutte successive e derivate da questo incontro, perché di lei si dovettero occupare di riflesso i biografi del nobile veneziano. Era vedova di un certo Bassi e i cronisti affermano che prima del matrimonio con il Renier la D., donna di grande bellezza, sarebbe stata ballerina da corda e funambola. Con queste nozze il Renier attirò su di sé l’ostilità e la malevolenza del chiuso patriziato veneziano: il matrimonio, tra l’altro, non venne mai segnato nel registro riservato ai nobili, il Libro d’oro, nel quale Paolo Renier risulta sposato una sola volta, con Giustina Donà, morta nel 1751.
Tuttavia, queste difficoltà non impedirono al Renier di essere eletto doge della Repubblica di Venezia nel gennaio del 1779: si trattò di un’elezione tutt’altro che limpida. Giuseppe Gradenigo, il quale era segretario dei Senato e nemico del Renier, scrisse che egli “udendo le voci maligne di traditor de la patria, di subdolo, di ammogliato con donna plebea, già ballatrice su la corda e di costumi infami, che da per tutto publicamente si udivano; e sentendo il popolo commosso da queste voci… fu costretto far virtù per forza e tirar fuori una grossa partita di quei go mila zecchini, che si dice guadagnati a Costantinopoli, e far tacere gli uni e gli altri”.
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26 Apr 2011

Francesco Rizzo Pattarol amico di Giustina Renier

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Viveva allora in Venezia un gentiluomo, grande amico di Giustina Renier Michiel, famoso per una copiosa biblioteca straniera e per essere un gastronomo raffinato, Francesco Rizzo Pattarol. A sentire il Buratti, costui la pretendeva ad uomo di spirito senz’averne l’ombra; i suoi bons mots somigliavano a quelli d’un cattivo Arlecchino; sberteggiava pubblicamente un infelice fratello ebete, ed era vinto in grazia e nobiltà di maniere da un ragazzino moro che lo serviva.
Lord Byron, che da gran tempo abitava le nostre lagune, compose un madrigaletto per la nascita di un bambino del console inglese, nel quale esprimeva il voto che il marmocchio crescendo imitasse la bellezza della madre, la virtù del padre, e l’appetito del conte Rizzo Pattarol.
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22 Apr 2011

Padre Venanzio (Edoardo) Renier da Chioggia

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padre venanzio prima messapadre venanzio
A sx: Prima messa di padre Venanzio a Chioggia, 26 dicembre 1931.

  • Di Aurelio Blasotti
  • Padre Venanzio fu un uomo veramente straordinario, sia per la bella età raggiunta e sia per come è vissuto. Dotato di molti doni, ha saputo operare con generosità senza risparmio di energie fino alla morte, che lo ha colto con la lampada accesa; e ora, giustamente, merita di essere ricordato. La sua vita fu ‘un vero miracolo di giovinezza perenne ‘, come la definì il ministro provinciale padre Luciano Pastorello.
    Padre Venanzio era un frate cappuccino piuttosto piccolo di statura, esile, dalla barba e capelli bianchi e radi. Il suo camminare era sul veloce, a scatti. Ultimamente gli faceva compagnia un bastone, che teneva più per sicurezza che per bisogno, ed erano più le volte che lo dimenticava in qualche parte che non quelle che lo usava. I suoi occhi, piccoli e penetranti, erano luminosi e sereni; la bocca sempre atteggiata al sorriso. Non aveva quasi mai le braccia e le mani ferme, ma in continuo movimento, specialmente per accompagnare le sue parole, anche quando predicava. La vista era molto buona; un po’ meno l’udito e questo lo costringeva a volte a parlare forte.
    Ha mantenuto sino alla fine una mente limpida e attenta, sempre operosa e aperta alle cose nuove. Il padre amava dire: ‘Il futuro sarà certamente più bello del presente’, come ci ricorda Walter Arzaretti, che per molti anni fu il suo braccio destro. Questa apertura al futuro gli era diventata connaturale, dopo la sua lunga esperienza di insegnante ed educatore dei giovani, che continuò ad amare e preferire fino al termine dei suoi giorni.
    Sapeva quello che voleva e non mollava facilmente la presa. Tuttavia, non fu mai polemico o aggressivo. Padre Venanzio aveva un carattere aperto e accogliente; era un inguaribile ottimista. Con gli altri sempre si rapportava in modo ottimistico; non sapeva nemmeno cosa fosse il pettegolezzo o la mormorazione. E di fronte al peccato di qualcuno si accostava alla persona sempre con misericordia. Era incapace di conservare rancore.
    Pur dotato di tanti doni, di mente e di cuore, che metteva a frutto con generosità, padre Venanzio sapeva tuttavia stare al suo posto. Mai si considerò migliore degli altri.
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    21 Apr 2011

    della vita e degli studi di Paolo Zannini

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    Discorso del dott. Pietro De Pra medico primario dell’Ospitale Civile (sposò la figlia di Zannini e Adriana Renier, Cecilia), letto all’Ateneo Veneto il 13 Maggio 1844. Venezia, Cecchini, 1844.

    …L’immutabile franchezza d’indole e di carattere del dott. Paolo Zannini imprimeagli nel volto e nella persona alta ed elegante una tale maestosa severità, quantunque una malattia sostenuta nella puerizia ad un’anca lo costringesse a camminare zoppicando. Il suo volto sempre animato, gli occhi vivacissimi e scintillanti, il naso aquilino indicavano l’acutezza, la fonte alta e spaziosa la mobilità dell’intelletto, e l’apparente sua austerità era temperata da quell’eleganza, da quell’ordine o ar-monia, che spirava da tutto ciò che gli apparteneva: le vesti, la mobilia, la biblioteca, le incisioni, ogni cosa; e diveniva amabilità nelle conversazioni, ove appariva sempre piacevole, colto, brillante; nelle quali teneva favella di letterarie produzioni ed artistiche, di natural bellezze, di solidi avvenimenti, d’indole e d’aneddoti di persone, di cose scientifiche e filosofiche; si palesava nel dire chiaro ed ornato con tali grazie perfino ne’più gravi argomenti, che non lo si potea udire senza forte attenzione, e ricevesse con molta dilettevolezza utilissimi ammaestramenti.
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    19 Apr 2011

    di Felicia Renier moglie del Doge Vitale I Michiel

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    Da Aus Venedig: vom Verf. d. Raeman, Volume 1 Di Theophil Passavant (1853)
    felicia renier1
    felicia2 renier
    Da La dogaressa di Venezia di Pompeo Molmenti
    Vitale Michiel, nel 1096, seguiva nel dogato al Faliero. Se non è menzognera l’iscrizione scolpita sul monumento, a sinistra di chi entra da la porta centrale de la basilica di san Marco, Felice o Felicita Michiel fu donna aliena dal lusso e da le pompe. Il sepolcro de la dogaressa, opera rozza di stile italo-bizantino, è fregiato da pietre, scolpite con bizzarri intrecciamenti d’ornati, e da capitelli, inesattamente collegati a le colonne, e messi là come ornamento, essendo stati probabilmente trasportati da le abbandonate chiese di Aquileia, di Eraclea e di Grado. L’iscrizione latina ritrae con efficacia l’indole de la Michiel. Sopravvissuta nove anni al marito, Felicita fu sommamente pia e benefica e tenne l’elemosina per dovere principalissimo. Indifferente per tutto ciò che poteva toccare la gloria de la sua alta condizione, fuggiva ogni strepito fastoso, ogni apparato di pompa, e trovava tutte le sue gioie ne la fede in Dio e ne l’affetto de la famiglia.
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    18 Apr 2011

    del Palazzo Martinengo da Barco, lasciato da Leopardo Martinengo – nipote di Giustina Renier – al comune di Brescia

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    pinacoteca tosio martinengoPalazzo Martinengo da Barco, sede della Pinacoteca Tosio-Martinengo

    Da IL MARTINENGO DA BARCO, DA DIMORA DI NOBILE CASATA A CUSTODE D’ ARTE BRESCIANA, di Alberto Ottaviano

    L’ultimo rappresentante dei Martinengo da Barco, un altro Francesco Leopardo – vissuto tra il 1804 e il 1887, patriota, già ministro a Venezia del Governo provvisorio di Manin e Tommaseo -, cinque anni prima di morire lascia in legato al Comune il Palazzo e la sua raccolta di quadri e altri oggetti d’arte (tra cui rilevanti raccolte di medaglie). Nasce così una preziosa pinacoteca, aperta al pubblico dal 1884.
    Intanto a Brescia è già stata aperta, fin dalla metà dell’Ottocento, una più ricca collezione municipale: la Pinacoteca Tosio, costituita nell’omonimo Palazzo del Vantini, nell’attuale via Tosio, grazie al legato del conte Paolo Tosio, che ha lasciato alla città le sue ricche collezioni di dipinti, sculture e stampe. Il Palazzo va però molto stretto all’abbondanza delle opere del conte e di quelle già possedute dal Comune o giunte per altri lasciti.
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    18 Apr 2011

    Lettera del figlio adottivo di Giustina, Vincenzo Busetto, al Conte Leopardo Martinengo di Barco

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    Lettera del figlio adottivo di Giustina, Vincenzo Busetto, al Conte Leopardo Martinengo di Barco, figlio di Cecilia Michiel, figlia di Giustina:
    “Venezia, 26 Ottobre 1878. Mio caro Leopardo, i due Busti da te posseduti, rappresentanti uno la Saffo e l’altro la Vestale Tuccia, mandati in dono dal gran Canova alla Celebre Tua Ava Giustina Renier Michiel fino dal 1821, non possono andar disgiunti dai documenti che comprovano la loro autenticità. Ti prego quindi di voler possedere anche le quattro autografe lettere che li risguardano, e che trovi qui accluse. Ti rimetto in segno della vecchia nostra amicizia, e di credermi sempre il tuo affezionato amico”. Vincenzo Busetto.
    Il Busetto era stato adottato come suo figlio da Giustina Renier Michiel; dopo la sua morte curò la pubblicazione di alcune delle numerosissime lettere di Giustina, e la conservazione e catalogazione di numerosi manoscritti presso la Biblioteca del Museo Correr di Venezia.

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    17 Apr 2011

    Giustina Renier Michiel e Antonio Canova, sui due busti in gesso di Saffo e d’una Vestale

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    giustina renierantonio canova autoritratto
    Nel 1821 Antonio Canova scrive a Giustina Renier Michiel:
    Roma, 16 Giugno 1821. “Eccellenza, ho spedito una cassetta con due Busti in gesso, di Saffo e d’una Vestale, da me eseguiti in marmo, e li ho diretti al di lei nome e quei signori Landi e Roncadelli spedizionieri di Bologna, dai quali Ella potrà ricuperare la detta cassetta, non avendo io pensato bene d’inoltrarla fino a Venezia, senza prima prevenirne Vostra Eccellenza affinché prendesse le disposizioni opportune ad evitare la maggiore spesa del trasporto, e di dazio, se vi è, per la Dogana.
    Adempio a tal uffizio con la presente, per cui la prego voler aggradire quest’omaggio della mia servitù e rispettosa gratitudine a V. E., alla bontà e memoria della quale affettuosamente mi raccomando; nel mentre che ho l’onore di ripetermi con tutto l’ossequio. Di Vostra Eccellenza Osseq. Affez. Servitore Antonio Canova”.
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    15 Apr 2011

    una poesia di Luigi Carrer dedicata ad Adriana Renier (Neera)

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    LA PRIMAVERA

    Colla stagion novella
    Tutto ritorna in fiore,
    E un inno dal mio core
    Non spunterà per te?

    Udrò la rondinella
    Gaia trillar dai tetti ,
    E i miei ferventi affetti
    Rimarran chiusi in me?

    Uscite, versi miei,
    Coi fior di primavera,
    E fate di Neera
    Lieta ghirlanda al crin.

    Neera, ove tu sei
    Ivi è sereno e maggio.
    Tutto s’ allegra al raggio
    Del volto tuo divin.
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    10 Apr 2011

    dei gessi delle due Erme di Saffo e della Vestale Tuccia, donate da Canova a Giustina Renier

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    saffo canova donato giustina reniervestale tuccia canova donata giustina renier
    da Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova, Volumi 1-2 Di Isabella Teotochi Albrizzi, Leopoldo Cicognara
    Oltre la celebre Tuccia, Vestale, di cui lo Scultore si compiacque lasciarci il nome, due altre nè scolpì, simili fra di loro, ma nella posizione della testa molto dalla prima diverse, siccome mostrano i loro contorni. Vedesi quella di faccia, queste di profilo; per la quale notabile differenza avviene di sovente che lo stesso volto disegnato nei due modi diversi non sia della stessa persona giudicato. Vengono esse tosto riconosciute appartenere alla famiglia delle Vergini custodi del sacro fuoco, che perenne ardere doveva innanzi al simulacro della Dea Vesta, a cui credevasi dovuto il beneficio del fuoco. Tutta propria di quelle Vergini è l’accomodatura del velo nella foggia che qui lo vediamo cuoprire loro la testa, e poscia correndo sotto al mento, dilicatamente fasciarne il collo così, che un leggero tessuto lo crederesti, il quale in minutissime piegoline raccolto , ivi docile muova, ove la dotta mano dell’Artefice lo guida. L’innocenza , il candore, la gelosa osservanza del santo ministero, a cui erano quelle Vergini consacrate, si legge in certa modesta soavità del volto, accompagnata da una dolce melanconia , non facile ad esprimersi con parole: sentimento inseparabile da qualunque siasi ufficio, che tragga seco si affannosa vigilanza, si grave dell’onore, e della vita pericolo.
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    09 Apr 2011

    Paolo Renier e la Questione Aquileiense

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    paolo renier doge
    di Giovanni Tabacco

    La questione Aquileiense, e le controversie con la Santa Sede. Oggi può sembrare di scarsa importanza la controversia tra Venezia, l’Austria e Roma per decidere se il Patriarca di Aquileia potesse continuare ad avere giurisdizione sui territori di Stati diversi, Venezia e l’Austria.
    Ma solo immedesimandosi nell’atmosfera del tempo si può comprendere che erano coinvolti profondi risvolti di politica, di religione, di diritto feudale. Del resto si disse che questa vicenda fu una delle tante fasi del perenne contrasto fra il mondo latino ed il mondo germanico.
    In particolare egli si dedica alle trattative con la Santa Sede per la definizione delle prerogative ecclesiastiche; dopo l’incoronazione del veneziano Papa Clemente XIII, Carlo Rezzonico (1758), alla quale assiste come inviato della Repubblica, la spinosa questione trova un accomodamento sulla base delle sue proposte.
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    06 Apr 2011

    Marco Renieris (2° da sx) commemorato come Direttore della Banca Nazionale di Grecia

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    marco renieris medaglia
    GRECIA 1902 -MEDAGLIA IN BRONZO COMMEMORAT1VA-841- 1901
    COMMEMORATE THE 60° ANNIVERSARY OF OPERATION OF THE BANK.
    THE FIRST 4 DIRECTORS OF THE NATIONAL BANK OF GREECE:
    G.STRAVROS, M.RENIERIS, P.KALLIGAS, S.STREIT.
    BORDO LISCIO CON PUNZONATURA:BRONZO.
    H.DUBOIS INC.
    GRAMMI 70.4
    DIAMETRO 50 mm

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    05 Apr 2011

    allo sposo Paolo Zannini, di Adriana Renier

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    Tornò l’aurora a sorgere
    Fra tutte a me più bella.
    E al suo ritorno, insolita,
    Virtù l’estro mi sveglia e la favella.
    Così al soffiar di zeffiro
    Sboccian giocondi i fiori,
    Così le spiche tumide
    Si fanno al raggio degli estivi ardori.
    O di congiunti vivido
    Onnipresente affetto,
    Tu l’aura sei che m’agita,
    Tu sei la fiamma che mi scalda il petto!
    Oggi o Paolo che unanimi
    Figli ed amici il guardo te commossi affisano
    E all’ansia degli auguri il labbro è tardo;
    Sì, o figli miei sorridere
    Possa per voi la vita.
    A lui che v’offre immagine
    Di sì rara virtude e riverita.
    A tale o figli giungere
    Deh fosse a voi serbato!
    Tanto da te presumere
    Oso, o diletto che mi vivi allato.

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    03 Apr 2011

    relazione accademica del dott. Paolo Zannini, marito di Adriana Renier, 1816

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    SESSIONE PUBBLICA DELL’ ATENEO VENETO TENUTA NEL GIORNO XXVI. MAGGIO M. DCCC. XVI.
    RELAZIONE ACCADEMICA DI PAOLO ZANNINI D.M. , SEGRETARIO DELL’ ATENEO PER LA CLASSE. DELLE. BELLE LETTERE

    Fuvvi un tempo, o Signori, in cui le dotte Accademie , che furono in ogni età bel ornamento della gentile Venezia, si aprivano, alla pubblica luce, rallegrate dal suono di musicali concerti, e in mezzo allo splendore della più ricca magnificenza . Vedevansi allora le scienze e le arti strette in onesto accordo coll’opulenza generosa ; era facile al seguace di Sofia il salire all’ affetto dei grandi, che lo ammiravano ; e dall’unione degli agi proteggitori col protetto sapere sorgevano d’ogni intorno le produzioni del genio, che immortalavano ad un tempo il mecenate ed il dotto. Effetti eran questi di quella altezza di fiorente prosperità a cui sollevossi Venezia nei giorni di sua maggiore possanza; e dell’ ingenito amore alle nobili discipline, il quale informando gli animi dei Padri della patria, diffondevasi poscia, come la luce dal sole, a riscaldare il petto d’ogni ordine di cittadini , e a suscitare in essi le scintille animatrici del bello operare. Se al volgere di variabil fortuna la rimembranza soltanto rimase di que’ giorni avventurosi, non cadde perciò con essi l’affetto agli studj, e la riverenza a’ loro cultori; che anzi a questi crescevano il cuore le non meritate avversità, ed era cote all’ intelletto il turbarsi d’ogni sapiente istituzione. Ond’ è, che noi qui sediamo custodi vigilanti. dei frutti dell’ ingegno , e indagatori solleciti d’ogni utile verità; e voi pure quivi accorrete, sostenitori.e giudici delle nostre fatiche, e amanti caldissimi dell’onor della patria.
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    31 Mar 2011

    del dramma in musica ‘la Magia delusa’ dedicato a Elena Vianol moglie del Podestà di Treviso Federico Renier, 1702

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    La Magia delusa. Dramma per musica da rappresentarsi nel teatro. Consacrato all’illustriss. Elena Vianol Renier podestaressa degnissima di Treviso, moglie del Podestà Federico Renier
    la Magia Delusa. Dramma per Musica rappresentato nel Teatro Onigo di Treviso l’anno 1702 — in Venezia , per Marino Rossetti editore . 1702 in 12 — di Aurelio Aurelj, Veneziano.
    magia delusa

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    30 Mar 2011

    Rodolfo Renier e le canzonette popolari

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    Da il Giornale storico della letteratura italiana, vol. 60 (2° semestre 1912)

    Canzonette Popolari in un codicetto musicale del sec. xvi. — Il ms., di cui intendo brevemente occuparmi nelle linee seguenti, da alcuni decenni si crede smarrito o perduto, mentre riposa negli scaffali della Biblioteca estense, tra i suoi confratelli della collezione Càmpori. Il Renier, in questo Giornale, 22, 393, ne fece conoscere la tavola compilata dal Cian, prima che la raccolta del compianto patrìzio modenese passasse, in forza del suo testamento, alla Biblioteca estense, in proprietà del Municipio di Modena. Al Renier non isfuggì, com’è naturale, l’importanza del ms., facile ad arguirsi dalla sola lettura dei capoversi, e fece eseguire nell’Estense accurate ricerche, le quali rimasero allora senza frutto. Collocati ora i mss. Càmpori all’estense (sono parole del Renier) feci rinnovare le indagini e ne ottenni assicurazione ufficiale che il codicetto, di cui trasmisi la tavola, non fu compreso nella collezione Càmpori quale venne ceduta al Municipio di Modena. La ricerca fu eseguita in modo definitivo, sicché bisogna concluderne che da molto tempo quel testo a penna sia sviato o sottratto. Frattanto, V. Rossi, Calmo, p. 417, aveva proposto di identificare il codicetto consultato ed esaminato dal Cian con il ms. 295 dell’Appendice di R. Vandini (1), al che il Renier obiettava che mentre nel ms. 295 le canzonette risultavano essere 25 (2), quelle contenute nello smarrito ms.
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    27 Mar 2011

    Giustina Renier: donna e scrittrice che preconizzò il Risorgimento

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    Tutte retrocesse anche le scrittrici del Risorgimento
    Da Repubblica.it, 29 giugno 1998 — pagina 25 sezione: CULTURA

    Il silenzio della memoria non ha colpito solo le donne che inseguono sulla pagina il ‘sogno d’ amore’. Esiste, nella letteratura del Risorgimento, un buco nero che ha inghiottito un bel po’ di nomi e un bel po’ di pagine. Eppure c’ erano anche loro: Giustina Renier, Eleonora De Fonseca Pimentel, Diodata Saluzzo, Giuseppina Guacci Nobile, Enrichetta Caracciolo, Cristina di Belgioioso, Luigia Codemo, Caterina Percoto. Il sentimento patriottico fluiva anche dalle loro penne, volevano un’ Italia unita e libera dallo straniero, ma non solo: nate per lo più ricche e da nobili famiglie denunciavano le condizioni disumane della vita contadina, lo sfruttamento delle donne, l’ ingiustizia sociale. Intellettuali che si schierarono di slancio dalla parte del Risorgimento con i loro scritti, ma anche, in alcuni casi, con le loro vite avventurose. Ma ‘espunte con il nuovo secolo e, dopo Croce, retrocesse al buio dell’ inesistenza.
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    24 Mar 2011

    concessione di Papa Pio IX a don Antonio Renier nel Museo di Castelfranco

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    antonio renier concessione

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    23 Mar 2011

    della vicenda d’amore di Raimondo Bembo, figlio di Elena Renier

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    Da Un secolo di sentimenti Amori e conflitti generazionali nella Venezia del Settecento
    Tesi di dottorato di TIZIANA PLEBANI

    Un’accorata supplica giungeva agli Inquisitori nell’agosto del 1778 dal patrizio Raimondo Bembo (del ramo sulla Riva del Carbon, era nato nel 1752 da Marco e Elena Renier, terzo di tre fratelli e due sorelle). Due anni prima, il padre, conosciuta la sua intenzione di sposarsi con la nobile bergamasca Lucrezia Rota de Negroni, si era opposto con durezza e incomprensioni tali da ridurre il giovane, allora di ventiquattro anni, a richiedere la propria emancipazione: ‘m’indussero all’amara rissoluzione di staccarmi dal paterno asilo’, scriveva infatti Raimondo nella sua supplica ricostruendo la vicenda, ‘e con mia divota extragiudiziale ricercar riverentemente al padre medesimo quanto per ragione e per legge a titolo di legitima’. Ma mentre attendeva ‘l’esecuzione a questo tribunale’ di quanto richiesto, aveva subito prima un arresto domestico nel marzo del 1776, poi a settembre il confinamento nel castello di Chioggia, infine, per motivi di salute, era stato collocato nel monastero dei Padri cappuccini di Chioggia, da cui era stato rilasciato nel gennaio di quel 1778.
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    20 Mar 2011

    arredi da parata del Doge Paolo Renier

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    Da Officina contemporanea

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    19 Mar 2011

    del libretto ‘otto basse danze’ regalato da Michele Faloci Pulignani a Rodolfo Renier

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    faloci pulignaniFaloci Pulignani
    Da archeofoligno.it
    Il 19 settembre 1887 Michele Faloci Pulignani offrì al ch. sig. Dr. Rodolfo Renier un omaggio del tutto particolare in occasione delle sue nozze con l’ottima Signorina Amalia Campostrini.
    Si trattava di un libretto che veniva presentato allo sposo come tributo di rispettosa amicizia con il titolo Otto basse danze di M. Guglielmo da Pesaro e di M. Domenico da Ferrara pubblicate da D. M. Faloci Pulignani in Foligno nella tipografia di Pietro Sgariglia.
    Le otto bassedanze – scriveva il Faloci Pulignani – trovansi in un codicetto cartaceo del secolo XV, appartenente alla biblioteca del Seminario Vescovile di Foligno segnato B, V, 14,… Una sorta di “cimelio letterario” di appena sedici pagine vergate con una grafia minuta dalla mano (probabile) del più famoso maestro di danza del ‘400, Guglielmo Ebreo da Pesaro.
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    16 Mar 2011

    L’ORGOGLIO DI ESSERE ITALIANI

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      tricolore 150 anni

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    13 Mar 2011

    della straordinaria raffigurazione metaforica di Paolo Renier

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    busto paolo renier del canova
    Da dirittoestoria.it
    N. 9 – 2010 – Memorie/Tradizione-repubblicana-romana-III
    Massimo Galtarossa , Università di Verona

    L’anatomia della secessione plebea: le dinamiche sociali e le metafore corporali

    Un’importante prospettiva di ricerca è costituita dall’analisi dell’opera manoscritta l’Ottima Repubblica di Giovanni Tazzino da Castelfranco databile all’anno 1678 che era significativamente dedicata al rettore di Padova, cioè al patrizio rappresentante la Repubblica di Venezia, Girolamo Basadonna. La riflessione in esame verteva sull’identità patrizia, sui criteri di legittimazione politica e sul rapporto fra governanti e governati nel mezzo dei cambiamenti sociali del corpo aristocratico seguiti all’ammissione di nuove famiglie al patriziato veneziano (1649-1718). Le nuove aggregazioni erano favorite dal dissesto umano e finanziario della Repubblica causato dalle spese militare per la difesa dell’isola di Candia, cioè Creta, contro i turchi. Era un periodo di profonde trasformazioni nella composizione dell’élite di governo, dopo la chiusura del Maggior Consiglio nel 1297, che si rispecchiava nelle prese di posizioni delle “scritture” politiche apparse nel periodo in esame.
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    12 Mar 2011

    La cronaca di Mestre degli anni 1848-49, di Giovanni Renier, Parte 2^, cap. 3

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    stemma di mestre stemma di Mestre al tempo della Repubblica di Venezia
    La sortita del 27 ottobre 1848

    La notte del 26 ottobre, favoriti da fitta nebbia, i veneziani ordinarono una sortita per la seguente mattina. Il generale Guglielmo Pepe, comandante supremo, ne fece il piano. Uscirono da duemila uomini divisi in tre colonne. La sinistra di 400, appartenenti alla quinta legione veneta, sopra barche precedute da cinque piroghe e da due scorridore, che dovean facilitare lo sbarco, era diretta a Fusina. Un colonnello aveva istruzione di occupare quel posto, e poi dalla parte della Bora Foscarina approssimandosi a Mestre, servire di riserva alla colonna del centro. Questa di 900 uomini, formata dai volontari lombardi e dai bolognesi di Zambeccari, dovea spingersi per la strada ferrata contro una batteria posta sul crocicchio della via postale, scacciarne gli austriaci, e gettarsi quindi sopra Mestre.
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    04 Mar 2011

    Domenico Andrea Renier, Direttore del Circolo Italiano di Chioggia: 7 gennaio 1849. Viva L’Italia libera ed una!

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      domenico andrea renier

      IL CIRCOLO ITALIANO DI CHIOGGIA A TUTTI I CIRCOLI POLITICI D’ITALIA.
      18 Gennaio 1849.

      Il Circolo Italiano di Chioggia manda a Voi, o fratelli, un saluto di fratellanza e di amore. Questa città finora non abbastanza conosciuta, per la invidiabile posizione che le dié la natura, è il posto avvanzato di quella rocca inespugnabile che custodisce e difende il sacro fuoco della nazionale indipendenza.
      I Cittadini di Chioggia, che nelle memorabili giornate del Marzo seppero insorgere come un uomo solo a scacciare l’abborrito straniero, ed accorsero più e più volte colle armi a respingere i replicati tentativi di una novella invasione, possono ben meritare di essere con onore ricordati nella grande famiglia Italiana.
      Se il giogo dell’Austria tolse qualunque importanza a questa città, che conta pure oltre trentamila abitanti, è giusto ch’Ella sorga una volta a nuova vita, e mostri che i suoi fìgli non sono altrimenti un branco di pescatori, che pensino soltanto alla rete ed all’amo, ma sono veri Italiani, che sentono vivamente l’amore di patria, ed hanno la decisa volontà di propugnare con ogni genere di sforzi e di sacrifizj la santa causa della nostra rigenerazione.
      Il Circolo di Chioggia è democratico, eminentemente democratico, e con questa divisa si reputa degno di figurare fra gli altri Circoli d’Italia, perché dall’azione del popolo soltanto, e non altrimenti, può l’Italia aspettare la sospirata sua indipendenza. Chioggia 7 gennaio 1849. Viva L’Italia libera ed una!

      Pel Comitato, Direttore DOMENICO Dott. RENIER, Ab. ZENNARO, Avv. Dott. D’ANGELO

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    27 Feb 2011

    Tonino e Giustina Renier citati in una lettera di Ippolito Pindemonte inviata a Mario Pieri

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    Venezia, 24 febbraio 1807.
    Signor Mario carissimo.
    Molto prima le avrei risposto, se avessi avuto cose da dirle precise e accertate. Dirò quanto ho potuto raccogliere. Interrogato nuovamente il Prefetto dalla signora Isabella, rispose di non aver ricevuto da Milano commissione alcuna. Lo stesso confermato fu al signor Beppe dalla parte della Municipalità. Nel tempo medesimo non le nascondo che alcuni credono qui die da Milano sien venuti degli ordini, e che di qui sieno stati mandati a Milano non pochi nomi: ma si aggiunge che i Professori tutti deggiono esser Veneziani. Se questo é, riuscirebbe inutile ogni ulterior tentativo almen per Venezia. Ma se questo fosse riguardo a Venezia, temerei forte che nell’ altre città ancora esser dovesse lo stesso, e che l’esclusione dei forestieri fosse massima generale. Perché qual ragion vi sarebbe particolare rispetto a Venezia soltanto? Ecco quanto io posso comunicarle. Francesconi mi par così pieno di premure per lei, che certo di nuovi eccitamenti non abbisogna. Ho consegnato a lui l’Odissea di Rochefort prestatami dal nostro carissimo Cesarotti. Tonino Renier mi disse di essere stato rapito dai versi che udì da lui. Io avrei voluto in quel momento tanti orecchi quanti Argo avea occhi. Ringraziola molto del Macelli e del Perez. Rimanderò l’ uno e l’altro tosto ch’io saprò dove farlo. Mille cose, vedendoli, a Zacco, a Cossali ed a Franceschinis. Vado lentamente nell’Odissea, giacché non sono che al terzo libro. Bisogna dire che io abbia spesso il vento contrario, come avealo l’ eroe di questo poema. La signora Giustina (Renier) e la famiglia Albrizzi le mandano molti saluti, ed io sono al solito con tutto l’animo.

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    27 Feb 2011

    LETTERA DI MELCHIORRE CESAROTTI AL SIG. BERNARDINO RENIER

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    Certificato dall’amico Albrizzi, e di più dalla lettera dell’amabile Cicognara che V. E. avea la generosità di condiscendere alla mia passione amorosa per la sua bella Sensitiva Arborea, fui nell’Autunno scorso alla di lei casa in Padova per attestarle in persona la mia più calda e divota riconoscenza: ma non avendo avuta la sorte di trovarla, mi raccomandai energicamente all’amico mediatore di compir seco lei le mie parti. Ora però che sono dualmente sul punto di eseguire il sospirato trasporto mi trovo in dovere di avanzarle direttamente il vivo senso della mia gratitudlne, e la compiacenza esuberante di aver da lei ottenuto un pegno memorabile della sua graziosa parzialità. Ella non rivedrà più in Padova la sua Sensitiva, ma se mai Selvaggiano potesse aver l’onore di accogliere un così caro ospite, la vedrà primeggiare ribattezzata col nome di Raineria in mezzo ad altre piante minori, che si compiaceranno di far omaggio alla loro Regina, come il mio cuore lo farà sempre al bell’animo del donatore. La mia gratitudine mi renderà più dolci quei sentimenti di vera e giusta estimazione che io le professo da molto tempo per le qualità che la adornano, e mi pregierò in ogni tempo di farmele conoscere, e colla più cordiale riverenza, ec.

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    24 Feb 2011

    Marco Renieris Ambasciatore della Grecia, nella negoziazione di un’alleanza con la Serbia

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    markos renieris
    Da Novinar.de

    Outline of Serbian-Greek Convention from 1861
    In the same year (1861) Garašanin was appointed by the Serbian government as a deputy to the Sublime Porte in Istanbul to discuss a delicate problem of the position of the Muslims in the Principality of Serbia. Garašanin used this diplomatic mission in Istanbul to become more familiar with the inner political conditions within the Ottoman Empire and to establish many contacts with the foreign ambassadors in the Ottoman capital. Surely, the biggest achievements of Garašanin’s diplomatic activity in Istanbul were the very sucessful negotiations between him and Marco Renieris – the Greek representative in Istanbul (1861-1863) on the creation of the Serbian-Greek alliance.
    The Greek motive for these negotiations was the desire to reestablish the Byzantine Empire (lost to the Turks in 1453 and all the time considered by the Greeks as the Greek national state), while the Serbian vision was the remaking of the Serbian Empire from the mid-14th century and state unification of all Serbs who had been living within the Ottoman Empire. The Greek diplomatic contacts with the Serbs in regard to the creation of the anti-Ottoman political-military alliance dated back to the beginning of the 19th century, i.e. from the time of the existence of the Greek national secret society – Philiki Hetairia (”Friendly Society”). However, the main dispute in Greek-Serbian relations and negotiations have been the questions of Macedonia and Albania for the reason that both sides pretended to include major parts of these two Ottoman provinces into their own united national states according to their ethnic and historical rights.
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    21 Feb 2011

    Carlo Goldoni per le felicissime nozze di Caterina Berlendis e Alvise Renier

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    PER LE FELICISSIME NOZZE DELL’ECCELLENZE LORO LA NOBIL DONNA CATERINA BERLENDIS E IL NOBIL UOMO SIG. ALVISE RENIER di Carlo Goldoni

    Perdon, perdon, per carità, Zelenza: / Ghe domando perdon de la tardanza, / Che deboto deventa un’insolenza. / Ho sempre avù sta maledetta usanza / De aspettar sempre l’ultimo momento, / E natura scambiar no gh’ho speranza; / Per altro, co me metto e co me sento, / Co me trovo dasseno in t’un impegno, / Qualche volta son presto co fa el vento. / E se metto un tantin la testa a segno, / Quando strenze el bisogno, e preme, e giova, / Me segonda assae più l’arte e l’inzegno. / No la crede, Zelenza? Ecco la prova: / In tre zorni e in tre notte ho butà zo / Anca el mese passà la Casa nova. / E de più, in confidenza, ghe dirò / Che in altri quattro dì ghe n’ho fenia / Giusto un’altra gier sera al mio burò. / El mondo, che no sa cossa la sia, / Cento cosse s’inventa a so talento, / Cosse che no gh’ho gnanca in fantasia. / Chi dise la Giorgiana è l’argomento, /
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    19 Feb 2011

    Paolo Renier e la Correzione del 1762

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    busto paolo renier
    Da veneziamuseo.it
    Con il 1762 arrivò la terza grande correzione, alla quale, come già si è visto accadde nel 1582, venne sottoposto non tanto il Consejo dei Diese, quanto il supremo Tribunale che per 2/3 veniva da questi eletto: cioè la magistratura degli Inquisidori de Stato (il cui terzo membro era eletto a cura del Minor Consiglio).
    Il significato più importante di questa riforma sta nel fatto che essa venne sostenuta nel periodo finale della storia della Repubblica, normalmente indicato dagli storici come di piena decadenza morale e politica della classe detentrice del potere. Le istituzioni vengono infatti generalmente rappresentate oramai completamente sfibrate del loro originario contenuto democratico, da tempo piegate al volere di una ristretta minoranza di potenti famiglie patrizie.
    Stranamente però, all’interno di questo scenario così fortemente caratterizzato da tanta desolata agonia, il Mazor Consejo sentì invece la necessità impellente di intervenire affinché il potere ed i compiti del Consejo dei Diese e degli Inquisidori de Stato venissero ampiamente rimessi in discussione. Il non breve dibattito politico che conseguentemente si sviluppò è riportato, tra gli altri, anche dal Romanin nella sua “Storia documentata di Venezia”, dalla cui vivace cronaca, qui di seguito riportata nei suoi passi salienti, risalta una vivacità dialettica ben lungi dal clima di smobilitazione con cui molte volte si dipinge la vita pubblica a Venezia negli anni che precedettero la sua ingloriosa fine.
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    15 Feb 2011

    Costantino Renier giudice contro i conti di Cesana

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    Da Istoria di Trivigi Di Giovanni Bonifacio
    Anno 1586. Dopo lunga lite de’ confini tra’ Conti di Cesana , e Valdobiadine, ed altri vicini, il Podestà, e Capitano di Conegliano Giudice delegato, avendo due anni prima per sua sentenza allargato molto i confini de’ Conti, aggravatasi la Valdobiadine , fu di nuovo nell’ottantasei dal Senato quella causa delegata a Pietro Landò, a Giulio Michele, a Costantino Reniero, ad Antonio Moro, ed a Marc’Antonio Erizzo, i quali Giudici, tagliata la prima sentenza il duodecimo giorno d’ Ottobre di quell’anno , restrinsero i termini de’ Conti ai loro antichi luoghi.

    Dalla Rivista IL FLAMINIO, n° 7, 1994
    1586 ottobre 17, Venezia.
    “Sentenza di Nobili Veneti delegati dal Senato a riconoscere, e difinire li confini tra lo Spedale della Val di Dobbiadene e li Conti di Cesana”.
    Pascalis Ciconia Dei gratia Dux Venetiarum etcetera.
    Universis et singulis Magistratibus, Offitialibus et Rapresentatibus nostris, tam presentibus, quam futuris, ad ques he, nostre pervenerint et earum exequutio quomodolibet spectat, seu pertinere poteri et precipue Potestati et capitaneo nostro tarvisino et successoribus fidelibus dilecti salutem et dilectionis affectum.
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    12 Feb 2011

    Vescovi di Belluno e Feltre: dalle origini a Giovanni Renier

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      giovanni renier vescovo
      vescovi belluno

    Da Grande illustrazione del Lombardo-Veneto. Di L. Gualtieri di Brenna, Cesare Cantù

    Vescovi di Belluno.

    Teodoro. Credesi vivesse al tempo di Comodo imperatore.
    Salvatore. Ne parla il Ferrano nel catalogo dei santi: si ritiene vivesse al tempo di Pertinace imperatore, e che sia quello che si venera come santo nella chiesa di Mares, presso Belluno.
    Teodoro; egiziano e vescovo di Barce. Passò in Adria indi a Belluno.
    Lotario.
    Valfranco.
    547. Felice. Dedicò la chiesa cattedrale di Belluno a san Martino vescovo pel cui mezzo aveva ricuperata la vista, e fu sepolto nella chiesa della Madonna di Valdenere presso Belluno.
    564. Giovanni. Mori in esilio sotto Narsete.
    590. Lorenzo. Sottoscrisse la condanna di Severo eretico, patriarca di Aquileja.
    606. Albino. Intervenne al concilio romano, sotto papa Bonifacio III.
    649. Alteprando. Intervenne al concilio lateranese sotto san Martino papa.
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    11 Feb 2011

    L’Editore Pietro Milesi e Giustina Renier Michiel.

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    Dalla Gazzetta Privilegiata di Venezia di Sabbato 7 Luglio 1838.
    Le Feste veneziane, descritte da Giustina Renier Michiel, sono una della patrie nostre opere, le quali in questi ultimissimi anni furono più favorevolmente accolte e ottennero uno spaccio maggiore. Di mano in mano ch’usciva qualche volume, vi era una gara a chi primo fosse a possederlo; e non capitava qui illustre Forestiero d’Inghilterra, di Francia, di Germania che tosto non voleva farne acquisto. Convenne perciò condurre prestamente una seconda edizione copiosissima, che dalla illustre generosa autrice fu lasciata a mio arbitrio e vantaggio, giacché io mi avea tolto il pensiero della pubblicazione de’due ultimi volumi della prima edizione.
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    09 Feb 2011

    della morte di Don Lorenzo Renier

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    Da Studj medici: Vol. 1. Cholera Di Domenico Andrea Renier

    Osservazìone X.
    Lorenzo Renier d’anni 46 — Sacerdote
    Insigne suonatore di organo per la novità e tessitura e difficoltà dei pensieri che al momento ed a capriccio eseguiva; tipo nello studio di accompagnamento e tale che nella funzione di Santa Cecilia in Venezia, dove concorrevano i principali Professori di musica, era prescelto. Maestro-Compositore di gusto e scuola, ciò che si conosce dai pochi componimenti da lui lasciati. Questo eccellente cittadino e prima e durante l’epidemia del Cholèra prendeva ogni mattina, per solo suo consiglio nè so per quali malori, l’acqua di mare. Nel dì sette Agosto 1849 fu preso da terribilissimo Cholèra.
    Allorchè io lo vedeva trovavasi allo stato algido perfetto. — Continue ambascie, continui affanni lo tormentavano; avea l’alvo scorrevole; i vomiti eran scarsi; i polsi nulli; la voce cholerosa perfettamente; la cianosi intensissima; i crampi dolorosissimi agli arti non che ai precordii.
    Non fu possibile di poter distruggere la paralisi del circolo nè con rimedii esterni nè con rimedii interni, per cui moriva in poche ore.
    Quantunque da tal caso non si possa nulla dedurre; tuttavia lo riferisco perciocchè lo vidi unitamente ad altri miei colleghi, e perchè sia conservata dalle stampe memoria di un genio grande quantunque da pochi conosciuto per la nessuna sua vanità, pel nessuno suo orgoglio e pella sua indifferenza alla rinomanza ed alla gloria.

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    08 Feb 2011

    il Podestà Gaspare Renier sui fiumi del territorio di Rovigo

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    Da Ventaglio90.it

    Il problema delle acque. Un’importantissima fonte di notizie su Rovigo, dal 1500 al 1797, sono le relazioni presentate al Senato della Serenissima Repubblica di Venezia da parte dei Rettori di Rovigo. I patrizi veneziani rappresentavano la città lagunare nei centri più importanti. In questo contesto, durante la dominazione veneziana del Polesine e cioè dal 1514 alla caduta della Repubblica Veneziana spetterà ai Rettori di Rovigo -con titolo prima di Capitano e Provveditore Generale di Rovigo e del Polesine e poi Podestà e Capitano e Provveditore Generale- la sorveglianza militare, giudiziaria, amministrativa del territorio, oltre alla delicatissima materia delle acque e di tutto ciò che fosse ad esse connesso.
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    06 Feb 2011

    Zuanne (Giovanni) e Daniele Renier Podestà di Capodistria

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    zuanne renier podestà
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    06 Feb 2011

    quando Nicolò Renier rientrò nel Maggior Consiglio nel 1381

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    da Commemoriali
    nicolò renier maggior consiglio

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    04 Feb 2011

    di 2 congiure contro il doge Pietro Gradenigo, colui che escluse i Renier e altre famiglie dal Maggior Consiglio nel 1297

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    Da Alcune delle più clamorose condanne capitali eseguite in Venezia sotto la Repubblica, Di Giuseppe Tassini, 1866

    MARINO BOCCONIO E COMPLICI
    Non piccolo scontento avea prodotto in Venezia la famosa legge emanata nel 1297 dal doge Pietro Gradenigo, che regolava l’annua elezione dei membri del Maggior Consiglio, e che diede origine all’avvenimento volgarmente conosciuto nella Storia Veneta sotto il nome di Serrata del Maggior Consiglio. Alcuni cittadini, che temevano d’essere esclusi in tal guisa da quel sovrano consesso, incominciarono a sparlare del doge, e de’ principali fra gli ottimati, minacciando, ove avessero ritrovato un capo, di venire a qualche disperata intrapresa. Né tardarono a ritrovarlo in Marino Hocco, o Bocconio, uomo ricco, facinoroso, bel parlatore, e di gran seguito, il quale nel 1299 progettò d’assalire a mano armata il Consiglio, un determinato giorno in cui si fosse radunato, d’uccidere Pietro Gradenigo co’ suoi più fidati, e quindi coll’ ajuto del popolo di far sorgere un nuovo ordine di cose nella suprema amministrazione dello Stato. Senonché la trama non andò tanto secreta quanto il bisogno l’avrebbe richiesto.
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    29 Gen 2011

    Leonardo Renier testimone di quando Castelfranco passò sotto Venezia

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    da Commemoriali
    leonardo renier2
    leonardo renier

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    27 Gen 2011

    In memoria di Giustina Renier Michiel

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    Tra i letterati e gli studiosi di quel periodo la Renier era stata colei che aveva interpretato quasi religiosamente quel compito di custode delle tradizioni, che Silvio Pellico aveva definito essere quello degli scrittori negli anni della Restaurazione. Una parziale sordità e una lieve paresi facciale non le impedirono di continuare con coraggio fino alla fine la sua attività e il suo impegno culturale, sociale e politico, particolarmente verso i giovani che la seguivano numerosi.
    Tutta Venezia fu in lutto quando la sera del 6 Aprile 1832 si spense, nel suo salotto alle Procuratie Vecchie; da quelle finestre affacciate sulla Piazza aveva goduto fino all’ultimo la sua Piazza San Marco, aveva gioito per il ritorno dei cavalli sulla Basilica dorata, ritorno così ben descritto in una sua lettera. Alla sua morte furono assai numerosi i poeti che composero Sonetti e poesie, ora al Correr, in suo onore; il poeta Jacopo Vincenzo Foscarini ne scrisse quattordici, commentando:
    “Tutti sti sonetti in morte della Renier no me despiase, perché el suo argomento me va proprio a sangue”:
    “Quando che, andando avanti co l’età, / Che de ogni monumento xe rovina, / Sta dona a menzionar se sentirà, / con lode de valente citadina. / ‘Semo superbi’, i posteri dirà, / ‘Che la sia stada fia de sta marina’. / E dopo tuti in coro: ‘oh che pecà / Che un’altra no ve sia fra nu, Giustina!’ / E cossa poderemio dir nu, / che se semo, per nostra gran fortuna, / Specchiai ne la sublime so virtù? / Benedeta sta tera e sta laguna / che gera soa: come sta dona più / No ghe poderà nasser nissuna!”
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    24 Gen 2011

    necrologia di Giustina Renier Michiel, di Francesco Regli

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    giustina renier michiel
    Da Il Nuovo Ricoglitore, anno VIII, 1832

    GIUSTINA RENIER MICHIEL DI VENEZIA.

    Se di Venezia i fasti
    E i riti venerandi
    Con aureo stile ai posteri tramandi ,
    È il santo patrio amor che ti consiglia ,
    Della città famosa ultima figlia.
    Baron Porro.
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    22 Gen 2011

    della Villa Morosini Vendramin Calergi a Fiesso Umbertiano, già proprietà di Elena Vendramin Calergi, figlia di Elena Renier

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    villa morosini vendramin calergi fiesso umbertiano
    Da LA VILLA MOROSINI VENDRAMIN CALERGI MUNICIPIO DI FIESSO UMBERTIANO (ROVIGO) di Enrico Zerbinati
    (Nota: nell’articolo originale è citata erroneamente Elena Venier, invece di Elena Renier)

    Dopo la morte di Bianca i beni, attraverso il marito Francesco Vendramin Calergi e i suoi due fratelli Antonio e Girolamo, pervengono in proprietà del nipote Gaspare (Gasparo) Vendramin Calergi (n. Venezia, 4 agosto 1769), figlio di Girolamo. Gaspare impalma Elena Renier. Dal matrimonio nasce nel 1808 a Venezia una sola figlia: Elena (Maria Gaspara) Vendramin Calergi. Elena sposa il vicentino conte Andrea Valmarana. Dal matrimonio non nascono figli. Rimasta vedova, Elena Vendramin Calergi Valmarana muore a 86 anni nel 1894 e lascia la villa al comune di Noventa Padovana. Nel 1916 la proprietà passa all’“Opera Pia Elena Valmarana” (o “Pia Fondazione Elena Vendramin Calergi vedova Valmarana”) di Noventa Padovana. Nel 1917 la villa viene venduta ai fratelli Valentino ed Emidio Pavanelli di Fiesso Umbertiano.
    Ai sensi della legge 364 del 1909 e della legge 688 del 1912, la villa viene vincolata e dichiarata immobile di interesse storico con un decreto del 7 aprile 1923.
    Nel 1926 i Pavanelli alienano al comune di Fiesso gran parte del parco e del brolo oltre ai due rustici. Nel 1933 il comune compera la villa.

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    22 Gen 2011

    della figura di Angelo Maria Renier

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    N. il 10 luglio 1769. Ultimo figlio di Andrea, figlio del Doge Paolo Renier; i fratelli maggiori erano Giustina Renier Michiel, Alvise, ed Antonio). I quattro fratelli non andavano d’accordo (Giustina con Alvise, Angelo Maria e la moglie con Alvise. La vita di Angelo Maria fu molto travagliata: nipote del Doge accanto al quale visse nei suoi anni giovanili (abitava nel palazzo ducale, e, probabilmente in canonica, dove ora c’è il palazzo patriarcale), e dovette poi assistere alla caduta della Repubblica, alle fasi più tristi della storia di Venezia, ai tempi più difficili per la famiglia. Esiste nell’archivio privato un vasto carteggio su questo periodo. A tutto ciò si deve aggiungere la salute cagionevole.
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    21 Gen 2011

    quando Benetto Sullam acquistò alcuni beni di Angelo Maria Renier

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    Da: Fra terra e acqua. L’azienda risicola di una famiglia veneziana nel delta … Di Antonio Lazzarini
    ……………
    Un’altra fonte ci fornisce qualche ulteriore indicazione: si tratta dei registri di una magistratura veneziana, l’Esaminador, nei quali si trovano le notificazioni dei titoli di proprietà e di credito. Marino Berengo, che ha analizzato quelle relative al periodo democratico, nota che il patrizio Zorzi Grimani Giustinian alla fine del 1797 si trova indebitato verso Benetto Sullam per oltre 13.000 ducati, per prestiti ottenuti nel corso degli ultimi tre anni: si può aggiungere che Benetto possiede vari altri crediti, benchè di minore consistenza, in parte verso aristocratici come Vincenzo Dolfin e Angelo Maria Renier, in parte verso non nobili. Nel complesso i prestiti da lui concessi, sotto forme diverse, che vengono registrati presso l’Esaminador nel corso del 1797 superano i 22.000 ducati: in alcuni casi essi costituiscono la premessa per l’acquisizione di case e botteghe, aprendo la via alla costituzione del patrimonio immobiliare della famiglia.
    Il 19 ottobre 1797 il Renier cede a Benetto per 920 ducati una casa e “una bottega ed inviamento da Caffè e Acqua vita”, situate in Ghetto vecchio. Un mese e mezzo dopo, il 6 dicembre, avviene il primo acquisto fuori dal Ghetto, sempre di beni del Renier: sei case situate a San Canciano e a Santa Sofia, oltre a una “libertà” di traghetto, per complessivi 2760 ducati. Dopo altre due settimane altri immobili vengono acquisiti e intestati alla moglie di Benetto: questa volta si tratta di beni del Grimani.

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    19 Gen 2011

    Il podestà Daniele Renier in missione a Berlino, Varsavia e Finckenstein.

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    daniele renier
    Il Podestà, al Consiglio Municipale de’Savj. Varsavia 27 gennaio 1807.
    Uno de’miei principali conforti al mio arrivo in Varsavia il 2 corr. mese fu quello di trovarvi un gradito foglio del consiglio Municipale in data 10 ottobre e concepito con forme graziose e cordiali al mio riguardo. In ogni mia destinazione mi guidò sempre un puro interesse pel bene della patria, sicuro di soddisfare al dovere di gran Suddito. Anche in questa importante e luminosa circostanza, non me ne allontano di certo, tanto meno questo, che il mio impegnato zelo agisce e agirà sempre in proporzione delle difficoltà, e de’ bisogni. Utile l’elenco acclusomi, opportuno e saggio l’indirizzo a S. M.. Approfitterò di ogni occasione per ossequiare a S. M. quest’ultimo. La S. M. tanto giustamente attaccata all’ottimo nostro Principe saprà con il suo mezzo consolarci, beneficarci ed estendere sempre più i confini alla riconoscenza verso il Sovrano, e verso chi lo rappresenta tanto clementemente in Italia.
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    19 Gen 2011

    Giustina Renier e l’origine del vocabolo ‘marionette’

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    Da La lettura, Rivista mensile del Corriere della Sera, anno XIII, 1913

    I burattini di Luigi Rasi.
    La classe aristocratica comprende il personaggio marionetta, la classe plebea il personaggio burattino. E prima di tutto: che significa marionetta? Quando si è affacciato all’orizzonte artistico teatrale questo nome di Marionetta? Chi sa dirlo con precisione matematica!? Il Magnin dichiara di averlo letto la prima volta nella « Raccolta di aneddoti, storielle, facezie di Guglielmo Bouchet, signore di Brocourt, pubblicata il 1584 e 1608, dove, nella XVIII serie, che tratta degli zoppi e de’ciechi, è scritto: « E luy vont dire qu’on trouvoit aux badineries, bastelleries et marionnetes, Tabary, Jehan des Vignes, et Franc-à-Tripe…. ». Altri nell’Enciclopedia popolare italiana di Torino, dice che marionette non è voce nostra, ma puramente francese, derivata « da un Marion ciurmatore, che primo introdussele in Francia sotto Carlo IX ». E il Ferrigni (Yorick) molto argutamente distrugge la definizione dell’Enciclopedia e dichiara italiano italianissimo il vocabolo sulla fede di Giustina Renier Michiel, che nella «Origine delle feste veneziane» riferisce a proposito della famosa festa delle Marie (secolo X) come, in origine, dodici fanciulle, riccamente vestite, coperte d’oro e di gemme, fossero condotte in processione per tutta la città….
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    16 Gen 2011

    Adriana Renier nel comitato promotore la costruzione di un ospizio marino a Venezia, per combattere la tubercolosi giovanile

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    giuseppe barellai Giuseppe Barellai
    Da Ateneo Veneto
    Adunanza ordinaria del 4 giugno 1868

    SUGLI OSPIZJ MARINI del Dott. GIUSEPPE BARELLAI.
    Signori,
    Il beneficio dell’aria e dell’acqua del mare nelle malattie scrofolose è un fatto ormai cosi conosciuto, che il volerlo ridimostrare, o confortare di nuovi argomenti, sarebbe tempo perduto; ed io ho dovere, specialmente parlando in questo illustre consesso, ho dovere di ben ricordare che il perder tempo a chi più sa, più dispiace. Procurare però gratuitamente o con tenue spesa questo metodo di cura fino ad ora dispendiosissimo, e quindi impossibile non solo alla povera plebe, ma anco alla più o meno magra cittadinanza, è un dovere della civiltà progrediente: dovere che fu adempito colla Instituzione degli Ospizii marini, alla efficacia e diffusione della quale io consacro volentieri questo scorcio, che ancor mi resta, di vita.
    Come nascesse questa instituzione, come andasse svolgendosi e diffondendosi apparirà manifesto a chiunque fra voi si compiaccia di gettare uno sguardo sul libercolo, del quale ho avuto l’onore di farvi un omaggio. Alla influenza morale delle associazioni scientifiche, e specialmente di medicina, come la Società medicofisica di Firenze, la Sezione medica della Società del Durino a Milano, l’ Associazione medica,di Modena, la Società medico-chirurgica di Bologna, l’ Associazione di medici, direttrice del giornale di medicina di Roma, è dovuto il sorgimento di città in città, e di provincia in provincia, di questa instituzione. Essa si svolge sotto la influenza della voce autorevole dei medici, diretta al cuore dei generosi, ossia dei patriotti; che non vi è a sperare generosità di scotimenti negli animi, nei quali sia muto o fioco il sentimento di patria. Una volta attecchita la instituzione, si mantiene da